Palmoli, la mobilitazione dei cittadini per manifestare la propria solidarietà contro la scelta “estrema” di allontanamento dei bambini dai loro genitori
Venerdi, 02/01/2026 - Una famiglia si trasferisce in Italia cercando l’armonia con la natura, insegnando anche ai figli il rispetto del mondo animale. Come si fa a parlare di mancanza di socializzazione, si chiedono i cittadini solidali con questa famiglia. I bambini giocano con altri bambini del paese, sono educati, con il loro equilibrio, riflesso della cultura di provenienza. In Australia si usa molto la “silvoterapia”, una pratica che studia il contatto con gli alberi e la natura per migliorare il benessere fisico e mentale. La natura possiede energie vitali trasmissibili all’uomo, con benefici scientificamente provati, quali ad esempio l’aumento della creatività. Abbracciare un albero è alla base della silvoterapia: in Australia, nel mondo anglosassone e in oriente, è molto diffusa. Interessanti le ricerche della danese Kristine Engemann, presso l’Università di Aarhus, dove ha condotto uno studio su più di novecentomila persone, concludendo che il rischio di malattia mentale aumenta del 55% in chi ha vissuto lontano dal verde. Un denominatore comune degli studi condotti anche in altri Paesi è che la vicinanza agli spazi verdi migliori la salute umana.
Un altro studio è del Dr. Florian Lederbogen, dell’Università di Medicina a Mannheim in Germania: tramite la risonanza magnetica ha osservato il livello di connessione tra la corteccia cingolata anteriore perigenuale e l’amigdala concludendo che le persone cresciute in città queste due aree sono meno connesse e più esposte a depressione.
Il prof. Jordi Sunyer, codirettore in Barcellona del Centro per la Ricerca in Epidemiologia ambientale, ha esaminato un campione di 2900 bambini tra i 7 e i 10 anni concludendo che trascorrendo più tempo a contatto con la natura i bambini avrebbero meno problemi di mancata concentrazione, meno disturbi attentivi.
Tra tutte le ricerche svolte nelle varie parti del mondo, già dagli anni ’27 si ritenne la silvoterapia una vera terapia scientifica e un supporto nella guarigione. L’immersione nella natura gioverebbe alla respirazione, alla circolazione del sangue, ai disturbi del sonno e ritarderebbe l’invecchiamento.
Attualmente, la madre dei bambini sarebbe molto preoccupata per l’insonnia dei figli e per una bronchite.
Lo psicologo incaricato per la CTU dal Tribunale per i Minorenni de l’Aquila, ha tempo 120 giorni per consegnare la perizia, un tempo infinito per i traumi causati ai bambini, ma a nulla valgono le istanze che vedono traumatico questo sradicamento dei bambini dal loro ambiente naturale e soprattutto dalle figure genitoriali. In fin dei conti si addebita a questa coppia una eccessiva rigidità ma chi non lo è nella banalità del vivere quotidiano? Chi è in grado di valutare la coppia oggettivamente, considerando la cultura di provenienza molto diversa dalla nostra? Così diversa al punto di giudicare male la silvoterapia utilizzata dalla mamma dei bambini su alcuni conoscenti bisognosi di aiuto. Dalla casa spartana nel bosco all’istruzione parentale detta homeschooling (prevista dalla nostra Legge) si è gridato al malessere imposto a creature innocenti. Questi sfortunati bambini caduti dalla vita naturale nelle maglie di un sistema che il giurista Ugo Mattei definirebbe del “capitalismo di sorveglianza” ora stanno vivendo un vero trauma.
Tutti noi siamo legati all’ambiente in tutti i sensi, fisicamente, geneticamente e culturalmente. Figuriamoci uno strappo così drastico in bambini tanto piccoli.
La cosiddetta “socializzazione” è il legame primario con le figure di accudimento, garanzia di sopravvivenza e benessere psicologico, capace di fornire al bambino quella base sicura che gli consentirà di esplorare il mondo, di sviluppare quella fiducia di base che influenzerà tutta la sua vita sociale e relazionale.
Staccandolo traumaticamente dalle sue figure di riferimento, cioè dal padre e dalla madre, si mina profondamente tutto ciò che i cosiddetti “servizi” vorrebbero tutelare! Più che una tutela dei diritti dell’infanzia sembrerebbe trattarsi di una tutela omologante di un sistema di “sorveglianza”.
Non ci si meravigli per i traumi riscontrati sia nei bambini, sia nei genitori, a seguito di tale forzato allontanamento. Proprio come tanti farmaci capaci più di scatenare dei danni iatrogeni invece della “cura” procurando altre malattie, così il prezzo di una “socializzazione” forzata secondo i “nostri” modelli culturali di stampo apparentemente punitivo, può portare facilmente a quella fuga dalla realtà che prelude anche velocemente a una vera e propria psicosi infantile.
Le perizie obbligatorie, se pur ovviamente molto diverse, forse ai genitori avranno ricordato quasi la modalità utilizzata dalla polizia -prima della Legge Basaglia- con i barboni obbligati a entrare nei manicomi. I poveri malcapitati, senza alcun motivo, erano sottoposti a esperimenti tramite elettroshock. In “Crimini di Pace” lo psichiatra illustra molto bene il fenomeno tra concetto di privacy e diritto. Degli “esperti” si sono arrogati il diritto di valutare scelte appartenenti ad altre culture al pari di autentiche devianze.
Molto probabilmente tanti cittadini (si parla di almeno 1500 persone, pronte a un sit-inn a Palmoli) si schierano con la coppia e i figli allontanati, per sostenere il diritto della famiglia e dei bambini.
Tali case famiglia, utilissime per casi drammatici, ad esempio di bambini abusati, possono tenere i minori fino alla loro maggiore età, per poi metterli nelle mani del mondo, anche quando non sono pronti per affrontarne le difficoltà, perché i Comuni finanziano tali strutture fino alla maggiore età dell’ospite. Nelle case famiglia lavorano principalmente laureati con una formazione triennale. In teoria per ragazzi maggiorenni problematici esistono centri terapeutici che richiedono liste di attesa molto lunghe per entrarci.
Per i bambini abusati, il disturbo psicotico può manifestarsi in somatizzazioni difficilmente collegabili, ma l’impatto con la società, che aveva promesso di tutelarlo verrebbe improvvisamente a mancare allo scoccare dei suoi 21 anni!
In sintesi di quale tutela si tratterebbe con questo provvedimento? Siamo certi che un ambiente che accoglie problematiche molto gravi sia giusto per questo caso dei bambini del bosco? Quali esperti accompagnerebbero quotidianamente la vita dei bambini oltre agli educatori? E soprattutto, da quando le differenze culturali sono considerate un crimine dal nostro sistema sociale?
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