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La Festa del Cinema di Roma chiude con un 'bilancio di genere'    più che attivo. I premi della 21ª

La Festa del Cinema di Roma chiude con un 'bilancio di genere' più che attivo. I premi della 21ª

Tanti i film con approccio gender mainstreaming: da 'Se domani non torno', di Paola Randi su Giulia Cecchettin, a 'Ricordati ragazza' sugli 80 anni del voto alle donne, di Claudia Gerini, a Ben’Imana, sulla violenza alle donne in Ruanda, di Marie-Cléme

Mercoledi, 28/10/2026

Quest'anno la Festa del Cinema di Roma, appena terminata, si è distinta per una nutrita selezione di opere che hanno offerto uno sguardo sul mondo della condizione femminile di respiro internazionale, molte delle quali dirette da registe donne, e che hanno generato anche incontri e dibattiti su temi di importanza vitale, quali il femminicidio, la rappresentanza politica, la parità e l'autodeterminazione.

Uno degli eventi più emozionanti e di maggior rilevanza in questo senso è stato l'incontro stampa, tenutosi presso la Sala Petrassi, all'Auditorium Parco della Musica, di 'Se domani non torno', il film di Paola Randi presentato in anteprima ad Alice nella città e alla Festa del Cinema di Roma (in uscita nelle sale il 5 novembre) in cui si racconta una delle vicende che ha maggiormente segnato la storia recente del nostro Paese, il femminicidio di Giulia Cecchettin.


Se domani non torno, bruciate tutto: 'per Giulia, fate rumore'

È stato proprio Gino Cecchettin, il papà di Giulia, autore del libro 'Cara Giulia' e presidente della Fondazione a lei intitolata, ad aprire l'incontro, con la dignità e l'intelligenza che da sempre hanno contraddistinto l'intera famiglia.

"Accettare di realizzare questo film è stata una scelta molto difficile per me - ha esordito Gino, che poco prima si era commosso durante l’incontro con i ragazzi delle scuole al Teatro Sistina - ma già con il libro avevo visto che a raccontare una storia ti ritorna tanto”. Gino Cecchettin, che rimanda gli applausi della stampa 'a chi sta lassù' continua: "Forse a convincermi sono state le parole di una ragazza che mi ha detto 'grazie per quello che fai perché grazie alla storia di Giulia sono riuscita a rimanere viva', perché ciò significa che raccontare le storie e un dolore vissuto può far capire che in quel dolore esiste un percorso di salvezza".

Cecchettin si augura poi che chi vedrà questo film non solo conosca questa storia, ma "conosca anche un po' di sé stesso e magari inizi a diventare un agente di un cambiamento, cosa di cui c'è tanto bisogno". E conclude: "In linea con quello che vogliamo fare con la Fondazione 'Giulia Cecchettin' penso che portare quel messaggio in modo più capillare all'interno della nostra comunità sia importante perché se non raccontiamo il dolore purtroppo quel dolore lo riviviamo, cosa che poi è successa dopo Giulia".

La regista Paola Randi ha ricordato come anche lei sia stata all’inizio “intimidita dal progetto per la grande responsabilità” e che ad aiutarla sia stata la lettura del libro che contiene una chiave di interpretazione per il film, cioè l'assenza.

"L'assenza improvvisa di una persona all'interno di un gruppo familiare è qualcosa di dirompente, di gigantesco - ha spiegato Randi - tuttavia, siamo sottoposti a una tale quantità di informazioni che viene quasi naturale difendersi, ma questo rischia di anestetizzarci, di chiudere i rubinetti dell'empatia". E invece 'raccontare un'assenza e le reali conseguenze emotive di questo grande vuoto all'interno di una famiglia in cui tutti ci possiamo riconoscere penso porta a invertire questo processo e a reinnestare l'empatia'. E conclude, sottolineando come questo possa portare 'a un senso di responsabilità condivisa' secondo lei fondamentale 'per gettare un piccolo seme di dialogo', che è un po' l'esempio che ci dà Gino Cecchettin quotidianamente".

In seguito è intervenuto anche l’attore Filippo Timi che, alla domanda su cosa abbia provato ad interpretare il ruolo di Gino Cecchettin nel film ha risposto: “Per me è stato un privilegio, una gioia incredibile: poter affrontare un personaggio così che, di fronte a qualcosa che gli accade di tanto ingiustificabile e imperdonabile, reagisce con valore e con dolcezza. In questo progetto la prima cosa che abbiamo messo tutti da parte è stato l’ego, per la delicatezza di ciò che andavamo a raccontare, io e anche tutte le maestranze che erano sul set”.

Molto importante anche l'intervento della co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan che ha portato l’attenzione sui femminicidi e sull'educazione per combattere il patriarcato: “Bisogna smettere di chiamarli femminicidi o casi di cronaca, perché non sono casi ma conseguenze di un sistema che Gino, Elena (la sorella di Giulia, ndr) e la Fondazione Gino Cecchettin ci stanno aiutando a mettere a fuoco. Il sistema non funziona perché è lo stesso sistema che trent’anni fa non riconosceva lo stupro come reato contro la persona ma contro la morale".

E ha aggiunto: “Come possiamo pensare che quella generazione adesso cresciuta possa educare con gli strumenti giusti gli adolescenti? Siamo un paese che ha dei problemi di patriarcato ma che sta facendo di tutto per mantenere lo status quo. Io credo che il bellissimo libro di Gino faccia capire che quando un problema è sistemico la soluzione non possa che essere collettiva e che l’unica forma che abbiamo per attivarci sia curare le causa, con la prevenzione e quindi con l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Non credo sia possibile di potersi dire contrari ai femminicidi e voler constrastare la violenza di genere senza pensare di investire di più nell’educazione sessuo-affettiva. E invece mi sembra la stiano ostacolando, per usare un eufemismo”.

Il film 'Se domani non torno', diretto da Paola Randi, da lei co-sceneggiato con Lisa Nur Sultan, tratto dal libro 'Cara Giulia' scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso, edito da Rizzoli, è prodotto da Notorious Pictures in collaborazione con Mediaset, Sky Cinema e Fondazione Giulia Cecchettin, ed uscirà nelle sale giovedì 5 novembre distribuit o da Notorious Pictures.


'Ricordati Ragazza': un ponte tra battaglie vecchie e nuove

Altro evento importante al femminile, proprio in chiusura della Festa del Cinema di Roma, in anteprima assoluta negli Special Screenings è stata la presentazione, da parte dell'attrice Claudia Gerini, qui in veste di regista, del suo docu-film 'Ricordati ragazza', un progetto realizzato in occasione degli 80 anni dal primo voto alle donne in Italia.

Proiettato a titolo completamente gratuito proprio per offrire a tutte e tutti (in particolare alle giovani generazioni dato che i biglietti della Festa non erano propriamente economici) la possibilità di vederlo, il film, prodotto da Luce Cinecittà con Rai Cinema e in collaborazione con Camera dei Deputati, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e Ministero della Cultura, dopo l'anteprima alla Festa del Cinema, sarà prossimamente visibile sulla Rai.

Scritto a due mani con Marina Spada, e diretto da Claudia Gerini, su un soggetto di Anita Della Cioppa e Veronica Pensierini, 'Ricordati ragazza' ripercorre, in occasione dei celebrati 80 anni dal primo voto alle donne, le lunghe battaglie - durate oltre un secolo - per il diritto al voto e per gli altri numerosi diritti a seguire, partendo dalle lotte delle suffragette fino alle conquiste del femminismo italiano, e fino ad oggi.

Il film si avvale delle immagini e delle riprese originali, reperite e fornite dall'immensa e preziosa miniera custodita dall’Archivio Luce, tra cui numerose testimonianze dirette, interviste e ricostruzioni. La parte centrale del film è dedicata alle 21 Madri Costituenti, elette il 2 giugno 1946 nell’assemblea di 556 deputati. "Si parla sempre di padri e non di madri costituenti - racconta la regista sottolineando l'importanza di nominarle e riconoscerne il ruolo - Noi volevamo farle conoscere, perché sono state determinanti nella scrittura della nostra Costituzione".

Filo conduttore del percorso tra le conquiste è la giovane protagonista, Matilde (Caterina Quintavalla), che ha diciotto anni e sta per votare per la prima volta, ma quel giorno per lei conta poco: preferirebbe andare al mare con le amiche. La madre Maria Grazia (Paola Minaccioni) e la nonna Nella (Pia Engleberth), la guidano allora in un viaggio tra ricordi familiari e storia italiana, dal primo voto delle donne nel 1946 alle conquiste di oggi, facendo crescere nella ragazza il seme della consapevolezza.

"Mi sentivo grande quando sono andata a votare per la prima volta - racconta la Gerini - e forse la vera rivoluzione che unisce tutti i Paesi e le nazioni è quella femminista. Questo mio film vuole ricordare l'importanza del diritto del voto alle donne, conquistata con tanta fatica e tanto impegno, anche perché si è visto un calo della partecipazione politica, dell'interesse per l'andare a votare. Nel film si racconta di una rivoluzione che, dopo decenni di lotte, aprì la strada a nuovi cambiamenti, primo fra tutti, proprio nel 1946, il passaggio dalla monarchia alla Repubblica e diverse riforme storiche. Abbiamo voluto esaltare le 21 Madri Costituenti che hanno combattuto tutte insieme anche se di fedi politiche diverse, per assicurarsi che fossero raggiunti nella Costituzione i diritti delle donne"

Il docufilm ricorda, fra gli altri, temi che risuonano ancora oggi come conquiste da perfezionare o da ottenere ex-novo, dagli asili nido per sostenere le mamme lavoratrici alla parità salariale.

Tra le testimonianze, da segnalare quelle di Luciana Castellina, delle storiche Debora Migliucci e Patrizia Gabrielli, oltre alla partigiana Norma Barbolini e alla madre costituente Nadia Gallico Spano.

"Il materiale di archivio - prosegue la Gerini – sia del Luce e sia di altri importanti archivi, è stato il punto di partenza. Nel film è come se raccontassimo, non solo a ragazze e i ragazzi, ma a tutti, come si sia sviluppata l'avventura della conquista del voto. Questo lavoro ha richiesto di far convivere più registri e di far dialogare fra loro diversi linguaggi: le interviste, il materiale di archivio e le scene ricostruite (anche con l'IA, ndr), come in un puzzle infinito, per ottenere un racconto che potesse risultare appassionante"

A chi le pone domanda sui giovani che di nuovo stanno scendendo in piazza, la Gerini risponde che di certo la mobilitazione politica di oggi nasce dalle tensioni delle guerre, della crisi climatica e delle diseguaglianze, e a volte la rabbia può essere distruttiva: "Ma dobbiamo trovare di nuovo una speranza perché questi ragazzi non sentono di averne tante: penso che sia giusto dargli un esempio per fargli capire che la giustizia sociale può essere raggiunta, anche combattendo per la parità. Citando la Castellina dico che: 'essere donna è un lavoro di tutta la vita'."


TUTTI I PREMI ASSEGNATI dalla Festa del Cinema di Roma 2026

CONCORSO PROGRESSIVE CINEMA

La giuria presieduta dal regista e sceneggiatore polacco Jan Komasa, affiancato dall’attrice e produttrice brasiliana Alice Braga, l’attrice e poetessa giordana, palestinese e canadese Saja Kilani, il regista, sceneggiatore e montatore spagnolo Carlos Marques-Marcet e il regista e sceneggiatore italo-americano Alessio Rigo de Righi, ha assegnato i seguenti riconoscimenti ai film del Concorso Progressive Cinema:

- Miglior Film: I SEE BUILDINGS FALL LIKE LIGHTNING di Clio Barnard

- Gran Premio della Giuria: THE LIFE AND DEATHS OF WILSON SHEDD di Tim Blake Nelson

- Miglior sceneggiatura: ABIA CASTILLO, DIEGO RABASA, DIEGO LUNA per Ceniza en la boca (Ashes)

- Miglior regia: RAFIKI FARIALA per Congo Boy

- Miglior attrice: VICTORIA LUENGO per Sants

- Miglior attore – ex aequo: ANTHONY BOYLE per I See Buildings Fall Like Lightning

- Miglior attore – ex aequo: PAOLO PIEROBON per Brianza

- Premio speciale della Giuria: alla famiglia AL MAWLA per Yesterday the Eye Didn’t Sleep

MIGLIOR OPERA PRIMA POSTE ITALIANE

Fra una selezione trasversale di quattordici titoli provenienti da diverse sezioni della Festa, la giuria presieduta dalla sceneggiatrice e regista italiana Ludovica Rampoldi, affiancata dalla regista francese Pauline Loquès e dal regista, sceneggiatore e produttore romeno Corneliu Porumboiu, ha assegnato il Premio Miglior Opera Prima Poste Italiane al film:

- CLEMENTINE ORANGE di Lisa Forslund (sezione Freestyle)

È stata inoltre assegnata una Menzione speciale al film El tren fluvial (The River Train) di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale (sezione Freestyle).

PREMIO MIGLIOR DOCUMENTARIO

Dallo scorso anno, la Festa conferisce un premio rivolto alle opere che esplorano il cinema del reale. Fra una selezione trasversale di quattordici titoli provenienti da diverse sezioni della Festa, una giuria presieduta dal regista italiano Roberto Minervini e composta dalla produttrice spagnola Andrea Queralt e dalla regista argentino-britannica Jessica Sarah Rinland, ha assegnato il Premio al Miglior Documentario a:

- DANS LA GUEULE DE L’OGRE (INTO THE JAWS OF THE OGRE) di Mahsa Karampour (sezione Special Screenings)

È stata inoltre assegnata una Menzione speciale al documentario Un hiver russe (A Russian Winter) di Patric Chiha (sezione Special Screenings).

PREMIO DEL PUBBLICO TERNA

Fra i titoli del Concorso Progressive Cinema, gli spettatori hanno assegnato il Premio del Pubblico Terna ai film:

- CONGO BOY di Rafiki Fariala – ex aequo

- MUSTANG di Kasia Smutniak – ex aequo

Gli spettatori hanno espresso il proprio voto al termine della proiezione ufficiale e della prima replica di un film, attraverso il QR Code posizionato all’uscita della sala.

I PREMI ASSEGNATI DALLA FESTA DURANTE LA XXI EDIZIONE

Nei giorni scorsi, la ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma ha assegnato i seguenti riconoscimenti:

- Industry Lifetime Achievement Award a TESSA ROSS

- Premio alla Carriera a JAVIER BARDEM

- Premio alla Carriera a JULIANNE MOORE

- Premio Progressive alla Carriera ad ANTHONY IPPOLITO

Sono inoltre assegnati, per la prima volta, i seguenti riconoscimenti:

- Banca Ifis Music Award a NICOLA PIOVANI
- Premio Gillo Pontecorvo a EMMANUEL MARRE per il film Notre salut


I FILM DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA DA NON PERDERE, in uscita prossimamente

'Ceniza en la boca', vincitore del Premio Miglior sceneggiatura alla Festa del cinema di Roma. Un film del regista Diego Luna (girato tra Messico e Spagna) che racconta la migrazione continua, dal Messico a Madrid, da Madrid a Barcellona e poi ancora di nuovo in Messico, instancabile, inarrestabile, alla ricerca di una vita forse impossibile, di Lucila, una giovane messicana a cui la madre, emigrando in Spagna quando lei e il fratello erano piccoli, ha dato una vita migliore di quella che avrebbe potuto attenderli in un Messico dove bambini e ragazzini continuano a scomparire. Un film sullo sradicamento e sulla decisa volontà di trovare un proprio posto pur di resistere e sopravvivere.

'Eva Mameli Calvino. La Signora dei fiori', della regista Alessandra Usai: L’eccezionale storia della madre di Italo Calvino, una donna pioniera, scienziata visionaria e tra le prime ambientaliste italiane. Nei primi decenni del Novecento, Eva Mameli Calvino costruì un percorso straordinario, spinta da una profonda passione per la natura e la ricerca botanica, che dalla Sardegna la portò a Pavia, Cuba e Sanremo. Prima donna in Italia a conseguire la libera docenza in Botanica, nel 1926 divenne anche la prima donna a dirigere un orto botanico, a Cagliari. In un’epoca in cui alle donne veniva chiesto di scegliere tra famiglia e carriera, Eva rifiutò questa alternativa, affermandosi come scienziata e crescendo i suoi figli, tra cui il futuro scrittore Italo Calvino. Sanremo divenne la città dei fiori anche grazie al suo contributo scientifico.

'Le rose di Marrakech', della regista Ginevra Elkann, con Fanny Ardant. Il film ripercorre una storia vera della famiglia Elkan. Leila e Isabelle sono due donne che vengono da mondi lontani e vivono in uno spazio fuori dal tempo, nella tenuta di Marrakech che racchiude sogni e segreti e dove ognuno interpreta alla perfezione il proprio ruolo. Leila (Nisrin Erradi) è la devota governante della signora Isabelle (Fanny Ardant), che custodisce meticolosamente l’ordine di questo luogo, in cui la perfezione e la bellezza sono l’antidoto ai dolori e alle preoccupazioni, tenute oltre le mura: fuori il deserto, dentro un giardino fiorito, a cui il fedele capo giardiniere Yusef (Ahmed Hammoud) si dedica totalmente, anche contro la stessa natura. Ma non bastano le mura di cinta per arginare la realtà e i segreti del passato.

'Yesterday the Eye Didn’t Sleep', di Rakan Mayas, vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Festa del Cinema di Roma: un film sulla condizione delle donne in un luogo arcaico come la Valle della Bekaa, al confine tra Libano e Siria. Quando qualcuno dà fuoco a un camion, una scintilla potenzialmente esplosiva si propaga in una comunità beduina dai legami strettissimi e si dà la colpa a una donna, Gamra. A casa, le sorelle di Gamra, Jawaher e Rim, vengono scelte per rimettere le cose a posto. Non viene chiesto loro il parere: vengono offerte. Una è calma, l’altra ribelle, ma entrambe sanno quanto rapidamente le ragazze possano essere scambiate in cambio della pace. I giorni scorrono ma tutto è cambiato: una canzone segreta, un addio, una macchia di rossetto nell’oscurità. Primo lungometraggio del palestinese Rakan Mayasi, nato a Berlino, cresciuto ad Amman e residente tra Beirut e Bruxelles.

'Mustang', un documentario di Kasia Smutniak vincitore alla Festa del Cinema del premio del Pubblico Terna. Kasia racconta un storia personale e universale: nel 2003 Kasia e Pietro si conoscono da poco quando, zaino in spalla e una piccola telecamera, partono per il Mustang, nel Nepal. Quel luogo sospeso nel tempo, dove non esiste neppure la strada, diventa parte di loro e lì si scambiano una promessa: tornare e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Ma il corso degli eventi cambia improvvisamente e insieme non ci torneranno più. Molti anni dopo, la loro figlia Sophie riscopre le immagini di quel viaggio e di quelli che sua madre ha fatto con lei da bambina. È in questo percorso che incontra Kunzom, una donna speciale, e con lei si realizza la promessa fatta: costruire una scuola che consenta ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza abbandonare le loro famiglie. Attraverso la voce di Sophie, il racconto ripercorre oltre vent’anni di vita, tra memoria personale e storia collettiva, in un viaggio che attraversa il tempo e le generazioni, cercando ciò che resta quando tutto si trasforma in quel flusso che in Mustang chiamano Samsara.

'Dua', della regista Blerta Basholli (Kosovo, Svizzera, Francia): il film si svolge a Prišhtina, a fine anni Novanta. Mentre le tensioni tra albanesi e serbi si fanno sempre più violente e la guerra appare ormai vicina, la tredicenne Dua cerca di trovare un posto tra i coetanei e di fare i conti con un corpo che cambia. L’incontro con Maki, una ragazza più sicura e combattiva che la introduce al judo, le offre una prima forma di emancipazione, mentre in famiglia si discute se lasciare il Paese mentre il fratello pensa invece di prendere le armi. Dopo Hive, Blerta Basholli torna a raccontare il Kosovo scegliendo questa volta lo sguardo di un’adolescente e facendo coincidere la scoperta di sé con l’irruzione della Storia nella vita quotidiana, tra paure e improvvise euforie senza separare i toni del coming of age dalla violenza politica che lo condiziona. Il film rappresenterà il Kosovo agli Oscar 2027.

'Ben’Imana', opera prima della regista Marie-Clémentine Dusabejambo già presentato a Cannes dove ha vinto la Caméra d'Or (Ruanda, Gabon, Francia, Costa d’Avorio). Il film si svolge in Ruanda, nel 2012. Diciotto anni dopo il genocidio dei Tutsi, una donna sopravvissuta ai massacri, Vénéranda, organizza incontri fra le vittime e le famiglie dei carnefici. Crede infatti nella possibilità di una riconciliazione, finché la gravidanza inattesa della figlia Tina la obbliga a sottoporre le sue convinzioni a un’ulteriore prova. Al primo lungometraggio, Marie-Clémentine Dusabejambo concentra il racconto sulle donne che, quasi vent’anni dopo il genocidio, continuano a vivere accanto a chi prese parte ai massacri: c’è chi pretende giustizia, chi custodisce dei segreti e chi non vuole più sentirsi chiedere di perdonare.

ìFruit Gathering', diretto dal regista birmano Aung Phyoe. Si racconta la condizione delle donne anche in un Paese come la Birmania, dove la timida San Kyi vive in povertà e lavora in una fabbrica tessile di Yangon. L’arrivo della giovane Theint Theint Oo rompe lentamente la sua monotonia: tra le due nasce un legame profondo, destinato però a scontrarsi con una società che rifiuta l’amore tra donne. L’esordio nel lungometraggio del birmano Aung Phyoe parte dalle coordinate del realismo sociale (il lavoro femminile, la precarietà, l’oppressione politica e le convenzioni familiari) ma preferisce affidarsi ai dettagli più piccoli e sorprendenti. L’amore diventa qui una richiesta di libertà, tanto più forte poiché espressa in un Paese dove il desiderio privato e il controllo sociale sono difficili da separare. E il sentimento non rappresenta una fuga dal mondo, ma forse il primo modo possibile per immaginarne uno diverso.

'The Debut', del regista e attore Jesse Eisenberg. Julianne moore dà corpo e presenza a Mona Friedman una donna timida e sottomessa nella vita ordinaria, che viene scritturata per una piccola parte in una compagnia teatrale amatoriale, non immaginando l’impatto che questo evento inaspettato avrà sulla sua vita. Sfidata dal risoluto regista dello spettacolo a dare il meglio di sé, si trasformerà infatti in un’attrice appassionata, disposta a tutto pur di proteggere l’integrità artistica del suo ruolo, trovando così anche la forza di riprendere in mano la propria esistenza. Una magnifica Julianne Moore è protagonista con Paul Giamatti di una commedia emozionante, un potente racconto di rinascita e scoperta di sé attraverso la magia dell’arte e dello spettacolo, scritto e diretto dall’attore Jesse Eisenberg.

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