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La frana di Niscemi, una comunità in bilico tra un tempo sospeso e la speranza di futuro

La frana di Niscemi, una comunità in bilico tra un tempo sospeso e la speranza di futuro

Nella notte del 25 gennaio una frana spacca il paese e un fronte di 4 km lascia 1500 persone senza casa e una comunità deprivata di scuole e attività lavorative

Martedi, 17/02/2026 - La frana di Niscemi, una comunità in bilico tra un tempo sospeso e la speranza di futuro / il femminile di giornata ottantuno
E’ fine gennaio quando Niscemi, in provincia di Caltanissetta, un insediamento umano che su quel territorio iniziò ad esistere millenni prima di Cristo, e che divenne città nel 1626 per volontà del Principe di Butera Giuseppe Branciforti, si sveglia sull’orlo del baratro.
La frana che si è determinata è lunga 4 km e profonda 50 metri. Sul bordo a strapiombo, in bilico nel vuoto, case, automobili, attività economiche. Sono 1500 le vite squassate degli abitanti che devono fuggire all’istante. Non c’è tempo di portare via nulla da quelle decine e decine di case, altro che se stessi, e le paure del domani.
Dopo lo sgomento e il terrore la comunità reagisce, l’industria della solidarietà si mette in moto con energia.
Quei 1500 cittadini/e vengono prontamente sostenuti/e, aiutati/e a ripararsi altrove, in case di amici, parenti, nelle strutture che l’amministrazione comunale col sindaco Massimiliano Conti mette a disposizione, come il palasport Pio la Torre.
E’ una solidarietà enorme che non fa sentire soli ma non può cancellare la disperazione di chi ha capito subito che non riavrà la sua casa, la sua vita o anche il suo lavoro e che non riesce a immaginare il futuro, neanche quello prossimo.
Il ciclone Herry, come è stato chiamato in Italia, di danni ne ha fatti moltissimi ma quello che è accaduto a Niscemi non ha paragoni in Europa. lo capisce e lo dice Giorgia Meloni che si precipita già il 26 di gennaio a Niscemi per verificare i danni e promettere immediati aiuti. Ma è la sua stessa presenza a rivangare un passato doloroso che s’identifica con la frana del 1997 che già a quel tempo aveva provocato ben 400 sfollati e profonde frane e smottamenti. Una situazione già drammatica di cui molto si era discusso negli anni, ma senza reali provvedimenti nè immediati nè di concreta prospettiva. Promesse e non fatti.
Non a caso, quasi a conferma di questo, si è rilevato come fra i progetti del PNRR per cui la Regione Sicilia ha ricevuti più di 12 miliardi non vi sia nessun progetto presentato riguardante Niscemi.
Ed ancora, sempre in tema di polemiche, attimi di tensione hanno riguardato la presenza in città del Ministro della Protezione Civile Nello Musumeci che è stato “accusato” di non avere fatto nulla nel periodo della sua Presidenza della regione Sicilia dal 2017 al 2022.
Ma quello che conta è la volontà determinata della gente di Niscemi di rimanere nella propria terra e non andarsene. Uno stato d’animo, un pensiero che in molte interviste, anche dei più sfortunati dal flagello, si è palesata con chiarezza, e anche nella realtà che ha raccontato di un impegno collettivo di riattivare e provvedere subito e innanzitutto le scuole per i bambini che avevano viste la propria in bilico sulla frana.
Una comunità dalle radici antichissime testimoniate, raccontate e documentate anche nei 4000 testi e libri della biblioteca pubblica, uno degli edifici sull’orlo del baratro per la cui salvezza, assai difficile, la scrittrice Stefania Auci, famosissima per i suoi libri iniziando da ”I Leoni di Sicilia” ha lanciato un appello a cui hanno aderito tantissime persone moltissime personalità della cultura.
Una storia, quella del territorio di Niscemi come indicato all’inizio ,che vanta secoli di storia dal neolitico con insediamenti sicani e greci fino a divenire un borgo musulmano da cui pare venga il nome di “Fata-nascim” o “ Nasciam” che significa valle dell’Olmo. Una storia a cui seguì poi la conquista normanna del 1143, quando quel territorio prese il nome di Nixenum.
Ma tornando a noi, a dimostrare ancora l’attaccamento alla propria terra di questa popolazione e la loro determinazione a rimanere, vi è un ulteriore episodio fortemente simbolico. Il 9 febbraio la croce monumentale che si era salvata proprio nel 1997 dal crollo della chiesa “Sante croci” a cui apparteneva, considerata per anni il simbolo della resistenza di un’intera popolazione, è crollata 50 metri sotto la frana, spezzandosi in più parti. Tale il valore simbolico, rappresentativo della stessa fede di un nuovo inizio di una popolazione, che l’impegno dei vigili del fuoco con l’aiuto della polizia sono riusciti a impegnarsi a tal punto arrivando a recuperarla e riportarla in paese.
Ma tornando all’attuale situazione è un nuovo inaspettato ritorno della Presidente del Consiglio a Niscemi il 16 febbraio avvenuto  quasi a sorpresa, che ha definito gli impegni che Meloni è determinata a portare in discussione al Consiglio dei ministri per il comune devastato dalla frana. Si tratterebbe di immediate risorse per demolire le case in bilico sul baratro, la messa in sicurezza del territorio, indennizzi per case e attività produttive, senza dimenticare il restauro della grande croce che per i niscemesi rappresenta, come già sottolineato, un simbolo di forza e rinascita simbolicamente potente, il tutto coordinato da un Commissario straordinario identificato da Giorgia Meloni nella figura di Fabio Ciciliano attuale capo del Dipartimento della Protezione Civile.
Il desiderio della popolazione, nonostante dolore e sofferenza ed enormi difficoltà, di rimanere nella propria comunità, nella loro Niscemi merita tutto il sostegno che speriamo non sia nè formale nè di facciata, come avvenne nel 1997.
Sentimenti, pensieri e considerazioni che la popolazione ha espresso alla presidente del Consiglio che ha voluto, nel suo secondo viaggio del 16 febbraio, anche partecipare ad un incontro con cittadine e cittadini nel comune di un paese che fra le tante caratteristiche rappresenta una grande realtà agricola famosa anche per un suo prodotto unico e speciale: il carciofo noto come “nostrale”, che è poi un pregiato ecotipo siciliano divenuto presidio di Slow food. Un’economia agricola che rappresenta un importante settore da non far crollare anzi rilanciare perché presumibilmente in difficoltà come tante altre attività locali, che vedono la frana erodere ed invadere, oltre le case anche il loro territorio e terreno.
In gioco c’è oggi l’identità, il lavoro, la memoria, il futuro di una popolazione che non basta trasferire dalle zone sbriciolatesi, ma a cui è necessario far recuperare la propria comunità, le relazioni, i rapporti e i legami con il proprio habitat così ricco di storia, evitando in tutti i modi che la gente, dalla voglia di riiniziare e dalla speranza, crolli nella sfiducia e nell’abbandono desolante.
La sfida che la frana ha imposto con tanta violenza non può essere, quindi, affrontata altro che con decisioni che divengano realtà in tempi credibili e capaci di comunicare alla popolazione la voglia di vedere rinascere Niscemi disegnando un futuro che parte dalla capacità di messa in sicurezza del territorio e dal coinvolgimento impegnato e motivato dei cittadini, convinti della credibilità delle istituzioni.
Paola Ortensi

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