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La tragedia greca riletta da Marcido Marcidorjs: 'Le Baccanti' di Euripide

La tragedia greca riletta da Marcido Marcidorjs: 'Le Baccanti' di Euripide

Con la regia di Marco Isidori, che ha curato anche la riscrittura, la tragedia rimane in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 10 maggio per poi proseguire la sua tournée

Giovedi, 07/05/2026 - La compagnia Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, a circa 40 anni dal suo esordio, porta in scena un testo difficile, per molti enigmatico, della classicità, 'Le Baccanti' di Euripide, ma lo fa con il suo approccio, cioè rielaborandolo in maniera profonda e originale. Difatti, come recita il comunicato stampa, queste Baccanti “’precipitano’ a contatto col reagente Marcido”. La definizione è calzante: la riscrittura di Marco Isidori, che cura anche la regia, propone difatti un adattamento (o un sovvertimento?) radicale. La compagnia non è nuova agli allestimenti dei classici greci, ma certamente 'Le Baccanti' è una scelta fuori campo rispetto alle precedenti.

Dioniso assume sembianze umane e giunge a Tebe per porre fine alle voci che asseriscono che lui non è un dio. Per vendicarsi, infonde il germe della frenesia e della follia tra le tebane, strappandole al loro ruolo tradizionale. Le donne abbandonano il focolare e fuggono in gran numero dalla città per riunirsi sul Monte Citerone, dove si dedicano ai culti dionisiaci, fatti di sfrenatezza, ebbrezza e perdita del controllo razionale. Travolte dallo stato di furore che il culto induce, compiono azioni violente e devastazioni, macchiandosi di crimini cruenti. Tra chi dubita dell’essenza divina di Dioniso c’è Penteo, il re di Tebe, che, adirato, ma al tempo stesso incuriosito, vuole spiare le Baccanti e vedere di persona cosa siano capaci di fare. Dioniso rintuzza la sua curiosità e lo convince a travestirsi da donna e a nascondersi su di un albero, per poter meglio osservare. Ma le Baccanti lo scoprono, sradicano l’albero e lo uccidono squartandone il corpo. La prima tra loro a compiere quest’azione sanguinosa e a portarne la testa su una picca è Agave che, in preda allo stato di semi-incoscienza, non ha riconosciuto che l’intruso travestito da donna è suo figlio. Quando ritornerà in sé, se ne renderà conto e sarà distrutta dal dolore e dall’orrore per ciò che ha compiuto.

Dioniso trionfa, dunque, e torna per commentare l’accaduto. Ma il suo è un trionfo crudele che lo fa apparire come una divinità vendicativa, pronta a sacrificare anche chi si è dedicato ad onorarlo, Agave, e che, pur di dimostrare quanto gli preme, è disposto addirittura a colpire i suoi parenti in quanto Agave è sua zia e Penteo suo cugino. Il re di Tebe viene punito perché ha dubitato, ha cioè razionalmente messo in discussione la divinità di Dioniso. E le Baccanti vengono principalmente ritratte come invasate e deliranti, umanizzate soltanto dal dolore del lutto che le riporta alla realtà.

Una storia cupa, insomma, di cui Marcido restituisce i toni scuri, macabri, ma che sapientemente miscela insieme al grottesco, all’ironia, addirittura alla comicità. L’allestimento è un susseguirsi di soluzioni strabilianti, nella tradizione degli allestimenti della compagnia: un teatro molto fisico, un “gioco” spericolato e senza soluzione di continuità, fatto con pochi essenziali oggetti scenici e materiali poveri che sanno incantare e sedurre con poeticità. Le scene e i costumi, di Daniela Del Cin, co-fondatrice della compagnia insieme a Marco Isidori, sono un capolavoro in perpetua trasformazione, la cui inventiva davvero stupefacente non cessa di sorprendere il pubblico per tutta la durata dello spettacolo. La regia di Marco Isidori insiste da un lato sull’aspetto ludico che il testo originale non sembra avere e, così facendo, indaga su nuovi spunti di lettura e scopre altri strati di significato; dall’altro mostra l’agghiacciante logica della trama che si sviluppa in maniera stringente e consequenziale. La trasposizione ai giorni nostri di questa storia pare voler sottolineare un collegamento con il furore vendicativo dei nuovi “dei”, al loro voler dimostrare ad ogni costo la loro superiorità, chiedendo cieca fiducia e archiviando ogni tentativo di comprensione razionale del loro operato.

Interpretato da Paolo Oricco, Maria Luisa Abate, Valentina Battistone, Ottavia Della Porta, Alessio Arbustini, Alessandro Bosticco, oltre che dal citato Marco Isidori nei panni di Bacco, lo spettacolo resta in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 10 maggio per poi proseguire la sua tournée.  

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