Divisivo come ogni cosa vera , ma proprio per questo ancora più significativo, il Premio Nobel per la Pace 2026 assegnato a Navanethem "Navi" Pillay: la giudice sudafricana denunciò il genocidio a Gaza, suscitando da parte di Israele la reazione "Goebbels applaude". Gli Stati Uniti d'America di Donald Trump, che si era autocandidato allo stesso riconoscimento, annunciano sanzioni contro la Corte Penale Internazionale, mentre per Marco Rubio il tribunale norvegese è "una canaglia".Intanto, dopo il Nobel alla letteratura Ad Anna Carson, un' altra donna coraggiosa ha ottenuto l' ambito riconoscimento. Eppure, attraverso questo riconoscimento, il messaggio non poteva essere più chiaro: in un mondo caratterizzato da una guerra guerreggiata, il Nobel è stato assegnato a un'eroina che da oltre un cinquantennio la pace l'ha costruita tassello dopo tassello, con il proprio coraggio, la propria ironia e portando sul corpo i segni delle sue tante lotte. Il suo impegno precipuo? "Garantire che i crimini di guerra, i crimini contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti". Evidentemente, il presidente Jørgen Watne Frydnes si è affrettato a precisare che la scelta non deriva direttamente dalla guerra a Gaza; tuttavia, è stata proprio questa una delle ultime fatiche di Pillay, una fantastica ottantacinquenne che, un anno fa, accusò Israele di commettere genocidio nella Striscia. In realtà, il suo impegno non è rivolto semplicemente alla difesa della popolazione palestinese. “Tutti continuano a chiedermi: quando ti fermerai?” ha detto la vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2026 in una breve dichiarazione dalla città di Norimberga, diffusa in un video su X dalla segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard. Pillay ha ricordato, infatti, di essere ancora impegnata nella giustizia internazionale: “Attualmente sono ancora coinvolta come giudice ad hoc nel procedimento avviato dal Gambia contro il Myanmar”, ha spiegato, riferendosi al caso davanti alla Corte Internazionale di Giustizia relativo alle accuse di genocidio contro la minoranza rohingya. Quanto alla sua ironia: «Se applaudite un po' più forte, potrei condividere questo premio con Trump», ha reagito agli applausi che l'hanno circondata al momento della comunicazione ufficiale del Nobel facendo intuire che neppure dopo l' assegnazione del Nobel possiamo aspettarci da lei linguaggio ed atteggiamenti "politicamente corretti".
Francesco Rizza