Al festival giallo di Mantova si proporrà il superamento della parola femminicidio e la sua sostituzione con amoricidio. Le ragioni di un NO netto a questa idea
Martedi, 08/10/2019
Per sventare il pericolo di una descrizione scorretta di un femminicidio occorre usare le parole giuste. Al riguardo ci aiuta l’Accademia della Crusca, quando scrive che “non si tratta di una parola in più” per quanto densa di significato, ma anche e soprattutto di “un rovesciamento di prospettiva, di una sostanziale evoluzione culturale prima e giuridica poi”. Rosario Coluccia, professore emerito di Linguistica italiana ed accademico della Crusca, ad un collega che gli domandava perché creare una parola nuova, forse anche inutile quale femminicidio, visto che “l’italiano ha già la parola omicidio, che indica l’assassinio dell’uomo e della donna”, così rispose. “Se una società genera forme mostruose di sopraffazione e di violenza, bisogna inventare un termine che esprima quella violenza e quella sopraffazione. E quindi è giusto usare «femminicidio», per denunziare la brutalità dell’atto e per indicare che si è contro la violenza e la sopraffazione. Bene ha fatto la lingua italiana a mettere in circolo la parola «femminicidio»; il generico «omicidio» risulterebbe troppo blando.”
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