Sabato, 14/02/2026 - CARA MARGHERITA
Te ne sai andata in punta di piedi in questo inverno freddo a Vitolini. A noi resta per sempre il ricordo della tua amicizia ventennale, il tuo sorriso , il nostro essere immensamente complici. La tua levatura intellettuale di studiosa profonda ed amante del bello.
La tua presenza a Napoli presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il tuo raggiungerci al Castello di Prata Sannita e a Narni con la tua preziosa amica traduttrice Giovanna Fozzer. La meravigliosa gita a Isernia per rivedere il tuo Liceo, le nostre escursioni, le nostre amichevoli telefonate alla sera.
Il nostro immergerci in continui dialoghi, in cui l’aspetto esclusivamente umano aveva la luce di una identificazione con la poesia. Il parlare di Leopardi e della Ortese. Ci accogliesti così la prima volta a Vitolini facendoci trovare delle Lettere ortesiane, che abbiamo consegnato all’Archivio di Stato di Napoli, in una cartellina blu.
Le amicizie sono amori delicati, ci raccontavi di Cristina Campo e di Simone Weil con quella esperienza che nasce dalla ricerca del valore della verità.
Venivamo a trovarti spesso con Rosy a Vitolini nella casa antica e ad accoglierci sempre Davide e Maurizio i tuoi figli amati che ti raggiungevano dall’America con le mogli.
Una vera intellettuale ha la possibilità di conoscere il mondo, di nominare ciò che appare e ciò che non appare, ogni nostra esperienza esistenziale è una realtà in divenire. Holderlin direbbe un atto creativo. Ogni modo d’essere dell’individuo è legato al passare del tempo e insieme opera nella storia, presentando un aspetto fuggevole e l’altro continuativo.
Da filosofa ho amato il tuo linguaggio ed il modo di prestare attenzione all’altro.
Il dolore ottiene il suo riconoscimento proprio perché porta esperienza, parlavamo spesso della scissione dell’essere e della ricerca di essere coerenti.
“Si apriva il balcone sull’amata Parigi” lo abbiamo consumato per quel rapporto delicato con la mamma di Simone Weil.
La tua gentilezza e la tua capacità di trascendere il presente nell’attesa e quindi di proiettarti nell’avvenire. La tua costante ricerca di luce nel tuo giardino,nella tua stanza per sentire la nascita del mondo e gli uccelli in primavera.
Di fronte alle cose sempre ricercare il passaggio dal mythos al logos, trovare l’aspetto creativo del mito attraverso l’identificazione con la poesia.
Un abbraccio,
Esther
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