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Prima della scrittura e della storia, gli esseri umani avevano un’anima?

Prima della scrittura e della storia, gli esseri umani avevano un’anima?

Sono un’appassionata dello studio di tutto quanto riguarda il modo con cui l’essere umano (non solo sapiens), ha cercato di ricavarsi un posto nel mondo: Il genere Homo è comparso in Africa circa 2,5 milioni di anni fa ed è stato preceduto da altri

Martedi, 03/11/2026

Sono un’appassionata dello studio di tutto quanto riguarda il modo con cui l’essere umano (non solo sapiens), ha cercato di ricavarsi un posto nel mondo: Il genere Homo è comparso in Africa circa 2,5 milioni di anni fa ed è stato preceduto da altri ominidi. All'interno del genere Homo, prima e accanto a Homo sapiens (comparso circa 300.000 anni fa), si sono sviluppate diverse specie e forme umane, tra cui: Homo rudolfensis, Homo ergaster, Homo erectus, Homo heidelbergensis, Homo antecessor, Homo neanderthalensis (Uomo di Neanderthal, circa 200.000 – 30.000 anni fa), che ha convissuto con noi sapiens con cui, si é accoppiato e hanno avuto figli fertili. Lo dimostra la percentuale nel DNA che gli esseri umani moderni, non africani, conservano, ossia circa l'1% - 2% nel proprio genoma. Ci sono stati i Denisoviani, e gli Hobbit”, ossia l’Homo floresiensis (l’Uomo di Flores), che essendo vissuto sull’isola d’Indonesia aveva misure molto ridotte, come l’Homo luzonensis (scoperto nelle Filippine). E almeno cinque specie del genere Homo hanno convissuto temporaneamente sulla Terra, insieme a Homo sapiens, che è comparso circa 300.000 anni fa. Per quanto strano ci possa sembrare oggi, non eravamo soli, per cui sul “nostro pianeta” c’è stata una pluralità di forme umane prima che i Sapiens rimanessero l'unica specie superstite. Non eravamo gli unici e, per punta e virgola, dato il rischio che abbiamo corso come sapiens con “il collo di bottiglia di 70.000 anni fa”, non ci siamo estinti anche noi. E non è detto che se la razza umana continua a comportarsi così stupidamente, non ci riesca davvero: a estinguersi.
Guardando al concetto di storia, da grafologa mi sono chiesta: se la grafia rivela l'anima, cosa avremmo letto nella scrittura - se avessero scritto - di un Neanderthal? Da cattolica il pensiero successivo è: c’è stato un “paradiso” anche per tutta “l’umanità” che ha preceduto e accompagnato l’Homo sapiens e per lo stesso sapiens del Paleolitico? E' un pensiero meno eretico di quanto sembri, un pensiero che nella Chiesa è stato considerato, scritto e discusso da alcuni dei suoi spiriti più grandi.
D’altra parte, deve essere un “paradiso” piuttosto affollato, seppure solo di “puri spiriti”, poiché si stima che siano nati in totale circa 117 miliardi di esseri umani in tutta la storia del pianeta. Però, se ci chiediamo quanti fossero nelle primissime fasi del nostro passato remoto (dall'origine fino all'alba dell'agricoltura nel 10.000 a.C.), in effetti, non c’era una terra affollata quanto l’attuale: ospitava appena tra i 10.000 e i 100.000 individui riproduttivi alla volta, e all'inizio dell'agricoltura, l'intera popolazione globale non superava i cinque milioni di persone. E quella gente “aveva un’anima”? Aveva diritto a un aldilà?
In effetti, benché la domanda se tutti gli esseri viventi (non animali), che hanno abitato la terra avesse singolarmente un’anima sia, a mio parere, una delle domande più affascinanti al confine tra teologia, antropologia e paleogenetica, non mi risulta che la Chiesa di Roma abbia un documento ufficiale che dice "i Neanderthal hanno l'anima / non hanno l'anima". A limite possiamo arrivarci per ragionamento cercando tra i principi chiari da cui i teologi deducono la posizione.
“L'anima è creata direttamente da Dio per ogni essere umano. Quindi non è frutto dell'evoluzione”. Lo chiarisce Pio XII nell'enciclica _Humani Generis_ (1950) e poi lo ribadisce Giovanni Paolo II nel 1996: “ l'evoluzione del corpo può essere oggetto di studio scientifico, ma l'anima spirituale è immediatamente creata da Dio”.
Tutto bene se parliamo dell’'essere umano definito come _Homo sapiens_ che cataloghiamo come dotato di ragione, coscienza morale e capacità di relazione con Dio.
Insomma, per i criteri teologici, non ci basiamo sulla scatola cranica o il DNA, ma dobbiamo considerare la presenza d’intelletto, volontà libera e senso morale.
Chiaramente la cosa si complica se ci relazioniamo al “Monogenismo” ossia alla teologia tradizionale, che parla di un'unica coppia originaria, da cui discende l'umanità (per il peccato originale).
Ovviamente questo è il punto più difficile da conciliare con le scoperte su Neanderthal e Denisova, con cui noi Sapiens ci siamo ibridati. Attualmente molti teologi cattolici interpretano Adamo ed Eva in senso teologico, non necessariamente come due individui biologici isolati. Quindi possiamo associarci a questo pensiero. Ciò non toglie che, parlando di Neanderthal e Denisova, di cui molti che leggono quest’articolo forse sentiranno la necessità di andare a riscoprire la storia, dobbiamo chiarire che esistono tre scuole teologiche, tutte intime alla Chiesa e tutte legittime perché non c'è dogma. Le riporto: 1) Visione restrittiva: ”Solo _Homo sapiens_ ha anima spirituale immortale. Neanderthal e Denisova sarebbero ominidi altamente intelligenti ma senza anima nel senso teologico, come gli animali più evoluti. Hanno avuto cultura, sepolture, arte, ma non un'anima spirituale infusa.
2) Visione inclusiva, oggi maggioritaria tra i teologi e i gesuiti scienziati cui, senza essere nell’uno nell’altro mi sento di aderire: “Se avevano comportamenti simbolici, sepolture rituali, cura dei malati, arte, linguaggio complesso, allora avevano già quei segni di razionalità e coscienza morale che la teologia associa all'anima. Quindi Dio avrebbe infuso l'anima anche a loro. Saremmo davanti a diverse "famiglie" umane, tutte con anima. Il fatto che ci siamo ibridati e che noi portiamo fino al 4% di DNA neanderthaliano rafforzerebbe questa idea: difficile dire che una madre Sapiens con anima genera un figlio mezzo Neanderthal senza anima”.
3) Visione di Francisco Ayala e altri: “La categoria di "umano" per la teologia non coincide con la specie biologica. Ovunque ci sia stata una creatura capace di dire "io", di scegliere il bene e il male, di chiedere "perché esisto?", lì Dio ha creato un'anima. Quindi Adamo ed Eva sarebbero figure rappresentative di una popolazione in cui a un certo punto è avvenuto il salto spirituale”.
E anche questa visione la posso fare mia. Vi lascio ricordando le parole che pronunciò Giovanni Paolo II, parlando con l'Accademia delle Scienze: "Se l'origine del corpo umano va cercata nella materia vivente che lo ha preceduto, l'anima spirituale è creata immediatamente da Dio". Non ha detto _quando_ Dio l'ha creata. Chiaramente non è il DNA a fare l'anima, è la persona. Se Neanderthal e Denisova erano persone, avevano l'anima.
Per me ce l’avevano e sarà davvero curioso incontrarle nell’aldilà. Ammesso che esista.
Bianca Fasano, giornalista e sociologa.

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