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Prima la persona

Prima la persona

Angela D’Agostino racconta l’incontro con Bruno Pinkus e la nascita di ‘Gnosis’, fino alla pubblicazione del loro libro

Lunedi, 12/10/2026

Quando Angela D’Agostino arrivò in un appartamento di via Lorenzo il Magnifico, a Roma, pensava di andare a un colloquio di lavoro. Si era vestita bene, truccata, preparata all’incontro. Invece trovò quattro psicologi che stavano tinteggiando le pareti. Le diedero una maglietta per non imbrattarsi, un pennello e Angela si mise a dipingere insieme a loro. Tra quei giovani psicologi c’era Bruno Pinkus.
Angela lo aveva conosciuto poco tempo prima durante un seminario di bioenergetica. Lei cercava lavoro, Bruno partecipava a un gruppo che stava provando a costruire una comunità terapeutica per persone con problemi psichiatrici: - All’inizio, - racconta Angela - Bruno non mi considerava pronta per affrontare la malattia mentale grave. Credo che mi vedesse troppo fragile, troppo “perbene”, ancora poco consapevole delle mie modalità relazionali. Per quell’estate mi trovò persino un lavoro in Val Gardena.
Angela andò, tornò e ritornò da loro.
Angela D’Agostino è nata a Montréal nel 1961 da genitori italiani ed è cresciuta a Cassino. A Roma si è laureata nel 1987 in Psicologia clinica e di comunità. Poco dopo la laurea fece volontariato in una struttura psichiatrica privata che conservava ancora, di fatto, le caratteristiche del manicomio. Racconta Angela: - Vi incontrai persone ricoverate da venti, trenta, perfino quarant’anni, completamente istituzionalizzate. Alcune avevano perso progressivamente le proprie capacità, le relazioni familiari, la possibilità di scegliere e, in alcuni casi, persino l’abitudine a parlare con gli altri.
Angela si rese conto molto presto che una parte di ciò che vedeva non era soltanto conseguenza della malattia, ma anche del modo in cui quelle persone erano state curate, o forse sarebbe più corretto dire custodite, per anni. In luoghi come quello, mancavano la relazione, l’autonomia, gli stimoli, il contatto con la vita esterna. Quell’esperienza le fece capire molto chiaramente una cosa: quello non era il modo in cui voleva occuparsi delle persone con disagio psichico.
Bruno e il gruppo con cui lavorava stavano cercando un’altra strada. All’inizio c’era soprattutto un piccolo team di psicologi che studiava, discuteva e cercava di costruire un proprio modo di lavorare. Il metodo non era già scritto: prendeva forma sul campo, attraverso il confronto tra professionisti e l’esperienza con le persone incontrate. Da quel percorso nacque prima il Centro Diurno “Informare” e, successivamente, “La Grande Montagna”, la comunità terapeutica di Castel Gandolfo. Presero privatamente in affitto una casa, assumendosi il rischio di quell’esperienza. Ricorda Angela: - Alla psicoterapia individuale e di gruppo affiancavamo la quotidianità: si preparava il pranzo insieme, si organizzavano attività, uscite e vacanze, si lavorava con le famiglie e con i servizi. È dentro questa esperienza, cresciuta progressivamente nel tempo, che avrebbe preso forma “Gnosis”.
Negli anni la cooperativa è cresciuta. Alla salute mentale si sono aggiunti il lavoro con la disabilità e l’autismo, l’abitare, la formazione, l’inserimento lavorativo e i percorsi verso una maggiore autonomia. Sono cambiati i servizi, le normative, gli strumenti, ma non la domanda di fondo: che cosa serve davvero a questa persona per poter vivere la propria vita?
È questo, in fondo, il senso del Progetto di Vita: non partire dalla diagnosi ma dalla persona, da ciò che desidera, dalle possibilità che può costruire e dai sostegni di cui ha bisogno. Per Angela anche il cosiddetto “Dopo di Noi” dovrebbe iniziare molto prima del dopo. Preferisce parlare di “durante noi”: - L’autonomia va costruita quando la famiglia è ancora presente, perché la persona possa sperimentarsi progressivamente fuori dalla dipendenza familiare e perché il futuro non arrivi all’improvviso quando chi l’ha sostenuta fino ad allora non può più farlo.
Dopo più di trentacinque anni Angela D’Agostino e Bruno Pinkus hanno sentito il bisogno di fermarsi e guardare ciò che avevano attraversato. È nato così il libro “Gnosis Cooperativa Sociale Onlus. La nostra storia”, scritto insieme.
Non è un libro celebrativo. Angela e Bruno hanno voluto lasciare traccia dei risultati, ma anche delle difficoltà, delle contraddizioni, degli errori e delle vicissitudini attraversate, provando allo stesso tempo a trasmettere un modello di intervento che, nel corso degli anni, ha prodotto risultati importanti nella riabilitazione psicosociale. Scrivere il libro è stato anche un modo per non lasciare questa storia soltanto nella memoria di chi l’ha vissuta e per consegnarla a chi oggi lavora con loro e a chi verrà dopo. Non per dire che il loro sia il modello da seguire ma per raccontare il percorso: da dove sono partiti, perché hanno fatto determinate scelte, che cosa hanno imparato e quali errori hanno commesso. Se dovessero individuare il nucleo centrale del libro, lo riassumerebbero così: «Prima della malattia viene la persona».
Una diagnosi è importante per comprendere e curare, ma non può diventare l’identità di una persona né determinarne per sempre il destino. Nel libro Angela e Bruno raccontano storie di persone che, in alcuni momenti della loro vita, sembravano non avere più prospettive e che invece, attraverso la cura, le relazioni e un percorso riabilitativo, hanno potuto recuperare capacità, affetti, studi, lavoro, autonomia e possibilità di scelta. Per Angela e Bruno la cura non coincide soltanto con la riduzione dei sintomi. Significa anche aiutare una persona a ricostruire un proprio progetto di vita e a recuperare quello che hanno sempre chiamato diritto di cittadinanza: avere una casa, relazioni, un’attività significativa, poter lavorare quando è possibile, partecipare alla vita sociale e soprattutto poter scegliere.
Oggi il ruolo di Angela è molto diverso rispetto agli inizi. Negli anni ha progressivamente lasciato l’attività clinica diretta per assumere responsabilità nella crescita di “Gnosis”, nella progettazione, nella costruzione delle reti e nei rapporti con le istituzioni e il Terzo Settore. Dice: - Sento il desiderio di riavvicinarmi alla clinica, ai gruppi, agli operatori, alle persone.
Per farlo dovrà lasciare progressivamente ad altri una parte delle responsabilità costruite negli anni, senza cercare qualcuno che faccia esattamente come lei. E anche questo richiama, in qualche modo, ciò che “Gnosis” ha cercato di fare fin dall’inizio: non costruire la vita delle persone al posto loro, ma creare le condizioni perché possano tornare a scegliere e a costruire la propria.
Caratteri e sensibilità si fusero grazie a una passione comune e nacque un progetto condiviso che, a distanza di trentacinque anni, è diventato una storia da raccontare. L’immagine che ne racconta l’inizio resta forse la più eloquente:
Alcuni giovani psicologi stanno dipingendo le pareti di un appartamento. Arriva una giovane laureata, vestita e preparata per quello che immagina sarà un colloquio di lavoro. Le danno una maglietta per non imbrattarsi, un pennello e lei comincia a dipingere con loro.
Un’immagine semplice, ma capace di dire molto: una laurea è necessaria, la preparazione è indispensabile, ma poi arriva la vita. E nella vita, soprattutto quando si sceglie di lavorare accanto alla fragilità degli altri, bisogna anche avere il coraggio di sporcarsi le mani.

Marina Morelli
 

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