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Riflessioni e dubbi su un caso di cronaca: in scena a Roma ‘Il Sen(n)o’

Riflessioni e dubbi su un caso di cronaca: in scena a Roma ‘Il Sen(n)o’

Al Teatro Vascello, la smagliante interpretazione di Lucia Mascino

Martedi, 10/02/2026 - In scena, al Teatro Vascello, un testo teatrale della britannica Monica Dolan il cui titolo originale è The B*east, in traduzione italiana Il Sen(n)o. Il monologo vede in scena una psicoterapeuta che riflette su un caso di cui si sta occupando e su cui l’opinione pubblica del Regno Unito si è accanita morbosamente.
Una donna, madre single di una bimba di 8 anni, ha deciso di assecondare le pressanti e reiterate richieste della figlia e ha acconsentito a farle fare un intervento di chirurgia plastica per la creazione di un seno abbondante. Il caso ha creato scompiglio prima nella scuola della bambina e poi nell’opinione pubblica, la madre è stata denunciata e ha rischiato il carcere. Successivamente confinata in una struttura protetta, presumibilmente in regime di semi-libertà, ha perso la tutela della minore. I media si sono accaniti su questa vicenda, le foto del corpo della bimba sono apparse sui social, senza rispetto per le norme di tutela della privacy e con risultati catastrofici.
Il tema centrale di questa storia così amara e tragica è la sessualizzazione precoce delle bambine, che sono bombardate dalle immagini offerte dai media e dai social e che ad esse vogliono conformarsi perché capiscono che la “bellezza” attira attenzione, le mette al centro, le rende protagoniste. La sessualità esibita, insistita è garanzia di successo, di plauso, di attenzione positiva. E queste bimbe-donne ormai sono una nicchia di mercato importante e quindi sono vezzeggiate da campagne pubblicitarie insistenti: comprano trucco, fanno trattamenti di bellezza, acquistano lingerie, hanno accesso al botulino fai-da-te e così via. D’altro canto, il testo di Dolan propone una riflessione sull’insidiosa pressione dei media su questa storia che ha fomentato l’opinione pubblica anglosassone, colpevolizzando sia la madre che la figlia, ritraendole come due mostri, mentre invece entrambe sono evidentemente vittime, intrappolate in un meccanismo che le ha stritolate.
Si tratta di un fatto di cronaca realmente avvenuto, portato alla ribalta per cercare di trovare un senso, un modo per capire, riflettere, trarre, se possibile, delle conclusioni non affrettate. I pensieri della psicoterapeuta che ha seguito la donna e che tenta di dipanare questa ingarbugliata matassa portano gli spettatori a farsi molte domande: perché, ancora oggi, per ottenere successo, per sentirsi realizzate, le donne devono forgiare il proprio corpo per farlo corrispondere a certi canoni di “normalità” e di bellezza? Perché la seduzione è ritenuta così fondamentale nel percorso di vita e di lavoro delle donne? Come può un genitore controbilanciare le pressioni della società, dei social, dei media, volendo principalmente garantire il benessere dei propri figli, cercando di annullare o almeno attutire il malessere generato da meccanismi sbagliati?
La psicoterapeuta che condivide i dilemmi con il pubblico è la bravissima Lucia Mascino, che per prima ha creduto in questo progetto teatrale e ha voluto portare in Italia questo importante spettacolo. La sua è l’impeccabile prova di un’attrice poliedrica, amata dal pubblico televisivo, ma distintasi al cinema e a teatro in numerose occasioni. Il Teatro Vascello le ha riservato il tutto esaurito alla prima e lunghi, calorosi applausi molto meritati. La regia è della pluripremiata Serena Sinigaglia, la traduzione di Monica Capuani. Food for thought, dicono gli inglesi: cibo per la mente, in un presente che spesso ci lascia senza parole. A Roma, al teatro Vascello, soltanto fino a mercoledì 11 febbraio. 

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