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Seconda uscita di ‘È un problema mio’: riscrivere l'amore per collettivizzare responsabilità

Seconda uscita di ‘È un problema mio’: riscrivere l'amore per collettivizzare responsabilità

Nel mese della celebrazione dei sentimenti, 'È un problema mio' rilancia una campagna pubblica che sposta il discorso dalla comunicazione alla relazione, dalle parole alle pratiche

Venerdi, 23/01/2026 - Non è una campagna che chiede attenzione. È una campagna che chiama in causa. “È un problema mio” torna a febbraio con la seconda grande uscita pubblica e lo fa ribadendo una posizione chiara: la violenza maschile contro le donne non è un fatto privato, non è un problema settoriale, non è un tema da delegare. È una responsabilità collettiva. La prima campagna di affissioni ha portato parole essenziali nello spazio urbano. Manifesti di grande formato, collocati in punti visibili, capaci di abitare i luoghi quotidiani senza mediazioni. Un segno riconoscibile, pensato per intercettare sguardi diversi e far entrare il messaggio nella vita ordinaria delle città. Sui muri non ci sono slogan rassicuranti, ma una presa di posizione netta.
Una frase che sposta il fuoco: la violenza non è sicuramente un problema per le donne, ma non è “un problema delle donne”.
Il valore della campagna emerge quando il messaggio viene attraversato, discusso, rielaborato. È accaduto, tra gli altri esempi, ad Amelia, dove una docente di scuola secondaria ha chiesto agli studenti e alle studentesse di cercare e fotografare i manifesti presenti sul territorio. Un gesto semplice, ma potente. Perché, come sottolineano le associazioni coinvolte, È un problema mio è prima di tutto «un’opportunità per veicolare correttamente il tema della violenza maschile contro le donne». Il manifesto diventa così un innesco, non un mero punto di arrivo.
Dietro a questo percorso c’è un lavoro lungo e condiviso. Mettere insieme le principali associazioni impegnate nel contrasto alla violenza di genere ha richiesto tempo, confronto e assunzione di responsabilità. «Riuscire a costruire una rete tra le associazioni è stato un lavoro preparatorio fondamentale», spiegano le referenti. Un processo reso possibile dal coordinamento e dalla fiducia costruita nel tempo. Il confronto ha portato anche a una scelta chiara: affinare il linguaggio.
«Ogni decisione di andare in stampa è stata il risultato di un vero e proprio percorso di confronto condiviso. Le associazioni coinvolte hanno utilizzato la pratica della condivisione come metodologia di lavoro, creando uno spazio di ascolto, restituzione e rielaborazione collettiva, sia all’interno sia all’esterno dell’organizzazione. Un processo fatto di modifiche e aggiustamenti continui, perché su questi temi le parole non sono mai neutre».
La campagna di febbraio non è una replica, è un rilancio politico e culturale. La scelta di collocare la seconda uscita pubblica nel mese di febbraio non è casuale. Febbraio è il periodo tradizionalmente associato alla celebrazione dell’amore e dei sentimenti, un tempo saturo di narrazioni romantiche che spesso evitano di interrogarsi sulle relazioni di potere e sulle forme di violenza che possono annidarsi proprio nei legami affettivi. È un problema mio interviene in questo spazio simbolico per ribadire un messaggio essenziale: l’amore non giustifica il controllo, non legittima la sopraffazione, non deve fare male. Portare la campagna nello spazio pubblico in questo momento dell’anno significa scardinare l’equivoco che confonde l’amore con il possesso e il sentimento con la violenza, riaffermando che le relazioni si fondano su rispetto, responsabilità e libertà reciproca.
Nelle principali città umbre, in spazi ad alta visibilità, È un problema mio torna sui muri con accresciuta consapevolezza, con un messaggio definito e una direzione dichiarata. Febbraio segna anche un ulteriore passaggio: dalle affissioni come presenza simbolica alle affissioni come porta d’ingresso a un’azione più ampia. Entrano ancora più nel vivo le attività rivolte a scuole, insegnanti, genitori e adulti. Il progetto prevede laboratori condotti da formatrici e formatori, con una presenza maschile attiva e consapevole.
«Responsabilizzare gli uomini è il cambiamento culturale più urgente». Per questo, il coinvolgimento maschile nei percorsi educativi è considerato un elemento strategico. Alla base del progetto resta una convinzione condivisa, più volte ribadita nel confronto tra le associazioni: «La violenza contro le donne nasce dal silenzio, cresce nell’indifferenza, si regge sulla complicità. Ci riguarda sempre tutti e tutte».
Con la seconda campagna, il progetto consolida la propria presenza pubblica nell’orizzonte di un percorso che guarda al lungo periodo e che sceglie di tenere aperto, nello spazio pubblico, un tema che riguarda l’intera società. Non per spiegare. Per restare.


È un problema mio” è un progetto promosso da Terni Donne APS, in partenariato con Libera…mente Donna ETS, Rete delle Donne Antiviolenza, APS Forum Donne Amelia e UDI Perugia ETS, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità.

www.unproblemamio.it
La foto è dello Studio Grafico Serra

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