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Silvana, una vittima (insieme a tante altre) vittime 'collaterali' delle mafie

Silvana, una vittima (insieme a tante altre) vittime 'collaterali' delle mafie

La storia di Silvana Sibarelli, uccisa innocente "al posto" del marito in un agguato dei clan di 'ndrangheta di Cassano nella piana di Sibari

Martedi, 27/10/2026

Silvana ….vittima con le vittime 'collaterali' delle mafie / il femminile di giornata 114
Era la sera di sabato 24 l’ultimo fine settimana d’ottobre, nel comune di Cassano allo Ionio, quando Silvana Sibarelli, torna a casa con il marito Damiano Pepe detto “Tripolino”. Non sappiamo se sia, chissà, scesa dalla macchina magari per aprire il cancello, certo è che, proprio al cancello della villa, c’erano uomini nascosti ad aspettare Pepe per ammazzarlo, in conseguenza di una faida fra potenti clan locali. Altrettanto certo è che il fuoco a raffica colpisce Silvana uccidendola immediatamente, trivellata da molteplici colpi, mentre gli spari continuano e feriscono lui, che come dicono le notizie di stampa, con la macchina riesce a raggiungere una famiglia vicina, viene portato in ospedale dove non sembra essere in pericolo di vita per quanto grave.
Una storia terribile vissuta con la paura di una ripresa violenta degli scontri tra gruppi di mafie locali, tanto che il Sindaco di Cassano Giampaolo Iacobini, insieme al Vescovo Francesco Savino ha immediatamente organizzato una manifestazione per parlare con la gente e sollevare non solo una ribellione in difesa della dignità della popolazione della piana di Sibari - e nello specifico del comune di Cassano - che non accetta di vedere il proprio territorio sinonimo di luogo dominio della “ndrangheta” e delle faide tra le famiglie che la compongono.
Proprio come quella “famiglia” a cui appartiene Damiano Pepe il cui fratello per analoghi avvenimenti fu ucciso due anni fa.
Ma tornando a Silvana la compagna, la donna” innocente” che ha perduto la vita non essendo lei la vittima designata, lasciando tra l’altro, come leggiamo, due figli di un precedente matrimonio, viene ad allungare la lista di altre donne, troppe, uccise in modo orribile a fianco di uomini uccisi, nello specifico, proprio in questo territorio e per essersi trovate nel luogo sbagliato, al momento sbagliato diventando “collaterali” a personaggi coinvolti nelle spaventose faide per il potere fra bande, senza che vi siano motivi per ritenere queste mogli o compagne, a loro volta, coinvolte quali compartecipi delle vicende delle faide delinquenziali.
E così è stato prima di Silvana Sibarelli per Hanene Hedhli, nel 2022, trentottenne d’origine marocchina che cercando di fuggire dopo che avevano ucciso l’uomo con cui si trovava è stata freddata orribilmente; ed ancora nel 2023 Antonella Lopardo, moglie di un affiliato ad una cosca, peraltro, lei, con un suo personale lavoro da parrucchiera. Le fu sparato da fuori casa puntando alla finestra, scambiando però la sua ombra con quella del marito Salvatore Maritano, che riuscì a salvarsi.
Un altro evento tragico, che per la portata dell’orrore che produsse, rimase molti giorni protagonista dell’informazione, è del 2014, quando fu ucciso  Giuseppe Iannicelli insieme alla sua compagna, Betty Taoussa, di origine marocchina e il nipotino Cocò di 3 anni. Ciò che oramai 12 anni fa colpì e per cui è interessante da menzionare oggi e che, come fu ripetutamente sottolineato dalla cronaca del tempo, con quella inaccettabile mattanza finiva e presumibilmente veniva abolita una “tradizione” per cui pur nel mondo dell’orrore e della morte il rispetto per le donne e per i bambini era un’etica un codice condiviso e rispettato.
Comportamenti che non fanno più in alcun modo storia e ci riportano a Silvana Sibarelli che, morta per essere la compagna di un esponente di spicco dei clan della piana di Sibari, come altre donne che hanno fatto la sua fine anche oltre quelle qui ricordate, va considerata una vittima innocente fino a prova contraria.
Scegliere questa valutazione e definizione d’innocenza prevede di non farsi complici di quelle posizioni di cui sono pieni i social che giudicano queste donne, e oggi Silvana, semplificando ogni considerazione, ovvero che se avevano scelto di vivere accanto a quei personaggi, se l’erano e se la sono cercata; ed ancora che scegliere di sposare o essere compagna di uomini di quel tipo ti rende complice di fatto ed implicitamente dei loro comportamenti.
Modalità di pensiero su cui certo molte e molti possono identificarsi e scelgono di discutere con la posizione di giudicare a priori.
Un atteggiamento che soprattutto in tempi confusi e complessi come questi andrebbe considerato sbagliato e dannoso.
Queste donne uccise vanno ritenute vittime innocenti, quando nulla risulta a loro carico fino a prova contraria. Non dovrebbero essere condannate e giudicate per le loro scelte affettive di cui non si conosce la storia. Questo non significa che nel mondo delle mafie non ci siano, purtroppo anche donne coinvolte da protagoniste, forse per scelta o comunque per motivi che non sappiamo.
Rimane comunque che vedere innamorarsi e giudicare senza conoscere è sempre molto negativo, ed è per questo che tornando all’ultima vittima dell’orrore e delle lotte fra i clan della piana di Sibari, che è stata Silvana Sibarelli, pensiamo a lei con empatia come una vittima innocente di un agguato in cui ha finito per salvare la vita al suo compagno, la vittima designata.
Nel contempo è doveroso sottoscrivere di sentirsi a fianco della popolazione di Cassano e alle affermazioni del suo sindaco Giampaolo Iacobini che insieme al Vescovo Francesco Savino sottolineano ed invitano la cittadinanza a reagire con coraggio alla paura, sia per sottolineare i propri permanenti valori di civiltà sia per opporsi, uscendo allo scoperto, alle faide in lotta per ridefinire gli assetti criminali del territorio.
Paola Ortensi

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