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Storie di donne: Sarra Rossi e Caterina Ganguzza prigioniere calabresi dei Turchi.

Storie di donne: Sarra Rossi e Caterina Ganguzza prigioniere calabresi dei Turchi.

Sono poco note ma nell' anniversario della Battaglia di Lepanto vogliamo ricordare le loro storie: Sarra Rossi e Caterina Ganguzza.

Mercoledi, 07/10/2026

"Allarmi, allarmi, 'a campana sona / li Turchi su arrivati a ra marina / chi tena scarpe vecchie se risola / c'avimu fare nu luongu caminu". Quello delle incursioni turche e saracene, fra il XV e il XVI secolo, fu fra i periodi più tristi per la Calabria e la costa jonica calabrese. Lo scontro fra la costa cristiana e quella ottomana del Mediterraneo – in un lungo periodo in cui non era il calmo mare abbracciato fra l'Europa e l'Africa settentrionale – era iniziato al tempo delle Crociate e non terminò neppure in seguito alla notissima battaglia di Lepanto. Scialuppe di soldati, ma anche di semplici avventurieri e predatori, attaccarono lungamente le coste calabresi, arrivando anche nell'entroterra presilano alla ricerca di bottini e prigionieri. Fra questi ultimi, il più noto fu Giovanni Dionigi Galeoni, nativo del borgo di Le Castella, nel comune di Isola di Capo Rizzuto, che, dopo essere stato rapito giovinetto, si fece musulmano col nome di Ucciali, divenne corsaro e ammiraglio ottomano, imperversò in tutto il Mediterraneo e partecipò alla battaglia di Lepanto. Nel frattempo, mentre in Calabria la sua figura rimase leggendaria, a Costantinopoli divenne talmente famoso che, dopo la sua morte, gli venne dedicata, nel quartiere di Galata, la moschea di Kılıç Ali Pascia. Nell'anniversario della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, ci piace ricordare le storie poco note di due donne, imprigionate dai Turchi sulla costa jonica crotonese che, pur con storie diametralmente diverse, meritano di essere meglio conosciute: Sarra Rosa di Mesoraca e Caterina Ganguzza di Cutro. A quest'ultima, recentemente, ha dedicato un proprio saggio Maurizio Mesoraca. La tradizione racconta che entrambe le prigioniere fossero bellissime, tanto che i sultani del tempo le volevano fra le proprie concubine. Mentre però Sarra Rosa, per non abiurare la propria fede, si fece uccidere, Caterina Ganguzza visse in corte. Nel lungo periodo della sua permanenza a Costantinopoli conobbe un altro prigioniero calabrese: il domenicano fra' Tommaso da Vieti, che divenne suo confessore. Riscattato dai domenicani o liberato grazie all'intercessione di Caterina Ganguzza, il frate riuscì a ritornare in Calabria, ricevendo dalla stessa un'ampia quantità di denaro. Questo denaro fu utilizzato, oltre che per migliorare il convento di Santa Caterina a Cutro, dalla Provincia domenicana dell'Italia meridionale per costruire a Napoli un convento che avrebbe dovuto ospitare i frati anziani nativi della Calabria. Col tempo lo stesso convento, sotto il titolo di Santa Maria della Salute, anche grazie ad alcuni privilegi concessi da papa Pio V, divenne uno dei maggiori conventi domenicani dell'Italia meridionale.
Francesco Rizza

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