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Susan Sarandon ad Alice nella Città ritira il premio Womenlands Excellence Award

Susan Sarandon ad Alice nella Città ritira il premio Womenlands Excellence Award

L’attrice, giunta nella capitale per l’anteprima di ‘The Accompanist’ di Zach Wood, film presentato nella sezione parallela della Festa di Roma, dedicata ai giovani, ha incontrato giornalisti e pubblico parlando di cinema e politica

Mercoledi, 14/10/2026

“La famiglia di mia madre è di origini siciliane, di Ragusa, quindi quando vengo in Italia sento di tornare a casa”: così ha esordito una splendida Susan Sarandon, attrice e attivista ottantenne in piena forma, nota al grande pubblico per i suoi ruoli di donne ribelli e determinate, in film cult come ‘Thelma e Louise’ e ‘Dead Man Walking’ (per citarne solo alcuni), sopraggiunta a Roma in occasione della Festa del Cinema.

Il suo arrivo nella Capitale era atteso da giorni: Susan Sarandon si è presentata all'Hotel Nobu con il regista Zach Woods per presentare ‘The Accompanist’ il film in Concorso Internazionale che ha aperto la ventiquattresima edizione di Alice nella Città, festival che si svolge in parallelo e in agreement con la Festa del Cinema di Roma, sotto la direzione artistica di Fabia Bettini e Gianluca Giannelli.

Il film, opera prima di Zach Woods, mette insieme due solitudini: una bambina affidata a una nuova famiglia e una donna segnata dalla perdita, interpretata da Susan Sarandon. In equilibrio tra humour e dramma, con note fantasy che attraversano parte del film, l’incontro tra due solitudini diventa una relazione in cui ‘prendersi cura’ significa anche lasciare spazio all’altro.

L'attrice premio Oscar ha risposto alle domande dei giornalisti, parlando del film e raccontando anche di sé, delle sue battaglie e di come stia vivendo quello che molti hanno definito un ‘ritorno’, al cinema con un film in cui è protagonista assoluta dopo tanti anni. "In realtà non mi ero accorta di essere andata via - ha scherzato l’attrice - altrimenti avrei sentito la mia mancanza: ho sempre pensato di essere protagonista della mia vita".

Alla Sarandon è stato attribuito anche il Womenlands Excellence Award 2026, che l’attrice ha ricevuto dopo il Q&A con i giornalisti, come riconoscimento al suo talento e alla sua carriera ma anche al modo in cui ha scelto di attraversare il cinema, sempre con autonomia, libertà e coraggio: a tale proposito ha ricordato alcuni episodi in cui la sua presa di posizione le è costata cara.

"Sono successe tante cose diverse – ha raccontato - anche perché io ho sempre cercato di usare la mia “piattaforma” per raccontare alle persone cose di cui non erano a conoscenza. L'ho fatto per le persone che non avevano voce, come quando durante la cerimonia degli Oscar ho detto che c'erano molte persone di Haiti detenute a Guantanamo solo perché positive all'HIV e considerate gay. E questo ha rovesciato su di me una grande ondata di reazioni negative. Oppure quando sono stata fatta fuori dall'Academy per un certo periodo per aver parlato dell'Iraq. Ma per me puntare la luce dei riflettori su notizie così rilevanti è fondamentale, perché l'autenticità e la gentilezza sono per me le cose più importanti”.

Alle tante domande spinose che le hanno rivolto i giornalisti non si è tirata indietro: a chi le chiede un commento sulla scelta dell’amministrazione americana di far vedere un'esecuzione in diretta streaming, la Sarandon risponde: "So che finirò nei guai per questo... ma non riesco neanche a trovare le parole per descrivere questa assenza di moralità, di sensibilità, questa mascolinità tossica, questa infezione profonda che ha colpito il governo degli Stati Uniti.

Credo che l'unica cosa positiva di certe affermazioni (dice riferendosi alle parole del segretario alla Difesa americano) sia stata quella di aver avviato un dibattito sulla pena di morte. E questo la dice lunga sulla depravazione di questa amministrazione. L'ultima esecuzione vista in diretta - ha aggiunto - è stata quella dell'ISIS: pensate al danno che farebbe trasmettere un omicidio a sangue freddo contro una persona che non può assolutamente difendersi, a prescindere dalle sue colpe: oltre alla vita del condannato distruggerebbe anche quella di chi ha assistito e proceduto all'esecuzione. Sarebbe lo stesso orrore che abbiamo vissuto quando c'era la schiavitù".

Alla domanda su quanto sia importante incontrare i giovani in questo momento storico per parlare di cinema ma anche di ciò che sta accadendo in Palestina e in Libano, per cui lei stessa è stata penalizzata, la Sarandon afferma: "Non credo sia importante ciò che è successo a me, perché ho parlato di Gaza, quello che è importante è sapere che oggi ci sono ancora migliaia di persone che vengono uccise nonostante il cessate il fuoco, in Libano come a Gaza, e che i bambini vengono uccisi dai cecchini, sepolti vivi o lasciati morire. Quello che conta - spiega - è non permettere che questo sia considerata la normalità".

E aggiunge: "Ciò che conta è che un film come Naza venga visto da più persone possibili e che i giovani scendano per strada e ne parlino. Non devono permettere che questo diventi un mondo che normalizzi e accetti tutto questo. I ragazzi vedono il mondo che stiamo lasciando loro e ciò che interessa non è quello che accade a un'attrice, ma che i giornalisti continuino a raccontare quello che sta succedendo, continuino a parlare di queste questioni e che tutti spingano affinché si realizzi un vero cessate il fuoco. Io ho molta speranza nei giovani, perché sanno che mondo stiamo lasciando loro e non hanno quasi più nulla da perdere. Lo vediamo in questi giorni: sono coraggiosi, istruiti, sono arrabbiati e devono esserlo".

Poi, in vista dei saluti in sala nel pomeriggio al Cinema The Space di Roma che ha proiettato ‘The Accompanist’ in ben 5 sale, tutte sold out, ha detto: "Sarò felice di parlare con i ragazzi e le ragazze e capire cosa pensano del film e spero che questo film significhi qualcosa per loro, come loro significano tanto per me". E conclude, ringraziando il festival di Alice nella città, da sempre attenta ai giovani, per aver scelto di fare vedere il film di Zach Woods. "I Blockbuster si fanno strada da soli - ricorda - mentre film come questo hanno bisogno di essere aiutati per essere visti, è un film piccolo ma che sfida lo status quo e spero che questo spinga altre persone ad andare a vederlo".

Nel pomeriggio l’attrice e il regista hanno partecipato al Q&A dopo la proiezione del film rispondendo con generosità alle domande dei tanti giovani presenti nelle varie sale gremite sui temi del film: l’affidamento di bambini senza famiglie, la vecchiaia, la solitudine, la solidarietà, le relazioni umane.

Presenti nella sala principale, con striscioni e bandiere, anche i rappresentanti della comunità Pro Pal di Roma che non ha mancato di ringraziare Susan Sarandon per il suo impegno per la causa palestinese, oltre alla leader del Pd Elly Schlein e al presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, salito sul palco per ringraziare l’attrice per la sua passione civile.

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