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XIII edizione del Premio Iguana dedicato alla scrittrice Anna Maria Ortese

L'appuntamento è per il 27 giugno presso la Dimora del Prete di Belmonte a Venafro

PREMIO IGUANA 2026, XIII edizione
Appuntamento il 27 giugno 2026 ore 17 per il Premio Iguana dedicato alla straordinaria figura della scrittrice Anna Maria Ortese che la prof.ssa Esther Basile filosofa ha portato all’attenzione anche della Camera dei Deputati, dopo aver istituito per lei due Targhe commemorative a Rapallo e a Napoli a seguito di convegni specifici.
La Dimora del Prete di Belmonte ospiterà per la seconda volta il Premio, luogo che sorge nel centro storico della città di Venafro sulla piazzetta di Cristo, accanto all’omonima chiesa. Il palazzo, che si allinea a uno dei cardi dell’antica città romana, costruito in epoca precedente, fu ristrutturato in stile neoclassico intorno al 1860. All’interno si apre un incantevole giardino, circondato dai palazzi circostanti. L’antico androne delle carrozze, al piano terra, è stato trasformato in sala per conferenze, convegni e occasioni conviviali.
Ancora per questo secondo anno si svolge la Tredicesima Edizione del Premio Iguana dedicato alla famosa scrittrice Ortese con la splendida accoglienza e raffinatezza della ND Dorothy del Prete di Belmonte.
In precedenza il Premio si è svolto per 11 anni nel Castello di Prata Sannita con eccelsa collaborazione della ND Lucia Daga Scuncio e della sua famiglia.
Ideato dalla filosofa dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e dalla medica e documentarista Maria Rosaria Rubulotta con Egida del prestigioso Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli ed Egida del Parlamento europeo in collaborazione con Associazione Eleonora Pimentel, la continuità del Premio Iguana si caratterizza per la sua forte valenza culturale. Numerose negli anni le presenze di scrittrici e intellettuali, come il poeta Elio Pecora che preside la Sessione poesia, il dott. Alfredo Baldi esperto di cinema Direttore della cineteca di Roma che presiede la sezione video, la sen. Vittoria Franco e la Emerita studiosa Margherita Pieracci Harwell presidenti sezione saggistica, il Presidente IISF Gerardo Marotta ed attuale Massimiliano Marotta, le giornalista Giuliana Sgrena, la giornalista Carmela Maietta le attrici Anna Maria Ackermann e Milena Vukotic che hanno dato voce con grande efficacia alle pagine della Ortese, le saggiste tutte studiose di alto spessore. I musicisti che hanno accompagnato le varie edizioni dal Trio di Susanna Canessa, al duo del M.Nicola Rando e Mezzosoprano Daniela Innamorati al cantautore Valerio Bruner alla cantante folk Patrizia Lopez.
Presenti sempre le registe e i registi e artiste Teresa Mangiacapra (sempre presente alla Biennale di Venezia), la Regista Grazia Morace –Il regista Elio Scarciglia ed il Regista Carlo Damasco noto per la sua opera in Marocco ed Italia.
Con noi sempre gli Editori Homo Scrivens-Guida- Avagliano- Il Saggiatore-Feltrinelli- Rizzoli.
Sempre presente la Fonderia Pontificia Marinelli Campane di Agnone con le loro preziose campane in miniatura presente Gioconda Marinelli e fra i regali scelti dal Comitato promotore i Piatti della Ditta SimoneZaccarella.
Le sezioni con tutti esperti:Sezione Poesia Edita Presiede Elio Pecora Componenti L.Stefanelli- B.Galluccio-R. Felerico-E.Basile-C.Dolci-M.Melillo-Mt.Caporaso
Sezione Saggistica Presiede Sen Vittoria Franco- Componenti M.Selvaggio- G.Pulviremti- R. Gambino-Massimiliano Marotta –Manuela Sanna
Sezione Narrativa Presiede BoghosZekiyan Componenti R. Rubulotta- G. Marinelli- E.Basile- M. Mastrogiovanni –M.Iannotti
Sezione Foto L. Festa- R. Rubulotta- R.Isidori – A.Caruso-C.Castaldo-C.Maietta
Sezione Musica M.Nicola Rando Mezzosoprano Daniela Innamorati-S.Canessa-V.Bruner-E. Spedaliere-L.Valente
Sezione Video Presiede Alfredo Baldi Componenti R.Rubulotta- S- De Gennaro- C.Maietta-A. Bosco-.

IGUANA- Una lettura binaria che contrapponga detto e non detto, un’opposizione insistita fra reale e fantastico, un accostamento contrastivo fra ciò che della pagina di Anna Maria Ortese risulta scopertamente dichiarato e ciò che nella prosa di questa scrittrice rimane latente segreto sono la chiave di lettura prediletta per la decodifica dell’operazione letteraria di questa stramba iguana scrittrice («questa Iguana mi portò un po’ di fortuna, non troppa perché nessuno la voleva… Nessuno la voleva perché era stramba», afferma Ortese in un’intervista del 1996;ma già sei anni prima aveva confessato ad un amico: «ero un’iguana anche io, nel ’62»).
Parte fondamentale di questo itinerario sui e dai margini della rappresentazione del reale è l’idea che la dimensione fantastica della scrittura della Ortese non debba solo e necessariamente essere spiegata guardando all’indietro, ad esempio tramite il confronto, pure molto pertinente, con le istanze del romanzo fantastico o le neoavanguardie sperimentali novecentesche, ma possa operare anche da catalizzatore per aperture cronologicamente collocabili sul versante opposto. Prendendo sulserio gli squarci aperti sul futuro da alcune creature fantastiche della scrittura della Ortese – l’iguana, il cardillo e il puma protagonisti della cosiddetta trilogia delle bestie-angelo ortesiane – si leggono queste creature meravigliose come figurazioni di elementi tipici della postmoderna trasformazione del profondo: arbitrio forse anacronistico, se pensiamo che il primo romanzo della serie risale ai primi anni sessanta, ma che non potrà spiacere ad un’autrice che si volle sempre cimentare nella tentazione di penetrare la stratificazione del reale fino a scoprirne la natura tutt’altro che reale: «Sentii parlare di realismo. Che cos’è questo?», chiede il marchese Jimenez al conte Daddo, in un famoso passo del romanzo L’Iguana. «Dovrebbe essere» rispose il conte un po’ impacciato «un’arte di illuminare il reale. Purtroppo, non si tiene conto che il reale è a più strati, e l’intero Creato, quando si è giunti ad analizzare fin l’ultimo strato, non risulta affatto reale, ma pura e profonda immaginazione».
Bisogna nominare una realtà esterna qualsiasi, il continuo mettere in discussione la frontiera fra mente e mondo e, insomma, il suo intento di minare il reale. Il risultato è una scrittura che si colloca «nel territorio fra reale e irreale, visto e invisibile, lavoro e mente, realtà e sogno» e che la Ortese pone in relazione diretta con l’operazione compiuta dagli scrittori diavanguardia del fantastico nel diciannovesimo e ventesimo secolo, cultori di un genere che si contraddistinguerebbe proprio per il suo dissolvere iconfini, invece che porli, fra l’individuo e la realtà che lo circonda.
La narrativa di Anna Maria Ortese trascende ognistretta periodizzazione storico-letteraria , si riterrà forse ancora più ricco distimoli interpretativi leggere l’attraversamento di mondi operato dalla scrittura ortesiana come «l’ardire di una concezione in anticipo suitempi», come un segnale perfettamente consono a certe dinamiche didislocamento dei confini di genere che, invece di precederla, cronologicamentesi trovano a seguirla.
 

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