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25 Aprile 2026 con sguardo di donna. Dalla Resistenza alla promozione di sé

25 Aprile 2026 con sguardo di donna. Dalla Resistenza alla promozione di sé

Ottanta anni fa le donne votarono per la prima volta per due obiettivi, divenuti pilastri dell'Italia: Repubblica e non più Monarchia e l'Assemblea costituente

Martedi, 21/04/2026 - 25 Aprile 2026 con sguardo di donna. Dalla Resistenza alla promozione di sé / il femminile di giornata novanta
Era il 1946, un anno dalla Liberazione, dalla fine della guerra, vibrante del tumulto positivo di crescita e innovazione che la pace aveva innestato nel Paese. Le aspettative del futuro coniugate e innervate dal lavoro potente dei protagonisti della Resistenza, della nuova classe che emergeva in politica, guardavano con ottimismo e intelligenza al progetto di ricostruzione e sviluppo dell’Italia.
La prova è ancora una volta ciò che a 81 anni da quella data ci troviamo a celebrare, e su cui è interessante ricordare con uno sguardo volto all’indietro, solo per comprendere una storia davvero d’eccellenza e su cui riflettere per ricavarne anche e ancora indicazioni e stimoli per il futuro.
Formidabile “l’agenda” con cui l’Italia in quel mitico 1946 si trovava a misurarsi!
Non solo il voto del 2 giugno del Referendum istituzionale riguardava la scelta tra Monarchia e Repubblica, ma contemporaneamente si dovevano eleggere i membri dell’Assemblea costituente, ovvero i 556 deputati incaricati di redigere la nuova futura Carta costituzionale. Ed è proprio intrecciata a questi appuntamenti straordinari ed epocali che “la storia” al femminile del paese Italia assume un interesse speciale e non solo per quanto accade, ma come si fosse determinato e dove affondasse le sue radici più recenti.
Quel 2 giugno 1946 le donne votavano per la prima volta e ogni storia e documento - dai libri agli atti ufficiali, dal cinema ai racconti in prima persona delle donne - racconta di un entusiasmo, di un’emozione, di un protagonismo femminile straordinario.
Non a caso vale la pena di ricordare che 12 milioni furono le donne che andarono ai seggi, ovvero un milione in più degli undici milioni di uomini, a dimostrare una partecipazione sentita e piena d’orgoglio. Un risultato che fu significativo anche per il voto dell’Assemblea costituente composta da 556 deputati fra cui figuravano 21 donne (“Madri costituenti”) e veniva costituita una Commissione dei 75, appositamente incaricata del lavoro finalizzato al testo costituzionale.
L’Assemblea eletta quel 2 giugno si riunì per la prima volta il 25 giugno del 1946 a Montecitorio, approvando la Costituzione il 22 dicembre del 1947 e lavorando fino al 31 gennaio del 1948.
Ed è tornando alle “ Madri costituenti” che non è superfluo, in questa importante ricorrenza per tutte noi, ricordarle una per una, per il grande impegno che tutte loro da quel momento dedicarono al paese Italia, con uno sguardo sempre in più per le donne e all’affermazione dei valori della persona, della pari dignità, della giustizia sociale, dell’eguaglianza.
Eccole allora, nome per nome, per non annebbiarne mai il ricordo: 9 comuniste (Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi), 9 democristiane (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio), 2 socialiste (Bianca Bianchi e Lina Merlin) e 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna).
Erano donne e dirigenti politiche, rappresentanti di tante regioni italiane, il cui impegno ha segnato un passaggio fondamentale nel processo di emancipazione femminile e nella ricostruzione democratica dell’Italia. Ma se questa partecipazione femminile ha rappresentato una presenza determinante, è interessante riflettere quale snodo abbia rappresentato, per le donne , tra quello che era il recente passato di guerra e di resistenza da cui veniva l’Italia e la svolta del 1946.
Ecco allora che il pensiero e soprattutto la ricerca porta a rifarsi al valore ed al protagonismo proprio di tante donne nella Resistenza, e nel processo di Liberazione dell’Italia, a cui solo l'anno scorso, nel 2025, per gli 80 anni dalla fine della guerra, è stato dedicato spazio ampio di riflessione e ricerca. Ma è ancora dalla specifica angolatura femminile che vale la pena di riprendere un pensiero riguardante proprio il peso che ebbe la partecipazione delle partigiane alla Resistenza, alla lotta partigiana, per valutarne l’importanza. Questo per capire quanto quella esperienza rappresentò la rottura di schemi che imbrigliavano fino ad allora le donne. Per molte rappresentò la scoperta di esserci fuori dai confini famigliari e protagoniste dei tempi dolorosi della guerra e poi della Liberazione. Rappresentando così accanto agli uomini, quella realtà che fece della Resistenza “il Fatto”, con la F maiuscola, capace di ridare all’Italia la dignità di rivendicare a fianco degli Alleati la propria parte per abbattere il fascismo e vincere sull’occupazione nazista.
Tornando a quello che rappresentò la Resistenza nella crescita e nella scoperta di molte donne di voler andar oltre nel loro percorso emancipatorio, mi sembra significativa e interessante una considerazione che Benedetta Tobagi rilasciò in occasione della presentazione del suo libro molto interessante “La Resistenza delle Donne“. Intervistata su quale fosse stata la rottura della passività delle donne facendole divenire protagoniste, in tantissime, come partigiane, rispose: ”Capirono di essere invisibili e per questo usarono la loro invisibilità”, per essere protagoniste come staffette, supporti logistici, pilasti della Resistenza. Settantamila furono le partigiane di cui ben 4635 arrestate e torturate e fra loro 19 le medaglie d’oro.
Ma tornando a quell’interessante processo innescato col diritto al voto del 1946 e con il grande attivismo, propositivo e decisivo, con cui le Madri costituenti riuscirono a segnare la Costituzione, lunga e interessantissima fu la strada che si aprì e che ha portato a traguardi decisivi, nel corso dei decenni, rispetto all’emancipazione, al lavoro, ai rapporti e diritti delle donne, codificati da leggi importanti e numerosissime, che hanno garantito la conferma di molteplici diritti.
Un processo che non ha fine ma che sarebbe, anzi è molto molto importante che le giovani generazioni conoscano, apprezzino per poter partecipare e andare oltre secondo le loro aspettative.
La strada è ancora lunga ed in continua evoluzione rispetto a quanto serve per adeguare i diritti delle donne alla gestione della propria vita quotidiana nella famiglia, lavoro, società e di più. La memoria che ancora una volta a 80 anni dai grandi obiettivi realizzati dopo la Liberazione e la fine della guerra, ci troviamo a celebrare e ricordare, dovrebbero essere accompagnati dalla convinzione che la memoria sia occasione non semplicemente per ricordare i risultati raggiunti ma per aggiornare e ritrovare l’energia positiva che serve per disegnare e raggiungere nuovi necessari traguardi per il riconoscimento di un bisogno costante del miglioramento della vita, che noi qui pensiamo rivolgendoci prioritariamente al mondo femminile.
Paola Ortensi

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