Ada Cosco: quando i conti tornano ma la sanità non funziona. Cronaca di normale mala sanità in Calab
Un viaggio in quell' inferno che possono essere gli ospedali calabresi. La disavventura della giornalista Ada Cosco, i diritti che non sono piaceri per gli amici degli amici.
"Che ci veniamo a fare al pronto soccorso se non ci aiutano? Se non allievano il nostro dolore?!" 14 ore che sono qui e neppure un calmante! Sto male e nessuno mi aiuta!". È toccato ad Ada Cosco, giornalista pubblicista calabrese e firma fra le più note del Marchesato Crotonese, lanciare sui social il suo accorato appello contro la mala gestione della sanità nell'amara regione calabrese. Tutto è successo alcuni giorni fa: recatasi nel pronto soccorso del policlinico "Renato Dulbecco" di Catanzaro ha subìto sulla propria pelle tutte le problematiche della Calabria che non sono solo quelle della mancanza di medici e di personale paramedico. "Non vi ammalate in Calabria, sto male e nessuno mi aiuta, se fino ad ora ho sponsorizzato la Calabria adesso non più: Occhiuto vergognati: c'è gente che aspetta ore ed ore, poi arrivano gli amici degli amici e tu rimani lì, come una bestia". La propaganda, da più mesi, racconta di una Calabria in fase di recupero almeno dal punto di vista sanitario. Lo scorso 9 aprile, dopo quasi diciassette anni di gestione commissariale straordinaria, il Consiglio dei Ministri ha deliberato la revoca del commissariamento, segnando il passaggio a una fase di programmazione affidata alla Regione, sebbene il processo sia accompagnato da verifiche rigorose e da un dibattito acceso sulla reale autonomia e tenuta del sistema ed anche sul fronte contabile, recentemente, la Giunta regionale ha approvato il bilancio consolidato del servizio sanitario regionale registrando un utile di esercizio. Evidentemente, si tratta di un positivo segnale di riequilibrio formale dei conti che, però, fa da contraltare alle persistenti difficoltà operative dei singoli territori e delle Aziende Sanitarie Provinciali, che registrano lunghi ritardi nelle prenotazioni e situazioni come quella della giornalista: non una singola disavventura personale, ma la constatazione di una svolta organizzativa ed umanizzante che non può più essere rinviata. Perché i conti, l'organizzazione ed anche quella burocrazia che spesso pare fine a sé stessa sono certamente importanti, ma mai quanto il diritto delle persone, che nei momenti di fragilità vanno trattate dignitosamente. Per la Calabria che, alla vigilia della riforma dell'autonomia differenziata ma anche del referendum con cui nel prossimo novembre sarà chiamata ad approvare l'aumento degli assessori regionali, è arrivato il momento dell'impegno: non è più il tempo del fatalismo e della rivolta contro il destino basso, ma quello della prima responsabilità di una cittadinanza attiva: quella di pretendere, dignitosamente, i propri diritti, non i piaceri degli amici degli amici.
Francesco Rizza