Nell’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice le imprenditrici parlano di sicurezza alimentare, di resilienza dei sistemi produttivi e di coesione delle aree rurali perché “le donne sono una presenza strutturale, decisiva, irrinunciabile”
Lunedi, 04/05/2026 -
L'agricoltura italiana si mostra in crescita e capace di innovare, soprattutto quando le imprese sono a guida femminile. In linea con la media europea “le aziende condotte da donne sono un terzo del totale e hanno estensioni fino ai cinque ettari, quindi tendenzialmente più piccole rispetto a quelle guidate da uomini”, una SAU (Superficie Agricola Utilizzata) che oggi registra in Italia una crescita molto più dinamica (+ 12,5% per le donne e +2,9% per gli uomini). Così come il grado di meccanizzazione, che “presenta un tasso di crescita nell’ultimo decennio quasi doppio rispetto alle imprese gestite da uomini”.
Questi sono alcuni degli argomenti proposti durante il convegno nazionale di Confagricoltura Donna (Roma, Palazzo della Valle, 28 aprile 2026) “L’Agricoltura è Donna. Leadership femminile per coltivare il futuro” che è stato momento di valorizzazione “di un’agricoltura italiana ed europea che non può più essere pensata senza il pieno protagonismo delle donne”. Un’osservazione suffragata dai dati elaborati dal Centro Studi di Confagricoltura con il CREA e sostanziata dalle vive testimonianze di imprenditrici giunte nella Capitale da tutta la penisola.
In tale prospettiva, e con queste premesse, la presidente di Confagricoltura Donna, Alessandra Oddi Baglioni, ha presentato la Carta di Roma: un ‘manifesto’ elaborato in ottica femminile che in sette punti nodali traccia la rotta da seguire per introdurre le modifiche strutturali indispensabili alla crescita del comparto e che, anche tenendo conto che il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale della Donna Agricoltrice, non vuole essere “un riconoscimento simbolico ma intende rafforzare la consapevolezza del ruolo essenziale delle donne per la sicurezza alimentare, la resilienza dei sistemi produttivi e la coesione delle aree rurali”. La Carta di Roma, posta all’attenzione delle parlamentari e dei componenti di governo intervenuti al convegno, per la presidente Oddi Baglioni “è un atto politico chiaro in cui si afferma che le donne non sono una presenza accessoria nell’agricoltura italiana ed europea bensì una sua componente strutturale, decisiva, irrinunciabile. Per questo è inaccettabile la distanza profonda tra ciò che le donne sono nell’economia agricola e ciò che ancora viene loro riconosciuto nei luoghi in cui si decidono le politiche, si orientano gli investimenti e si governa l’innovazione. Non basta parlare di futuro, bisogna decidere chi potrà costruirlo - ha sottolineato la presidente - e noi diciamo con chiarezza che il futuro dell’agricoltura europea non sarà davvero moderno, giusto e sostenibile se non riconoscerà fino in fondo il protagonismo delle donne”.
Una posizione netta che Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, ha raccolto e condiviso intervenendo al convegno e ribadendo tutte le difficoltà che vive l’agricoltura italiana soprattutto nelle attuali e straordinarie contingenze che colpiscono pesantemente il settore in tutte le sue diramazioni e comparti.
La Carta di Roma sintetizza le richieste, che possono avere un impatto decisivo per tutta l’agricoltura italiana. Alessandra Oddi Baglioni tiene a precisare che “non si tratta di un testo celebrativo o simbolico, ma di un documento che chiede scelte concrete”:
1. 1) Riconoscimento pieno del ruolo delle donne nell’agricoltura, anche attraverso il riconoscimento formale del loro lavoro nelle aziende familiari e strumenti capaci di renderne visibile il contributo.
2. 2) Riduzione del divario tra aree urbane e aree rurali, perché non può esistere una politica agricola forte se chi vive e lavora nelle campagne continua a scontare carenze di servizi, infrastrutture, mobilità, sanità, scuola e connettività.
3. 3) Leadership: non una presenza femminile solo numerica, ma una partecipazione sostanziale nei luoghi in cui si formano le decisioni, nei tavoli di confronto, nelle commissioni, nelle sedi di governance.
4. 4) Sostegno all’imprenditoria agricola femminile, con strumenti finanziari più equi, credito realmente accessibile, tempi coerenti con i cicli dell’agricoltura, procedure più semplici e misure calibrate sui bisogni reali delle imprese.
5. 5) Accesso all’innovazione. Oggi agricoltura significa anche ricerca, dati, digitalizzazione, agricoltura di precisione, intelligenza artificiale. Ma l’innovazione sarà davvero una leva di crescita solo se sarà accessibile e diffusa, non se diventerà un nuovo fattore di esclusione.
6. 6) Riconoscimento del ruolo sociale, ambientale ed economico dell’agricoltura femminile: tutela del paesaggio, biodiversità, coesione delle comunità, welfare territoriale, turismo lento, multifunzionalità. Tutto questo però richiede anche sostenibilità economica, parità retributiva e strumenti di tutela contro i rischi climatici.
7. 7) Richiesta di una politica agricola davvero inclusiva: una nuova PAC capace di integrare la dimensione di genere e quella territoriale, di semplificare la burocrazia, di sostenere innovazione, lavoro, leadership e qualità della vita nelle aree rurali.
Accanto a questa impegnativa traccia di lavoro, da sviluppare in prospettiva e attraverso la collaborazione istituzionale più livelli, la presidente ha colto l’occasione del convegno per avanzare al Ministero dell’Agricoltura una richiesta: “l’istituzione di un ufficio dedicato all’imprenditoria femminile, capace di sostenere, valorizzare e accompagnare in modo strutturato il contributo delle donne allo sviluppo del settore agricolo”. L’impegno è stato preso. È auspicabile – si dice in questi casi – di vedere questo ufficio attivato nel breve termine.
BOX // LA GRANDE SFIDA DELL’INNOVAZIONE
Estrapoliamo dall’intervento introduttivo di Alessandra Oddi Baglioni una riflessione relativa all’innovazione in agricoltura, riferita a una delle tre tavole rotonde del convegno, dal titolo “L’Agricoltura è Donna: dalla tradizione all’innovazione”.
“…Nessuna visione del futuro è credibile se perde il rapporto con la storia, con la memoria, con la cultura materiale e civile del nostro Paese. Questa tavola rotonda ci invita a leggere il protagonismo femminile in agricoltura come una continuità dinamica: non una rottura tra passato e futuro, ma una capacità tutta femminile di custodire e trasformare, di tenere insieme radici e innovazione, identità e cambiamento. Anche qui la voce delle imprese sarà decisiva, perché è nelle esperienze concrete che vediamo come la tradizione possa diventare valore economico, sociale e culturale, e come l’innovazione possa essere assunta non come moda, ma come responsabilità. Parlare oggi di innovazione, infatti, significa misurarsi con una trasformazione profonda. L’agricoltura sta entrando sempre più nell’era dei dati, delle piattaforme digitali, della sensoristica, della robotica, delle immagini satellitari e dell’intelligenza artificiale. Non si tratta semplicemente di nuovi strumenti tecnici. Si tratta di un cambiamento che ridefinisce il modo di produrre, di organizzare il lavoro, di prendere decisioni, di distribuire competenze e potere nei sistemi agroalimentari.
L’Intelligenza Artificiale può già oggi aiutare a prevedere malattie delle colture, a ottimizzare irrigazione e fertilizzazione, a ridurre gli sprechi, a leggere in tempo reale informazioni climatiche e produttive, a migliorare la sostenibilità e la competitività delle imprese. Questo significa meno lavoro fisico, maggiore precisione, più capacità di programmazione, più autonomia decisionale. Ma significa anche una cosa ancora più profonda: quando cambia il modo di decidere, cambia anche chi può partecipare alle decisioni. Ed è per questo che il tema dell’innovazione non è neutrale. Se l’accesso alle tecnologie, alla formazione e agli strumenti finanziari resta diseguale, il rischio è che il divario storico si trasformi in un nuovo divario tecnologico. Se invece l’innovazione viene governata con visione politica, essa può diventare una leva potente di emancipazione, di crescita, di inclusione e di leadership femminile. La sfida, dunque, non è soltanto digitalizzare i campi. La sfida è democratizzare l’intelligenza, allargare l’accesso alla conoscenza, fare in modo che le donne siano protagoniste della transizione e non spettatrici di un cambiamento deciso da altri…”
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