Un ragazzo difficile, in misura alternativa al carcere, e una professoressa sospesa e con problemi familiari, intraprendono il lungo cammino che cambierà le loro vite. Al cinema con Officine UBU.
Sappiamo quanto sia complessa l’adolescenza oggi e come, per tante ragazze e ragazzi, basti poco per ‘uscire di strada’ e trovarsi faccia a faccia con la legge, per i motivi più vari, familiari, sociali, economici, di dipendenze e tanto altro, in una società adulta facile da temere, non sempre capace di educare, accogliere, orientare, offrire un esempio, integrare e far crescere i suoi 'figli' o di offrire loro concrete opportunità.
Ai più giovani che si trovano a transitare nel mondo della giustizia minorile, per avere commesso reati da minorenni o da giovani adulti, in Italia ed in altri paesi vengono offerte dalla legge opportunità di messa alla prova, misure alternative al carcere, con lavori socialmente utili e progetti individualizzati.
Una dei percorsi (ri)educativi più estremi, o comunque piuttosto radicale, è quello raccontato nel film ‘Santiago - Un cammino per ricominciare’ (nei cinema dal 24 settembre con Officine UBU), che prende ispirazione proprio dall'esperienza dell'associazione francese Seuil, che da anni propone ai giovani seguiti dalla giustizia minorile o dai servizi sociali un percorso educativo alternativo alla detenzione: lunghi cammini di oltre tre mesi, senza telefono e senza distrazioni, durante i quali i giovani imparano a confrontarsi con sé stessi, con gli altri e con il mondo. Una realtà concreta che ha ispirato il cuore di una sceneggiatura ben scritta, ben girata e basata su storie realmente accadute.
‘Santiago - Un cammino per ricominciare’, diretto da Yann Samuell (Amami se hai coraggio, La guerra dei bottoni), un road movie umano e luminoso che trasforma il Cammino di Santiago in un viaggio di rinascita, capace di parlare a ogni generazione, ha già conquistato oltre un milione e duecentomila spettatori nelle sale francesi.
Basato sul romanzo ‘Marche et invente ta vie’ di Bernard Ollivier e ispirato a numerose storie realmente accadute, il film racconta l'incontro tra due persone che sembrano non avere nulla in comune, ma che finiranno per cambiare reciprocamente il loro destino.
Adam è un adolescente dalla vita turbolenta, segnato dall'abbandono e dalla rabbia. Fred è un'insegnante che sta attraversando un periodo difficile, sospesa dal lavoro dopo un grave errore, incapace di ricostruire il rapporto con la figlia. I due non si conoscono ma, grazie a un'associazione che offre ai giovani percorsi educativi alternativi al carcere, i due intraprendono insieme il Cammino di Santiago di Compostela. Lei ha bisogno di rimettere ordine nella sua vita, lui di placare la propria rabbia e il senso di abbandono.
Nel film, Adam e Fred percorrono la Via Podiensis, cioè l’itinerario che parte da Le Puy-en-Velay, nell’Alta Loira. Questa “Via del Puy” (che coincide in gran parte con il GR®65), uno dei principali itinerari francesi ed il più frequentato tra i quattro grandi cammini che attraversano la Francia e convergono verso la Spagna.
Chilometro dopo chilometro, tra scontri, stanchezza, incomprensioni, silenzi, momenti felici e paesaggi mozzafiato, nasce un legame profondo che cambierà entrambi e li porterà a guardare la propria vita con occhi nuovi. Ad interpretare i protagonisti di questo viaggio sono Alexandra Lamy, tra le attrici francesi più amate degli ultimi anni, e il giovane Julien Le Berre, qui al suo l'esordio cinematografico in un’interpretazione che restituisce tutta la fragilità e la forza di un ragazzo alla ricerca del proprio posto nel mondo. Fra gli altri interpreti, Maëlle Vidou e Mélanie Doutey.
Girato effettivamente lungo alcuni dei tratti più suggestivi della Via Podiensis, il film racconta il valore della fiducia e delle seconde possibilità con una narrazione intima che riflette sul fallimento, sul perdono e sulla possibilità di reinventarsi, ricordando come il cambiamento possa nascere anche dall'incontro più inaspettato, in situazioni in cui ogni passo può diventare una rinascita: a volte, gli incontri più improbabili sono quelli che cambiano davvero la vita.
"Come spiega anche il cartello alla fine del film - racconta il regista - ogni anno tremila giovani sono condannati per reati di delinquenza: li si manda in prigione e il 70% di loro diventa un grande delinquente nei due anni successivi alla scarcerazione. D’altro canto, dopo il cammino con un accompagnatore, il 60% dei giovani trova un senso alla propria vita, si reinserisce e si ricostruisce. Potrei parafrasare Gabriel Attal, che ha detto «sporchi, pulisci, rompi, ripara», dicendo a mia volta: sporchi il futuro di una generazione, lo pulisci, rompi le loro speranze, le ripari. Non c’è fatalità, non ci sono i cattivi da una parte e i buoni dall’altra. Con questo film mi schiero apertamente contro questo sistema."