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Beatrice Venezi e quella 'A' mancata !

Beatrice Venezi e quella 'A' mancata !

La vicenda del 'Maestro': nominatA direttRICE musicale della Fenice di Venezia, contestatA dall'orchestra del prestigioso teatro e infine licenziatA

Martedi, 28/04/2026 - Beatrice Venezi e quella 'A' mancata ! / il femminile di Giornata novantuno
Beatrice Venezi non sarà la Direttrice, la Maestra musicale della Fenice di Venezia. Lei che con quel nome forse si pensava al sicuro. Una 'A' da aggiungere al suo cognome era poca cosa, e la meravigliosa città di Venezi/A sarebbe per un po' divenuta la sua!!
Ma lei la 'A', simbolo grammaticale del femminile per eccellenza, non la ama e questo le è stato ferale.
Volersi definire Direttore e Maestro per Beatrice Venezi - proprio come la, anzi il, Presidente del Consiglio - non le ha portato bene!
Al di là dei giochi di parole, è proprio nel suo legame politico con la Presidente Meloni e nel palese interessamento di Fratelli d’Italia e più in generale della destra che ha voluto la sua nomina, formalizzata dal Sovrintendente Nicola Colabianchi, che forse si rintraccia quella buccia di banana che ha costretto lo stesso Colabianchi al suo licenziamento. Lui che l’aveva proposta e difesa per parecchi mesi dall’opposizione della Fenice, impersonata dai suoi orchestrali e non solo.
Ecco i fatti. Beatrice Venezi, intervistata dal quotidiano argentino "La Naciòn" circa la sua carriera a e la nomina alla Fenice, con parole scomposte e insultanti ha affermato come lei non avesse padrini a differenza di un’orchestra (quella della Fenice) “dove le posizioni si tramandano praticamente da padre in figlio”. Ovvero: ha descritto i suoi futuri colleghi come dei raccomandati, aggiungendo ”il mio è il successo di una ragazza di provincia che si è fatta da sola. E questo non piace alla Casta“. Parole tombali per lei, che proprio alla Casta, e alle “raccomandazioni” sembra dovere nomina e sponsorizzazione ad oltranza. Un elemento che entra nella vicenda al di là di qualunque opinione sulla sua professionalità, che non è nella mia competenza nè nel mio ruolo esprimere. Quando, invece, non posso che augurarle di continuare a crescere e ad affermarsi professionalmente con l'auspicio che possa diventare orgogliosa di definirsi Maestra e Direttrice d’Orchestra, ritrovandola alla stessa Fenice magari dirigendo il concerto di Capodanno. Lo stesso prestigioso appuntamento che da Direttore incaricato, quasi a dispetto e con supponenza, aveva annunciato che quest’anno non avrebbe diretto perché già impegnata altrove.
La nomina, del settembre del 2025 e che prevedeva l'inizio del rapporto nel settembre 2026,  è stata sin dall’inizio e senza sosta contestata da tutta l’orchestra. Tante le azioni di protesta che si sono estese per mesi dalla Fenice a tanti luoghi e realtà culturali e non solo della città di Venezia, finanche alla produzione di una spilletta da poter indossare, oltre l’orchestra, da tutte le persone che si univano alla contestazione.
Le ragioni del No degli orchestrali, su cui tanto si è commentato e discusso, hanno riguardato il metodo decisionale, passato totalmente senza alcun loro coinvolgimento che è ritenuto, al contrario, decisivo se non indispensabile. La motivazione è stata l'irrinunciabile l’armonia e la sintonia che deve esserci tra l’orchestra e il suo Direttore, o Direttrice nel nostro caso. Una sintonia messa in discussione per l’insufficiente esperienza e curriculum di Venezi, che non garantiva il livello a cui La Fenice, per voce della sua orchestra, sa di poter e voler contare.
Mesi di polemiche caratterizzate da una Venezi assente, fino alle dichiarazioni di pochi giorni fa, che hanno prodotto, come già detto, l’immediato licenziamento da parte del Sovrintendente Colabianchi, sostenuto dal Sindaco Brugnaro e dallo stesso Ministro Giuli.
Abbiamo assistiti ad una corsa dei potenti, che l’avevano proposta e sostenuta, a cambiare atteggiamento rinnegando all’unanimità la sua nomina, forse per salvare loro stessi. Un comportamento, sottolineano diversi commentatori, presumibilmente deciso a poche settimane dalle votazioni comunali, misurando il dissenso profondo di tanti, troppi cittadini e cittadine scesi in campo a protestare, esprimendo la propria opinione. Un movimento percepito come messa a rischio alle elezioni comunali di un sindaco nuovamente di centrodestra qual è Luigi Brugnaro alla fine del suo secondo mandato e a cui potrebbe contrapporsi una sinistra, percepita in crescita, sospinta proprio dal caso Venezi.
Una brutta storia che ha incrinato la “quiete” della laguna, travolta dai venti della politica che alle vicende della Fenice affiancano quelle della Biennale alla vigilia dell’apertura, al centro delle notizie e contestazioni in particolare per la discussione sull’ipotesi di un padiglione russo.
Questa vicenda è una di quelle “storie politiche” tristi e leggermente squallide che, anche considerato il prestigio dei protagonisti, sollecitano delle considerazioni.
Pensando all’orchestra non posso che immaginare e augurare la sua ripresa capace di mandare un messaggio di rinnovamento, rinascita e continuità, in sintonia con i valori di cui è messaggero il mitologico uccello da cui il teatro prende il nome.
Per quanto riguarda la Direttrice mi piacerebbe dirle che, visti gli spot in cui valorizza la lucentezza della sua fluente e meravigliosa chioma per la pubblicità di un prodotto per capelli, potrebbe puntare sulla sua femminilità. Precisando che non ho nulla da ridire, ovviamente, nel fatto che si presti alla pubblicità come oramai la maggioranza delle persone famose, ma anzi riflettendo a quanto la regia del successo e della pubblicità di cui è protagonista sia collegato a valorizzare la bellezza dei suoi capelli e anche della sua immagine di bella donna, forse, per onesta coerenza, sarebbe ora di scegliere il femminile definendosi Direttrice o Maestra. Un femminile di cui essere orgogliosa come lo è dei suoi capelli, che negli spot danzano morbidi a suon di musica.
Paola Ortensi

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