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Ci sono notizie che passano sopra le nostre teste ...

Ci sono notizie che passano sopra le nostre teste ...

... e, purtroppo, non mobilitano le interessate

Sabato, 04/07/2026

Dare spazio al femminile e usare la stessa qualità del potere è base della parità. Ok. Ma senza idea del genere non vale. La notizia che ho trovato - tra l’altro nel luogo meno prevedibile - non mobiliterà nessuno. Non i governi pur guidati da donne, non i partiti in cui le donne - ormai s’è capito - debbono adeguarsi al modello unico secondo la concezione maschile del potere (senza qualità).
UN Women - l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (uno dei tanti luoghi concessi alle donne, che le donne non conoscono e ritengono istituzional-burocratico) segnala il rischio che l’IA conservi e amplifichi gli stereotipi sulla loro rappresentazione e pubblica uno studio, realizzato dall’agenzia stessa, che denuncia che, su 133 sistemi di intelligenza artificiale, il 44% presenta pregiudizi di genere e il 26% contiene pregiudizi sia di genere che razziali.
L’indagine evidenzia anche che oggi solo il 51% dei professionisti del marketing utilizza una supervisione per testare i contenuti creativi generati dall'IA prima di convalidarli. “L’era dei contenuti generati dall'IA è arrivata”. E UN Women mette in evidenza un allarme: la finestra di opportunità per plasmarla e adattarla alle differenze umane si sta chiudendo.
Sono in dirittura d’arrivo due appuntamenti decisivi: quello del Dialogo globale delle Nazioni Unite sulla governance dell'intelligenza artificiale, che si terrà dal 6 al 7 luglio, e l’AI for Good Global Summit, in programma a Ginevra, dal 7 al 10 luglio. Entrambe avvertono che sono in gioco interessi umani che riguardano il potere della comunicazione e verificare quali cambiamenti siano necessari per costruire un futuro digitale equo anche dal punto di vista del genere. “Gli algoritmi discriminatori potrebbero perpetuare ulteriormente la disuguaglianza di genere e la discriminazione”.
Se è vero che l’intelligenza artificiale sta ridescrivendo la realtà per miliardi di persone, chi ha interessi in gioco deve stare all’erta, possibilmente dal basso, acquisendo almeno l’informazione sulle partite che lo riguardano. Le donne sono doppiamente vulnerabili, perché, nonostante tutte le leggi di parità del mondo, i governi non inseguono le urgenze che riguardano i loro interessi in tempo utile e anche l’informazione generalista scarta, per tradizione e consuetudine, le informazioni “di genere”.
“L’IA generativa è ormai tra le tecnologie più utilizzate nel lavoro quotidiano di marketing e comunicazione - avverte l’agenzia Onu - basti pensare che nel solo Regno Unito, l’88% delle agenzie pubblicitarie e media la utilizza già in qualche forma. Gli algoritmi discriminatori potrebbero quindi perpetuare ulteriormente la disuguaglianza di genere e la discriminazione. Con l’integrazione su larga scala degli strumenti di IA nella generazione di contenuti, le decisioni su chi viene visto, come viene rappresentato e quali storie di lui vengono raccontate mancano di un’analisi umana o una prospettiva di genere”. Ad esempio, modelli linguistici su larga scala (Large Language model) associano sistematicamente le donne a “casa”, “famiglia” e “figli”, e gli uomini ad “affari”, “dirigenze”, “stipendio” e “carriera”. Quando incaricati di completare frasi che iniziano con il genere di una persona, circa il 20% delle risposte di questi modelli mostrano atteggiamenti sessisti e misogini, tra cui la rappresentazione delle donne come oggetti sessuali e proprietà dei mariti. Non solo: la generalizzazione tradizionale mostra i limiti dell’AI che non capisce espressioni come “l’uomo è un essere fragile e non dovrebbe ritenere un valore la guerra”: è un uomo che “comprende” le donne perché si sente simbolo dell’intera umanità. “Questi sono i risultati prevedibili dei sistemi di IA addestrati su decenni di rappresentazione inuguale di donne e uomini” sempre secondo Un Women, secondo cui il pregiudizio dell'IA non è solo un problema di progettazione del sistema, ma anche una questione politica. Infatti, dei 138 paesi valutati, solo 24 hanno fatto riferimento al genere in una strategia nazionale per l'IA e appena 18 hanno incluso disposizioni sostanziali sensibili al genere, rischiando che la disuguaglianza diventi “intrinseca” ai sistemi futuri. Una disuguaglianza favorita anche dal fatto che le donne rimangono sottorappresentate nelle discipline Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) e nell'IA, costituendo solo il 30% della forza lavoro globale nel settore. Le persone che progettano questi sistemi sono, dunque, in larga misura uomini e non rappresentano i miliardi di donne che questi sistemi dovranno utilizzare. Non ultimo, secondo Un Women, l’impatto economico dell’IA si farà sentire maggiormente sulle donne che hanno il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di ricoprire posizioni lavorative ad alto rischio di automazione. UN Women chiede dunque che la parità di genere, i diritti e le esperienze di donne e ragazze siano integrati in ogni fase del ciclo di vita dell'IA, dallo sviluppo all'implementazione e alla governance. Se progettata con attenzione alla sicurezza e all’uguaglianza di genere, oltre che utilizzata in modo consapevole, l'IA può contribuire a individuare gli stereotipi e a cancellare una rappresentazione delle donne non più aderente alla realtà (informazione da Se rimangono inalterati gli stereotipi sulle donne di Anna Lisa Antonucci, Osservatore Romano, 1 luglio)
 

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