Presentati alla Camera dei Deputati i risultati di una delle più ampie indagini mai realizzate in Italia sulla fibromialgia, patologia che colpisce soprattutto le donne
Lunedi, 06/07/2026
E’ senza dubbio una delle più ampie indagini mai realizzate in Italia sulla fibromialgia. A confermarlo è la dimensione. Se studi di questo tipo coinvolgono di norma qualche centinaio di persone, al massimo un migliaio, qui sono state oltre 6mila e 200 quelle che da tutte le regioni d’Italia hanno volontariamente e in forma anonima compilato e restituito altrettanti questionari.
E’ quanto è emerso martedì 30 giugno, alla conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati su iniziativa dell’onorevole Sergio Costa, Vice Presidente della Camera dei Deputati, e CFU-Italia, con la Presidente, Barbara Suzzi, che hanno introdotto i lavori per la presentazione de Fibromialgia. Chi e quanti siamo davvero? Indagine promossa a CFU-Italia in collaborazione con Fondazione ISAL.
A illustrare gli esiti sono stati il Presidente Fondazione ISAL, William Raffaeli e lo psicologo e psicoterapeuta Michel Tenti. Premessa metodologica.
La ricerca, nazionale, è stata effettuata nel 2025. Lanciata a maggio, chiusa a ottobre, a seguire l’elaborazione dei dati. Il questionario è stato diffuso attraverso molteplici canali digitali: il sito web e la pagina Facebook di CFU-Italia, le reti interne dell'associazione, i canali professionali dei membri del comitato scientifico e le attività di divulgazione della Fondazione ISAL. Obiettivi. La survey ha esplorato alcune caratteristiche socio-demografiche e cliniche, sintomi della fibromialgia attraverso questionari validati, trattamenti farmacologici e non farmacologici, efficacia percepita delle cure, stili di vita e impatto della malattia sui principali ambiti della quotidianità.
Nella raccolta dei dati si sono presi a riferimento i criteri diagnostici dell'American College of Rheumatology del 2016, oggi il principale riferimento internazionale per la classificazione della fibromialgia. Analisi.
Su 6200 questionari ne sono stati selezionati 6.022, provenienti da tutte le regioni d’Italia, riferiti a persone con diagnosi autoriferita di fibromialgia. Esiti.
L'età media dei partecipanti è di 52 anni, il 90% è rappresentata da donne. Una persona su due convive con il dolore cronico da oltre dieci anni. Il 35% ha ricevuto la diagnosi entro 3 anni dall’insorgenza dei sintomi. Il 50% ha riscontrato pareri medici contrastanti, il che conferma la necessità della formazione dei professionisti. Il 70% rientra nelle categorie di gravità severa o molto severa. Sintomi. I sintomi percepiti come più gravosi sono risultati il dolore, la stanchezza persistente, i disturbi del sonno, la rigidità muscolare e la dolorabilità diffusa. Le aree maggiormente interessate sono il tratto cervicale, dorsale e lombare della colonna vertebrale, segnalate da più dell’80% dei partecipanti, ma il dolore è apparso ampiamente diffuso in tutto il corpo, coinvolgendo frequentemente spalle, anche e nel 60% dei casi arti inferiori. Trattamenti. L'81% utilizza farmaci per il controllo del dolore, il 26.5% la cannabis e oltre la metà ricorre anche ad approcci non farmacologici come fisioterapia, attività fisica adattata o supporto psicologico. Tuttavia, l'efficacia percepita di questi interventi è risultata mediamente moderata, segnalando come molte persone continuino a convivere con un importante carico sintomatologico nonostante le cure. Quotidianità e lavoro. L'ambito maggiormente compromesso è risultato quello lavorativo, ma punteggi molto elevati sono stati registrati anche nella vita sociale, familiare e affettiva.
CFU- Italia, in conferenza, ha ricordato: - La petizione per l’inserimento nei LEA. CFU-Italia, portando 13 mila firma in aggiunta alle 150 già raccolte dal 2017 ad oggi, ha rinnovato il monito a inserire la fibromialgia nei LEA e ad approvare una legge. Lo ha fatto ricordando la petizione grazie a cui sono già state depositate 150.000 firme autografe, cartacee. Petizione cui hanno partecipato anche Comuni italiani (Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Foggia, La Spezia, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino, Venezia ecc.).
- Il documento già trasmesso alle Commissioni parlamentari con le proposte di modifica al DPCM LEA. Si è evidenziato come l’attuale impostazione, limitando l’accesso alle prestazioni LEA alle sole forme molto severe con soglia FIQR >82, risulti clinicamente riduttiva, socialmente iniqua ed economicamente miope.
- Il DDL S. 601, Disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia o sindrome fibromialgica, presentato al Senato il 15 marzo 2023 e assegnato alla 10ª Commissione permanente il 30 marzo 2023, è fermo senza che l’esame abbia preso avvio. Il disegno di legge prevede espressamente il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante.
Dichiarazioni Sergio Costa: “A inizio legislatura maggioranza e opposizione hanno firmato insieme la proposta di legge sulla fibromialgia. Sembrava che si volesse veramente affrontare la sofferenza di oltre 2,5 milioni di italiani, ed in particolare di donne. La maggioranza, che ha i numeri, non ha mai voluto calendarizzare la norma e votarla. Poi, solo nel 2025, ha inserito la fibromialgia nei LEA. Ma solo per le situazioni particolarmente gravi che riguardano non oltre 150mila cittadine italiane. E le altre? Devono prima rimanere in sedia a rotelle o allettate per essere curate? E chi non ha risorse economiche proprie che fa? È abbandonato? Non ci arrenderemo. Abbiamo preso un impegno e intendiamo soddisfarlo. In questa o nella prossima legislatura, appena andremo al governo dell'Italia”