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Giornata del rifugiato / 'Portarsi via la notte': storie di rifugi e rifugiate

Giornata del rifugiato / 'Portarsi via la notte': storie di rifugi e rifugiate

La cooperativa sociale Programma Integra ha organizzato alla Casa Internazionale delle donne di Roma una serata con immagini, parole, musica, testimonianze. Storie di chi parte e arriva, o di chi resta in situazioni terribili

Sabato, 20/06/2026

La notte è sinonimo di paura, di incertezze, di nostalgie per ciò che si perde per sempre, ma la notte custodisce anche sogni che arrivano malgrado tutto.
Così Laura Antonini della coop sociale Programma Integra ha spiegato il significato del titolo “Portarsi via la notte”, scelto per la serata organizzata nel bel cortile della Casa Internazionale delle donne di Roma in occasione della Giornata del Rifugiato.
Intanto va detto che la coop Progetto Integra è proprio di casa alla Casa Internazionale, perché da mesi gestisce e organizza - in quello che un tempo era l’Ostello/Foresteria -  un'esperienza innovativa di Housing sociale “Tetti Rossi” rivolto a donne che si trovano in situazioni varie di fragilità. Non luogo di assistenza, ma di convivenza e di accoglienza vitale, promotore di relazioni e di sostegno personalizzato a progetti di vita e di inclusione sociale. Molte delle donne che vivono in questo spazio hanno storie e vite che partono da lontano e questa serata è stata anche l’occasione per raccontarle al pubblico che ha partecipato all'incontro.
La giornata era piena di tante cose, un attraversamento collettivo fatto di immagini, racconti, filmati, musica, che parlano di separazioni dolorose, viaggi drammatici, perdite umane, ma anche di coraggio di ricominciare in luoghi e condizioni diverse da quelle di origine.
Il racconto visivo del fotoreporter Marco Palombi è stato uno degli elementi fondamentali della serata, con le sue foto esposte nel giardino che interrogano nel profondo di chi le guarda, su persone, vite, sguardi ma anche su luoghi distrutti e deprivati di tutto, un tempo luoghi di vite collettive e personali.
Il dramma del Libano era presente con immagini di distruzione e morte, con un documentario dello stesso fotoreporter realizzato all’interno di un campo profughi di Beirut. Ma anche con alcuni collegamenti in diretta che hanno portato testimonianze terribili su quello che sta avvenendo a centinaia di migliaia di sfollati senza nulla, sulle ingenti risorse tagliate alle Ong che lavoravano nel campo della formazione e dell’assistenza socio-sanitaria in quei luoghi.
Drammatica la testimonianza di Uafa, attivista libanese che opera tra l’Italia e il Libano nel campo della formazione e del supporto ai ragazzi in età scolare. “Supportavamo le mancanze dell’istruzione pubblica offrendo ai ragazzi occasioni di apprendimento e di socializzazione. Oggi le risorse che la mia associazione Monken dedicava ai progetti formativi e di inclusione sociale dobbiamo usarle per portare cibo e cose essenziali ai rifugiati come pannolini per bambini, donne, anziani”.
Esposti nel giardino ci sono anche dei pannelli che raccontano di un importante Progetto europeo gestito dal CIES, Centro Informazione e Educazione allo sviluppo, che affronta attraverso storie diverse il nodo difficile del rapporto tra lavoro e non lavoro per le persone rifugiate e immigrate.
Al centro della serata i racconti di alcune donne oggi ospiti dell’Housing sociale Tetti Rossi. Vite strappate da luoghi e persone a cui erano legati. Josiane Lunanga esprime quello che sente oggi come immigrata con una poesia molto “forte” che denuncia le “distanze” che il mondo delle migranti sentono anche con tante donne che si dicono vicino alle donne.
Temi Tope, nigeriana, racconta delle difficoltà di adattarsi a tante cose del nostro paese, che comunque a lei piace. Parla del suo impegno a imparare l’italiano e il mestiere di sarta che per lei rappresenta un obiettivo importante.
Temi Tapi nel suo paese aveva studiato legge e voleva fare l’attivista, oggi un sogno lontano ma che non ha abbandonato del tutto. La cosa che le manca di più è la facilità dei rapporti umani che viveva nel suo paese. “Noi eravamo abituate a salutarci sempre nelle strade. Qui ognuno a malapena ti guarda. E noi abbiamo timore delle eventuali reazioni se rivolgessimo un saluto o un sorriso a persone che non conosciamo, come facevamo in Nigeria. Racconta dell’importanza del percorso fatto grazie alla cooperativa Integra.
Il racconto del lungo viaggio e travaglio di Geraldine costretta a fuggire con un bimbo di pochi mesi parla del problema della grande solitudine delle donne che arrivano nei nostri paesi con i figli piccoli e rilancia la questiona annosa e irrisolta di quello che manca dopo i percorsi di accoglienza anche positivi: la conquista della normalità quotidiana che passa prima di tutto dall’avere una casa e un lavoro.
All’evento ha partecipato l’assessore al Patrimonio di Roma, Tobia Zevi, che ha raccolto il riferimento drammatico sul problema della casa , “il vero punto di partenza di ogni percorso di inclusione” - ha detto - esponendo poi alcuni programmi che si stanno facendo su questo terreno per mettere a “risorsa casa” edifici e strutture di proprietà pubblica. L’assessore ha anche sottolineato l’importanza che l’esperienza dell’Housing sociale Tetti Rossi avvenga all’interno di un luogo, la Casa delle Donne, che ha fatto da apripista ad una idea concreta di luogo collettivo e aperto per le donne e che è riuscito negli anni ad essere un riferimento essenziale nella città e non solo.
La musica ha accompagnato tutta la serata: facendo da sfondo emotivo ai racconti, alle immagini, ai filmati. E la Banda Connemara con la sua musica ha concluso l’evento perchè ci sono cose e storie che solo la musica può comunicare e fare rivivere emotivamente.
 

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