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I bambini del bosco: tutelati o sradicati?

I bambini del bosco: tutelati o sradicati?

Dopo l’allontanamento dei bambini dalla loro famiglia lo psichiatra psicoterapeuta Tonino Cantelmi parla di “Sottrazione dannosa senza il coraggio di tornare indietro”

Sabato, 28/02/2026 - Sono trascorsi più di tre mesi da quando i bambini del bosco di Palmoli sono stati separati dai loro genitori, dopo una relazione dei Servizi Sociali al Tribunale per i Minorenni de l’Aquila. Una decisione che il CTP della famiglia, lo psicoterapeuta Prof. Tonino Cantelmi ritiene un fallimento dei Servizi Sociali nel tentativo di mediazione. Il Prof. Cantelmi, universitario, scrittore di molti libri relativi alle problematiche infantili e adolescenziali, tra l’altro Presidente del Consiglio di Indirizzo dell’INMP, che propone una lettura etica e culturale della salute come bene comune, Consulente del Consiglio Superiore della Magistratura per procedimenti disciplinari, della DIA (Direzione Italiana Antimafia), nonché figura di spicco del Terzo Settore, si appella alle istituzioni per fare un passo indietro cercando di ricostruire alleanze virtuose per il bene dei bambini, restituendoli subito ai loro genitori. La loro attuale sofferenza è manifestata da alcuni sintomi molto seri, sui quali le persone incaricate per la loro tutela, sembrerebbero minimizzare e negare, come per le urla notturne dei più piccoli chiusi in una camera dalla quale è impossibile uscire per ricevere consolazione dalla loro mamma, relegata ad un piano superiore. Una madre che non urla dalla ferita inferta da una burocrazia a dir poco disinformata sui veri bisogni dei bambini, ma si strazia chiedendosi cosa può aver fatto di male per non poter consolare o vivere ancora insieme ai figli e al loro padre, come una vera famiglia.
L’intervento istituzionale, nato inizialmente come misura di supporto, dopo un ricovero ospedaliero per un’intossicazione da funghi, si sarebbe trasformato in un’azione di protezione forzata. Rinchiusi improvvisamente in una casa-famiglia, a loro sconosciuta e, paradossalmente senza famiglia (cioè senza poter godere dei loro diritti affettivo-sociali indispensabili), i bambini si sono visti “rubare” l’infanzia serena nel bosco, accanto ai loro affetti e lontani da tutti, genitori, animali, natura, soprattutto così distanti dalla loro armonia quotidiana. Paradossalmente le Istituzioni, molto probabilmente in buona fede, volevano restituire ai bambini la cosiddetta “socializzazione” standard! Per i piccolini era vitale la presenza dei genitori, per non perdere la loro fiducia di base e il corretto sviluppo dei loro sensi, ora coartati in uno spazio chiuso e sconosciuto rispetto al loro bel bosco, quella natura, capace invece di sviluppare in qualsiasi bambino sano il senso della meraviglia e di una reale socializzazione con il mondo. Ai bambini, soprattutto i gemelli di sei anni, poco importava del bagno esterno di prima o del mancato allineamento con i programmi statali o di tutto il resto, considerato indispensabile dai Servizi Sociali. Il loro programma di studi “parentale” è previsto e consentito dalla nostra Costituzione e attuato in tutto il mondo. La cultura che posticipa l’inizio della scuola primaria ai 7 anni, appartiene a un approccio fenomenologico molto vicino alla pedagogia montessoriana per un punto fondamentale: “Educare alla libertà”. Il pedagogista curativo Henning Köhler, seguendo le tracce del suo Maestro, Janusz Korczar, scriveva: “Lo sforzo che io compio già da diverso tempo è quello di dar vita a una psicologia evolutiva di carattere fenomenologico, dunque ad una fenomenologia di carattere spirituale”. Secondo Köhler l’idea dello sviluppo normale era il peccato originale della psicologia evolutiva, che cercava un valore medio sulla base statistica, valore medio poi interpretato da ciò che dovrebbe raggiungere ogni bambino. Questo modo meccanicistico riduce la complessità e unicità dell’essere umano: “…La normalità sarebbe il valore mediano di tutte le deviazioni di cui è costituita la realtà”. Lo sviluppo sarebbe più giusto intenderlo come una successione di fasi evolutive, dove si trovano momenti non progressivi e diversificati nei ritmi da bambino a bambino.
“Chi sei tu bambino? Voglio aiutarti a essere te stesso, a diventare te stesso… E adesso guidami, bambino, affinché io possa guidare te.”, un messaggio più articolato che finiva con la domanda di essere guidato dal suo bambino, che lo psicopedagogista dava ad ogni mamma in attesa. Secondo Köhler e non solo, l’attività tattile del bambino è un’attività conoscitiva profonda, nel senso che egli ha un ricordo ontologico della sostanza nutrendone una segreta nostalgia. Attraverso l’esperienza tattile il bambino sperimenta simultaneamente simbiosi e separazione. Uno dei motivi per il quale il ricongiungimento con i loro genitori sarebbe già fin troppo tardivo, oltre l’attacco al senso di autostima e al senso della vita degli stessi bambini, per i quali può essere così dannosa una separazione dai quei genitori amorevoli, nonché modelli ottimali d’identificazione.
Non conoscere una cultura diversa dal nostro comune e semplicistico approccio di tipo meccanicistico-scientista rispetto alla complessa psicopedagogia infantile, può comportare dei danni irreversibili nella vita di un bambino, soprattutto nell’esercizio di un potere esecutivo. Non è un caso che il nostro sistema formativo richieda alcuni anni di esperienza documentata prima di prendere decisioni così radicali nella vita degli esseri umani. Molti italiani non comprendono, come nonostante le concrete differenze culturali, si sia potuti arrivare al livello istituzionale ad una decisione così drastica nei confronti della famiglia Trevallion. Comunemente si riserva a coppie seriamente devianti e gravemente disturbate. Nessuna figura istituzionale ben motivata potrà mai lenire in senso protettivo o terapeutico il trauma causato da tale provvedimento.
Si parla di azioni legali da parte della famiglia nei riguardi del Servizio Sociale. Non a caso il Prof. Cantelmi, tra l’altro padre di cinque figli, si appella alle istituzioni per fare un passo indietro cercando di ricostruire alleanze virtuose per il bene dei bambini, soprattutto per il bene dei minori.

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