In scena sette donne e una sola presenza maschile: "un successo gruppale"
Venerdi, 01/05/2026 - Federica Rosellini che meritevolmente, ha fatto una rapida carriera, ha debuttato con il suo spettacolo a Milano dove già si era insediata invitata da Massini (drammaturgo) il cui Lehman Trilogyfu messo in scena a puntate da Ronconi, e quando Ronconi promuoveva qualcuno, quel qualcuno aveva immediatamente attenzione e successo. Massini ha avuto l’intelligenza di fare spazio a Rosellini nel Piccolo di Milano dove diventa così “artista associata al Piccolo”. E immediatamente prodotta. Ma in questo spettacolo le partecipazioni produttive sono state molte: TeatroEuropa di Torino, RomaEuropa, Le Colline Torinesi (di cui ora Rosellini è stata promossa codirettrice) ed altre.
'I Girl' - testo di Marina Carr - è un’opera secondo l’elenco delle collaborazioni tutte femminili, apparentemente corale, ma di fatto Federica ha cercato nelle sue compagne di viaggio artistico, coloro che avevano le doti per sostenere e sviluppare con lei un testo di una drammaturga Irlandese (Marina Car già pubblicata da Einaudi) e la cui durata è di ore 1,41. Molte le collaborazioni che fanno parte del suo bagaglio di artista, altre invece provengono dalla sua attenzione alle forme d’arte in genere, come ad esempio per quanto attiene l’uso delle musiche della compositrice Daniela Pes assolutamente idonee e proporzionate alla realizzazione del progetto registico.
Federica, azzarderei, “attraversa il mondo” dall’antropocene (impatto trasformativo e profondo delle attività umane sugli ecosistemi, il clima e la geologiaterrestre) passando attraverso l’origine della specie (prima animale), alla tragedia greca e sue simbologie, diventando lei stessa strumento di spirito e materia. Il suo corpo si presta prima coperto poi nudo a partecipare ad una narrazione ove i tatuaggi sparsi ovunque sul suo corpo (uno per capitolo del testo) sono dal lei illuminate con un manipolo, che consente che la luce rettangolare che giunge fino al video, abbiano sempre lo stesso grado qualitativo. Il testo originale noi lo udiamo dalla voce di Federica che non ha incrinature, e nello stesso tempo lo leggiamo.Un lungo fascio di luce rettangolare e qualche gradino sono indispensabili per poter mostrare quanto tale narrazione sia viva e vincente. Al fondo del fascio di luce uno schermo ove le immagini narrano tra cieli e terre sconosciute, la materia mondo. Un geco che cammina sul suo viso finisce per entrare nell’orbita del suo occhio scomparendo, come se l’orbita stessa, quella che vede, diventasse passiva, ed è costretta ad annullarsi ingoiando il suo occhio azzurro all’interno. Questa è solo una delle tante immagini-scrittura che scorrono sotto i nostri occhi nei movimenti sempre misurati e creati a favore della narrazione, dove certamente, Federica, ponendosi il problema del dove andremo e chi saremo dopo tutto questo, trasforma la domanda in personaggio che, ovviamente, si fondein lei: corpo-materia-spirito. Rosellini ha scelto quali dovessero essere le tante compagne di lavoro attraverso collaborazioni già sperimentate, ed altre per la qualità da lei conosciuta. Il Team è stato vincente. Ognuna il suo ruolo, ognuna ha avuto il privilegio di discutere direttamente con la regista in privato che passo a passo ha costruito uno spettacolo-evento. Il canto della compositrice citata è di grande qualità sonora ed emotiva, e pare occupare il posto del coro greco ma solo dal punto di vista sensitivo e uditivo, non certo come presenza scenica fisicache si tenderebbe a immaginare, per esempio, dietro le quinte. C’è equilibrio nonostante la lunghezza anche se, personalmente ritengo che 15 minuti di meno non avrebbero tolto nulla al lavoro intelligente ed efficace di tutto il gruppo e della regista, ma l’autrice irlandese pose come condizione che il testo venisse usato integralmente.
Il gruppo formato tutto da donne (sette + una presenza maschile) non ha mai avuto problemi né scosse, e la collaborazione delle colleghe potrebbe essere definito un successo gruppale, anche se, in questo caso, pur nel difficile traguardo, nessuna di loro ha dovuto misurarsi realmente con altra in un corpo a corpo fatto di presenza, come sarebbe accaduto in un testo in cui tutte avrebbero avuto ruolo scenico come personagge. Ma non importa, verrà anche quel tempo, la strada è ancora erta e difficile, ma ci arriveremo.
È nello spirito delle nuove generazioni se pongono al primo posto il risultato che deve essere vincente nonostante le difficoltà, che qui pare non vi siano state.
In una telefonata colsi che le presenze erano liete e “felici”. La coralità vera giunge dal lavoro registico che ha scandito i tempi delle conoscenze generali e dunque del debutto. Tante consigliere, tanti confronti (otto appunto) per un’opera che lascia il suo segno nella storia del nostro teatro che così, ci racconta, una possibilità di rinnovamento, se si ha la volontà di investire su una premessa di successo. E non in una certezza dovuta a nomi di fama meritevole o no.
Maria Inversi
Foto pubblicata per gentile concessione
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