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Il Nobel per la Pace a Lampedusa. Lo propone Dacia Maraini, lo sostiene Stefania Auci

Il Nobel per la Pace a Lampedusa. Lo propone Dacia Maraini, lo sostiene Stefania Auci

L'idea è importante e condivisibile e, se la si porta avanti, bisogna essere consapevoli del ‘fallimento’ delle precedenti proposte

Martedi, 07/07/2026

Il Nobel per la Pace a Lampedusa. Lo propone Dacia Maraini, lo sostiene Stefania Auci / il femminile di giornata cento
Come non prendere in considerazione l’idea di rilanciare la candidatura di Lampedusa al Nobel per la Pace. Accogliere l’idea e sperare possa trovare risposta non è certo “un’avventura" semplice e ha bisogno di determinazione e impegno per divenire idea concreta su cui lavorare e dedicarsi, con grande energia e motivazione, tenendo conto dei trascorsi della stessa proposta, già più volte presentata.
Vale la pena, allora, di ripercorrerla rapidamente, nella sua storia- approdata a un completo dossier inviato a Oslo nel 2013 per l’appuntamento dei premi 2014.
Conoscere e riflettere sul passato è necessario proprio per rafforzare e valutare il da farsi per cercare la maniera migliore per rilanciare i perché della bontà dell’idea reiterata e quali le voci e alleanze da mobilitare in una fase in cui gli emigrati davvero hanno pochi amici e in cui ci troviamo a confrontarci con quel concetto deprecabile di remigrazione, progetto sempre più considerato programma da organizzare e portare a buon fine, iniziando, come noto dal Presidente Usa Donald Trump ma con grandi consensi in Europa e, non ultimo, in Italia.
È il 2011 quando Lampedusa viene letteralmente “invasa” da emigranti che fuggono in seguito alle turbolenze in Tunisia, in Libia e non solo. La risposta della popolazione isolana è al di là dell’immaginabile in termini di solidarietà e umanità nell’accoglienza insieme a Linosa, altra “terra” del piccolo arcipelago. Il giornale Avvenire in molti articoli la indica come una possibile candidata al Nobel per la pace.
Il tempo passa senza che nulla accada, finchè nel 2013 il reporter Fabrizio Gatti, che nell’isola ha trascorso del tempo nella seconda ondata di sbarchi che riportano il “popolo” dell’isola alla ribalta per la loro capacità d’accoglienza generosa e umana, non solo rilancia la proposta del Nobel, ma coinvolge l’Espresso. Il settimanale messosi immediatamente a disposizione con convinzione, raccoglie 55909 firme e numerosissime adesioni a sostegno, nazionali e internazionali, di personalità della politica, della cultura dello sport, del cinema e tanto d’altro. Il lavoro enorme permette di comporre il dossier di presentazione che viene inviato a OSLO, nel rispetto delle formalità richieste. Nonostante il mancato raggiungimento dell’obiettivo, ma l’evidente convinzione che valga la pena, perché la candidatura di Lampedusa e della sua gente ha le carte in regola per misurarsi. Nel 2016 a riprovarci è Gianfranco Rosi. L’iniziativa del regista che col docufilm “Fuocoammare” al Festival del cinema di Berlino viene premiato, avendo riportato l’attenzione sullo sbarco degli emigranti, a Lampedusa e Linosa e sull’accoglienza solidale altruistica che è alla base del suo racconto, trova nuovamente consenso e anzi si levano delle voci che suggeriscono di estendere il riconoscimento anche all’isola greca di
Ripercorrendo le parole dell’epoca ancora una volta il tema è l’incredibile, straordinaria capacità d’accoglienza, d’apertura e coinvolgimento attivo delle persone, degli isolani che aiutano, sostengono, mettendo a disposizione, condividendo tutto ciò che hanno, proponendo al mondo il buonsenso di chi conosce la vita, le difficoltà e la generosità. Forte è l’insegnamento d’una umanità senza ne si ne ma a fronte del bisogno, mostrandosi e segnalandosi come veri e concreti costruttori di Pace.
Purtroppo ancora una volta l’idea non trova riscontro e successo, nonostante il valore dell’accoglienza e nonostante la sottolineatura dell’importanza del ruolo di cui Lampedusa è protagonista già nel 2013 sia in modo eclatante sottolineato dal viaggio di Papa Francesco, che con le sue parole e i suoi gesti ricorda, sottolinea, narra costantemente il valore umano dell’isola che accoglie e sa accogliere.
Ovviamente tutto questo non cancella, anzi esalta, le difficoltà degli abitanti dell’isola, delle isole, le contraddizioni che si creano sono sempre più visibili, conosciute e riconosciute. Si presentano sotto diverse forme con l’aumento incontrollabile del fenomeno e degli arrivi dei migranti ed anche il modificarsi della gestione organizzativa della loro presenza nel territorio, la gestione del turismo economia fondamentale dell’isola etc.
Eccoci allora a un dunque difficile e al tempo stesso convincente e affascinante che non può, per la storia appena ripercorsa, essere affrontato con superficialità e forte consapevolezza del rischio che comporta.
E allora “il suggerimento” lanciato da Dacia Maraini e ripreso da Stefania Auci di riproporre il Nobel per la Pace alla popolazione di Lampedusa e Linosa è fortemente coinvolgente, soprattutto come sottolineato dalla stessa Maraini dopo l’invito a una seria e aggiornata riflessione sul tema e i problemi dell’ emigrazione, richiamati il 4 Luglio, nel corso della visita di Papa Leone IVX, ma impone una scelta, direi una sfida impegnativa.
La domanda che si pone è: come presentare, riproporre la proposta, aggiornandola e rendendola motivo forte e utile di riflessione e partecipazione ?
Fare in sostanza dell’ambizioso e convinto rilancio di questo traguardo di questo piccolo -ed enorme al tempo stesso- “pezzo di terra" siciliana, che è Lampedusa, la cui unicità non è solo nella sua complessa storia antichissima e affascinante da conoscere, ma anche d’essere geologicamente parte della piattaforma continentale africana e naturale ponte d’emigrazione tra il continente africano e l’isola divenuta la vera porta d’Europa. Quella porta d’Europa dello scultore Mimmo Paladino che Papa Leone ha attraversato il 4 di luglio, creando una notevole emozione, frutto anche della credibilità delle sue parole e delle proposte di pace, convivenza civiltà dette in un luogo che le riconosce e le vive come realistiche e condivisibili regole del vivere.
Eccoci allora in attesa, desiderando e condividendo che la proposta del Nobel per la Pace alla popolazione di Lampedusa continui la sua strada, supportata dalle sue due prime sostenitrici Dacia Maraini e Stefania Auci, per estendersi e raccogliere una partecipazione che garantisca comunque vada, di continuare ad alimentare un confronto, uno scambio di pensieri su emigrazione, pace, accoglienza, umanità, rispetto e quant’altro a Lampedusa abbiamo imparato essere e poter essere nutrimento del vivere e far vivere.
Paola Ortensi

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