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Il populismo contro la sovranità del popolo? Per le donne è ora di VOTARE E VOTARE NO

Il populismo contro la sovranità del popolo? Per le donne è ora di VOTARE E VOTARE NO

Per le donne in Magistratura con questo referendum cambierebbe molto. Ecco perché

Mercoledi, 11/03/2026 - Rileggiamo l’articolo 1 della costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il punto è l’esercizio della sovranità “nelle forme e nei limiti” della costituzione. La legge attualmente sottoposta a referendum non modifica l’articolo 1. Ma si può anche dire che essa interviene proprio sull’articolo 1 perché, nel modificare altri sette articoli, ci chiede di accettare che la sovranità che ci appartiene sia distribuita diversamente tra i tre poteri e crei un potere supremo. La costituzione italiana non nacque nel vuoto, ma da una lunga storia romana, italiana ed europea di diritto.
L’assioma è la separazione dei poteri legislativo (parlamento eletto dai cittadini), esecutivo (governo) e giudiziario (magistrati, consiglio superiore della magistratura, corte dei conti).
I tre poteri sono definiti come separati e autonomi nelle loro attività, in equilibrio attorno al baricentro, il presidente della repubblica. Questo equilibrio permette l’esercizio della sovranità popolare, è il meccanismo che sostituisce il sovrano con la repubblica democratica: mentre il sovrano è un essere umano che somma questi tre poteri, mentre la repubblica democratica è un triangolo in equilibrio. Se un vertice perde potere, gli altri due acquistano più peso del normale. In questo momento, per esempio, assistiamo ad un notevole alleggerimento del potere legislativo, e questo aumenta il peso del potere esecutivo e giudiziario.
Certo, l’impianto della rigorosa divisione dei poteri è fatto in modo che se uno dei poteri, nella sua autonomia, agisce in modo non corretto rispetto alla costituzione o alle leggi, almeno uno degli altri poteri possa correggerne il tiro.
Se le leggi non vengono più discusse (e questa stessa legge è stata trasformata in decreto senza discussione parlamentare), o se le leggi non vengono disegnate con spirito collaborativo, costituzionale, cioè democratico, tenendo conto delle minoranze (e il recente fiasco della proposta di legge sullo stupro mostra che le proposte trasversali non reggono alle pressioni della maggioranza governativa), la magistratura risulta l’unico baluardo o contrappeso rispetto alle leggi approvate in fretta che spesso non rispondono né allo spirito della costituzione né alle norme europee, per cui ne viene contestata l’applicazione. Sarebbe invece importante che la magistratura potesse alleggerirsi di questi aspetti e concentrarsi sulle istanze delle cittadini e delle cittadine, sui diritti, in particolare delle cittadine, che sappiamo in svantaggio economico (i salari ridotti), lavorativo (nel mercato del lavoro) e sociale (per il carico della cura delle persone e del lavoro domestico). Inoltre, le cittadine si trovano ad affrontare la violenza maschile, e la magistratura con mezzi adeguati e carico proporzionato potrebbe prevenire la violenza e molti femminicidi annunciati. Invece, gli unici nuovi investimenti della magistratura si concentrano, con la nuova legge, nella moltiplicazione per tre del consiglio superiore, con relativi costi e carico di lavoro, oltre all’aumento della casta di vertice e dei suoi ricatti interni.
A questo proposito, che cosa cambia per le donne la legge sottoposta a referendum? La magistratura è stata aperta alle donne solo nel 1963, ci sono voluti 15 anni per applicare la costituzione in questo settore. Il ritardo non è ancora colmato, e questo proprio nell’ambito di cui si parla oggi, cioè i procuratori: nella magistratura inquirente le donne sono in netta minoranza rispetto agli uomini, contrariamente alla magistratura giudicante. Lo stesso vale per i vertici del CSM. La legge sottoposta a referendum viene quindi ad interrompere una già lenta tendenza positiva del processo di integrazione della componente femminile in magistratura.
Le donne sono quella strana maggioranza della popolazione che viene concepita e trattata come minoranza. L’attuale configurazione politica e lp squilibrio nella democrazia induce ad ignorare le minoranze e a creare meccanismi che non ne tengano conto. Si tende cioè a un a scarsa sovranità popolare. Lo vediamo nell’attualità degli Stati Uniti, in Israele, ma anche in Italia: dulcis in fundo, la nostra prima ministra alla fine della rapida campagna per il referendum ci assicura che potremo cambiare il governo nel 2027, ma contemporaneamente cerca di impedirlo presentando una modifica del sistema elettorale che favorisce l’attuale maggioranza. Per le donne la costituzione è ancora da attuare, non da demolire. Alle donne oggi conviene VOTARE E VOTARE NO.



 

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