La conquista del voto femminile si articola in passi da gambero e diverse tappe, imprescindibili dai diritti conquistati sul campo, col lavoro nelle fabbriche e soprattutto, con la Resistenza
Mercoledi, 10/06/2026
voto alle donne trovò ancora una forte opposizione anche negli schieramenti progressisti della cosiddetta Sinistra Storica. Fece eccezione Salvatore Morelli, deputato mazziniano, che nel 1867 presentò il primo disegno di legge che prevedeva la concessione del voto politico alle donne, in nome della parificazione giuridica tra i sessi, definendo quella femminile “schiavitù domestica”.
Il 2 (e 3) giugno 1946 l’Italia scelse la Repubblica, con quasi 2 milioni di voti in più. Oltre a votare, per la prima volta, le donne nella storia d’Italia, poterono essere elette in Parlamento. Su 556 deputati dell’Assemblea Costituente furono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque.I loro nomi sono incisi nella storia della nostra Repubblica: Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Maria De Unterrichter, Filomena Delli Castelli, Maria Federici, Nadia Gallico, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi, Leonilde Iotti, Teresa Mattei, Angelina Merlin, Angiola Minella, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio. Alcune di loro – annota una pubblicazione del Senato sulle 21 Madri costituenti – divennero grandi personaggi, altre rimasero a lungo nelle aule parlamentari, altre ancora, in seguito, tornarono alle loro occupazioni. Tutte, però, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative. Donne fiere di poter partecipare alle scelte politiche del Paese nel momento della fondazione di una nuova società democratica. Per la maggior parte di loro fu determinante la partecipazione alla Resistenza. Con gradi diversi di impegno e tenendo presenti le posizioni dei rispettivi partiti, spesso fecero causa comune sui temi dell’emancipazione femminile, ai quali fu dedicata, in prevalenza, la loro attenzione. La loro intensa passione politica le porterà a superare i tanti ostacoli che all’epoca resero difficile la partecipazione delle donne alla vita politica. Ancora oggi la nostra Repubblica si riconosce nell’icona immortale di Anna Iberti, fotografata da Federico Patellani: una donna di 24 anni, che con la sua espressione felice, impersonava la gioventù e la speranza di un Paese che, dopo il fascismo e le devastazioni della guerra, grazie alle lotte di Liberazione e alla conquistata democrazia, poteva finalmente guardare avanti verso la rinascita.
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