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In Giappone: traguardi femminili importanti e contraddittori che invitano a riflettere/ il femminile

In Giappone: traguardi femminili importanti e contraddittori che invitano a riflettere/ il femminile

In Giappone una nuova legge dal 30 giugno cambia la successione imperialee ammettendo undici rami cadetti rafforza la possibilità numerica degli eredi all'impero, confermando che questo obiettivo per le donne rimane precluso. Una decisione contemporanea

Martedi, 21/07/2026

In Giappone: traguardi femminili importanti e contraddittori che invitano a riflettere/ il femminile di giornata

E’ il 6 febbraio 2026 quando in Giappone viene eletta la Premier Sanae Takaichi. Elezioni memorabili, non solo per essere lei la prima donna a ricoprire tale incarico, ma per il successo straordinario del Partito Liberal Democratico (LDP) che con la sua vittoria conquista 316 seggi su 465, ovvero la maggioranza di due terzi alla Camera bassa, obiettivo mai raggiunto da nessun partito dal 1947, anno della costituzione dell’attuale forma del Parlamento in Giappone.
E’ il 30 giugno 2026 quando il Parlamento di Tokyo cambia la legge che regola la successione del Trono del Crisantemo come si chiama la Corona giapponese, dove il crisantemo ne è simbolo e simbologia determinante. La legge prevede il riammettere alla successione gli 11 rami cadetti che da questa erano stati esclusi dall’ultima riforma del 1947; ed ancora decide che le principesse “innamorate” di un uomo borghese, non perderanno più, il loro status a corte, come avvenuto fino ad oggi, ma continueranno a far parte della famiglia reale e potranno continuare a vivere a corte, appunto, e lavorare per la stessa.
Quanto rimane invariato è invece che le donne non potranno mai regnare divenendo imperatrici.
La decisione non può che stupire, circa la negazione confermata alle donne di assurgere al primo livello del potere imperiale. E si comprende come sia ancor più fortemente voluta in modo determinato e di una volontà selettiva se “ si scopre” che la riforma del riammettere gli undici rami cadetti alla successione, nasce proprio dalla preoccupazione della scarsa disponibilità di successori e quindi di eredi maschi. Ecco svelata la riammissione degli 11 rami cadetti; lo stratagemma legislativo per avere più uomini, eredi potenziali su cui contare.
Tutto, anche perchè l’imperatore NARUHITO, in carica dal 2019 ha solo una figlia (Naiko), il che ha lungo causò pressioni, subite dalla moglie -l’imperatrice Masako- perché tentasse una nuova gravidanza per”cercare” il figlio maschio, al punto tale da procurarle, ormai diversi anni fa, una forma depressiva. Conseguentemente l’erede oggi designato è il fratello dell’Imperatore Akishino e poi il nipote Hisahito. E’ stato allora ritenuto necessario: aumentare ed allargare ulteriormente le ipotesi di successione per la sicurezza dell’Impero, obbligatoriamente maschile, nella sua rappresentanza. Questioni complesse, storie e tradizioni difficili da decifrare ma anche da comprendere, soprattutto, accostando questa confermata esclusione del femminile al trono, all’elezione appunto della nuova Premier giapponese, su cui soffermarsi a riflettere ma non prima di voler citare un’altra nota storica significativa.
Il riferimento è al notificare che l’impero giapponese, le cui radici risalgono al nostro 500 AC ( Avanti Cristo) e di più, ha avute, seppur non molte, pur tuttavia donne imperatrici. Se ne ricordano circa 10 tra cui due dall’esistenza non assolutamente certa ma leggendaria e mitica. Le ulteriori 7 o forse 8 sono annoverate tra i 125 imperatori di cui è possibile conoscere la storia importante e significativa.
Quel che è certo è che l’ultima Imperatrice -GOSAKURAMACHI_ regnò dal 1762 al 1771. Quando poi nel 1889 La Corona del Crisantemo si dotò di una nuova legislazione eliminò la possibilità della “carriera reale” per le donne. Sono comunque oramai diversi anni che in Giappone il tema ha ritrovato spazio nel dibattito della politica e i diversi sondaggi ripetutesi nel tempo, anche molto di recente, mostrano come la maggioranza dei giapponesi siano pronti e favorevoli ad avere una Imperatrice donna. Un termine che, conseguentemente, non sarebbe più appannaggio della moglie dell’Imperatore ma assumerebbe la pienezza del potere reale femminile in prima persona.
Va ricordato, ancora, come nell’ottobre 2024, il comitato delle Nazioni Unite ha affermato che “ il Giappone dovrebbe garantire l’uguaglianza tra donne e uomini nella successione al trono” in linea con le “buone pratiche di altre monarchie. In seguito a tali raccomandazioni il Giappone ha chiesto al comitato di ritirare la sua raccomandazione affermando che il diritto di successione al trono non è correlato ai diritti umani e alla discriminazione di genere.
Per arrivare ad un’ultima considerazione ma non ultimo problema, piuttosto invasivo e inaspettato o comunque, di certo, non di buon augurio. Ovvero, la difficoltà di avere in tempi brevi una possibilità per le eredi femminili di divenire imperatrice. L’avere citata come prima notizia l’elezione all’inizio 1926 della Premier giapponese Sanae Takaichi, con un consenso formidabile per il suo partito e con riconoscimenti molteplici ad personam, farebbe pensare, con immediatezza, che questo potesse facilitare e addirittura normalizzare il percorso verso una legge che riportasse, come già fu, il diritto delle donne di divenire “Regine” dell’Impero.
No! Errore madornale. la Premier è nemica dell’idea, contraria all’ipotesi. Le sue ragioni, riportate dall’informazione, raccontano come lei esponente dell’ala conservatrice del suo partito, sia nota per posizioni conservatrici su temi che ritiene identitari come quello e prima di tutti, di cui parliamo, per cui si è già dichiarata contraria. Secondo alcuni osservatori la sua posizione si ascrive alla difesa delle tradizioni e all’opporsi a diverse innovazioni come per citarne una: l’introduzione del doppio cognome alle coppie sposate, vista dai conservatori come una minaccia all’unità familiare. Nonostante questa sua impostazione, in veste di Premier, di un partito che nel suo governo, oltre lei oltretutto ha solo due donne, ha accettato, di conoscere i sondaggi che, come già accennato, mostrano un ampio sostegno del pubblico di fronte all’idea di far sedere un’imperatrice sul trono del crisantemo. E’ comunque duro da capire e accettare come sia possibile ,che avendo conquistato il primo posto, in un percorso senza precedenti, la Premier Takaichi non sostenga la stessa ambizione per un’imperatrice donna. Per ragionare con un po' di utopia perché non immaginarla: curiosa e contenta di tale gemellaggio femminile al potere e ancora e comunque proprio in nome anche di quella tradizione a cui dice di essere attaccata e fedele. Una storia narrata e tramandata nella scrittura che testimonia come il Giappone possa vantare, nella sua antichissima storia, come già ricordato, di avere già vissuto, forse prima di tante altre popolazioni e regni, donne imperatrici .Vedere una donna Premier in Giappone e pensarla alleata d’un’imperatrice, come potrebbe accadere se la legge lo permettesse, e lei lo condividesse, sembra un’ovvietà averlo pensato . Ma se ce ne fosse bisogno dirlo, abbiamo imparato una volta in più, che l’ovvio non è quasi mai ciò che si realizza. Peccato!
Paola Ortensi

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