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In memoria di Gloria Steinem

In memoria di Gloria Steinem

Muoiono vecchie femministe, vorrei ne nascessero di nuove

Venerdi, 04/09/2026

Gloria Steinem, come molte altre, mi ha dato spunti, energie, e volontà di capire me stessa, di guardare ad alcune tematiche con occhi diversi. Tematiche che mi riguardano perché sono una donna ma ad alcune cose, che pur fanno parte della mia quotidianità, non avevo pensato.
Quello che ha lasciato non morirà con lei, di questo ne sono certa. Però spero qualcosa di più: spero che altre giovani donne si lascino ispirare da lei (così come da molte altre).

Steinem ha fatto una cosa preziosissima: ha parlato con moltissime donne, guardato alle loro esperienze. Nelle sue opere risuonano le loro voci, le nostre voci.

«Ad oggi (era il 2015) non dire ‘lavoro sessuale’ è considerato irrispettoso» [1]. Per Steinem è un’assurdità che fare sesso senza desiderio, senza volerlo sia un lavoro. Il sesso quando non lo si vuole è stupro. Non siamo tutte d’accordo? Ma per capirlo, forse non basta il cartello “sex work” fuori da uno dei quartieri a luci rosse più poveri dell’India, o una lap dancer che, parlando con lei, le dice che, se voleva continuare a lavorare lì, stare sul palco non bastava, doveva andare sul retro quando un cliente lo chiedeva, altrimenti, l’avrebbero licenziata [2]. Non basta nemmeno la testimonianza di un’altra donna che, mentre le racconta la sua vita, seduta al bancone di un motel, per due volte si era dovuta interrompere, tornando con l’alito che sapeva di disinfettante. I pompini ai camionisti erano all’ordine del giorno. «Ti senti al sicuro?» le chiese Steinem, la donna rispose che il pappone metteva a disposizione un pulsante d’emergenza ma che era molto difficile ribellarsi quando erano sopra di lei.
Quanto lavaggio del cervello c’è voluto per pensare che combattere perché tutto ciò sia mantenuto, decriminalizzando i papponi e gli stupratori (chiamati ‘clienti’), è violenza contro le donne?[3].

Non c’è solo la prostituzione nel retro dei bar, non dimentichiamo anche quella ripresa da videocamera: la pornografia. Non è emancipatoria, non è libertà, non è coraggio. È violenza: fisica, psicologica. È basata sull’asimmetria, sulla forza[4]. Ci fa male anche se non siamo noi a farlo, perché se andiamo a letto con gli allievi del porno il sesso parrà stupro.
«La nostra anima si rompe un pezzo alla volta quando ci vediamo in catene o con le labbra della vulva esposte al colonizzante sguardo maschile; o ancora, con i lividi o in ginocchio, gridare dal dolore … deliziando il sadico; facendo finta che ci piace, facendo finta di essere cieche di fronte alle immagini delle nostre sorelle che in verità ci perseguitano – mortificate a tal punto da credere che il sesso e il dominio della donna siano un tutt’uno»[5].

Riprendiamoci i nostri corpi.
Steinem ha scritto un elogio ai nostri corpi. Essendo ogni giorno bombardate da corpi finti spacciati come veri, o peggio spacciati come belli e, di conseguenza, come obiettivi indispensabili, il suo elogio «di una variegata molteplicità di donne» ci fa bene:

«Alcune donne che siedono silenziose nella sauna, ciascuna immersa in una nuvola di vapore con i propri dolori muscolari e con i propri pensieri. … ‘è bello poter venire qui da sole o con un gruppo di donne’ dice una voce nella nebbia. ‘E non sentirsi una pazza’ termina un’altra … ‘non sono mai stata con un gruppo di donne come questo prima d’ora’ … ‘tesoro’ dice [un’altra] ‘quello che vedi è quello che c’è’ [Tra le altre ci sono una madre e una figlia], si somigliano, si trovano in buona compagnia. Il corpo di una donna ha messo al mondo un’amica» [6].

Steinem parla di corpi giovani, anziani, parla delle nostre cicatrici, delle pieghe della pelle, di corpi che non sono solo corpi, sono donne: parlano, si rilassano, si muovono. A questo servono i corpi: a permetterci di vivere, non ad essere copertine patinate.
Questi frammenti ci ricordano che «abbiamo bisogno di vedere regolarmente una realtà variamente assortita per logorare l’immagine plastificata … con cui ognuna di noi è stata addestrata a misurarsi» [7].

Ho voluto ricordare una parte di Steinem perché la sua morte mi ha risvegliato un senso di ansia che cresce. Sono consapevole dell’età che hanno molte femministe radicali: coloro che mi hanno fatto aprire gli occhi, salvandomi dalle atrocità del maschio. So che nelle librerie spesso non ci sono, mentre spaziano i maschi che si definiscono “filosofi femministi”, i libri pro porno, pro chiunque ma non di certo pro donne.
Mi sembra che il loro pensiero ci stia abbandonando.
Ma quando ci abbandonano anche i loro corpi, mi sento mancare.
Nelle ultime ore ho visto altre sorelle, le chiamo così – le sento vicine, fiondarsi alle tastiere e scrivere di Steinem per ricordarla. Resistenza femminista [8], Altradimora [9], Femministero [10].
Mi sono sentita meno sola.
Lo diceva anche Steinem che «la rivoluzione delle donne stava nascendo dai circoli di dialogo» mentre sentivano le loro esperienze di donne confermate dalla vita delle altre [11]. Voglio che la nostra rivoluzione non muoia con lei.

Note:
[1] G. STEINEM, My Life on the Road, 2015, One World, p. 229.
[2] Ibid. p. 230.
[3] Ibid. p. 233.
[4] G. STEINEM, What is pornography, in Take Back the Night: Women on Pornography, Laura Lederer, 1980, ‎ William Morrow & Company, pp. 35-39.
[5] «Consider also our spirits that break a little each time we see ourselves in chains or full labial display for the conquering male viewer, bruised or on our knees, screaming a real or pretended pain to delight the sadist, pretending to enjoy what we don’t enjoy, to be blind to the images of our sisters that really haunt us—humiliated often enough ourselves by the truly obscene idea that sex and the domination of women must be combined»., Ibid. p. 39.
[6] G. STEINEM, Trilogia Ms. Corpo. Aborto. Age fobia, VandA.edizioni, 2023, pp. 36, 37.
[7] Ibid. p.33.
[8] https://www.instagram.com/p/Dc08mx7jc92/?img_index=1.
[9] https://www.instagram.com/p/Dc05Vtqjhpe/?img_index=1.
[10] https://www.instagram.com/stories/femministero/3978011734675954732/.
[11] G. STEINEM, Trilogia Ms. Corpo. Aborto. Age fobia, VandA.edizioni, 2023, p.120.
[12] G. STEINEM, My Life on the Road, 2015, One World, p.39.
 

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