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In nome e per conto di Maria Spinelli, uccisa a 23 anni senza una regione

In nome e per conto di Maria Spinelli, uccisa a 23 anni senza una regione

La morte insensata della giovane uccisa al rave party in Svizzera e l'interruzione di un futuro che aveva scelto di conquistare

Martedi, 01/09/2026

In nome e per conto di Maria Spinelli, uccisa a 23 anni senza una regione / il femminile di giornata 106
Maria Spinelli unica vittima, la notte del 30 agosto, tra più di 3500 giovani (i feriti sono fortunatamente tutti già rientrati a casa), protagonisti felici del rave party ad Aarau nel cantone svizzero di Argovia, merita che di lei si parli, si racconti per conoscerla, riconoscerla e comprenderla quale presumibile “sorella” di tante altre ragazze assimilabili a lei, non lasciando così che sparisca, divenendo solo un ennesimo “fatto” giudiziario, seppellito nel pozzo sempre più profondo della cronaca nera e violenta in aumento costante. Lei, che uccisa in una circostanza che doveva essere festa e gioia e dove nella lotteria scatenata dalla crudeltà umana di qualcuno di cui ancora non conosciamo le inammissibili motivazioni, ha persa la vita.
Maria avrebbe compiuti ad ottobre 23 anni e solo da pochi mesi aveva lasciato Citta Sant’Angelo, in Abruzzo, il paese dove viveva con la sua famiglia che è raccontata come "difficile e impegnativa" forse per come è stato sottolineato dall’informazione, anche per la “faticosa” origine rom. Si era trasferita in Svizzera, nella cittadina di Oftringen nel Canton Argovia, località a circa 15 km da Aarau e sede del rave party dove si era recata piena di gioia e condividendo amici come Tekibo che si esibivano nel corso dell'evento. Amici che ora non si danno pace. In quell’occasione di gioia e festa di musica techno, che lei amava moltissimo, ha perso la vita colpita da un‘assassino che, sparando contro la folla ha centrato proprio e solo lei, stracciando il libro dei sogni che Maria aveva iniziato a scrivere riempiendolo di futuro.
Solo pochi mesi, quelli in cui era iniziato il suo viaggio di emigrata, seppur ben legata alla sua terra d’origine, se tante cronache su di lei raccontano come i suoi social vedessero incrociate le bandiere Italiana e Svizzera. Social in cui esprimeva la sua positività e l’impressione di avere intrapreso la via giusta per aver iniziato un lavoro che sarebbe cresciuto e migliorato e che andava nel verso desiderato.
Un carattere forte e determinato, idee chiare sul suo domani, a cui riteneva “servisse” il suo studio, la sua preparazione per raggiungere un lavoro e un’indipendenza economica, come, ricordandola, ha testimoniato uno dei suoi professori  - Federico Anzellotti - docente all'Istituto alberghiero Zoli di Silva Marina, frequentato da Maria.
Uno stato d’animo positivo che sottolineava anche col tatuaggio "Buena Suerte” che sembrava raccontare la sua certezza, tradita poi dalla casualità feroce, in modo così amaro e frutto di un atto inaccettabile.
Certo è che la notizia della sua morte ha aperto e confermato la storia di una ragazza con problemi, come lei stessa raccontava, ma piena di speranza e di ottimismo della volontà. Una giovane, segnalano le testimonianze, caratterizzata da una speciale apertura e disponibilità verso le persone che incrociava e da cui assumeva energia.
Il racconto della sua amica Swami del Colle, intervistata dopo la sua morte, descrive e conferma l’incredibile apertura agli altri intrecciata alla volontà di farcela e potercela fare da sola, ma sempre pronta ad aiutare chi ne aveva bisogno. Un interesse per la gente, viene da pensare, esattamente antagonista per l’odio per l’umanità che ha armato l’assassino. Un carattere forte che si confrontava con gli altri raccontando e poi condividendo i propri sogni, come ha ribadito il suo amico più caro, Christopher Dell’Elce, che tanti anni prima, appena ragazzi, aveva conosciuto in Abruzzo. Proprio lui che aveva raggiunto in Svizzera vivendo nella sua casa, insieme anche ad altri e che avrebbero cambiato proprio pochi giorni dopo. Lui che quella drammatica sera di sabato non era presente e che, intervistato, racconta di non riuscire a pensare ad altro che non sia l’ingiustizia ”troppo impossibile” da accettare toccata a Maria. "La cosa che ammiravo più di lei è che poteva sembrare una persona estroversa ma aveva un animo buono, puro, tante doti e sempre col sorriso. Non solo la ragazza rave, ma molto altro” ha detto ricordandola.
A consolidare e confermare i racconti delle amiche, degli amici, di chi l’ha conosciuta in Italia e in Svizzera, subito dopo la sua morte è la mamma. Intervistata subito dopo la sua morte, e pronta a recarsi in Svizzera, ha fatto ascoltare i messaggi che Maria le aveva inviato solo il giorno prima in cui, esprimendo la sua felicità, raccontava degli amici che conosceva e che avrebbero partecipato al rave party; messaggi che, raccontando la sicurezza di essere - lì in Svizzera - nel posto giusto, tanto da avere la sensazione che la sua vita fosse ricominciata. Messaggi in cui diceva alla mamma che le avrebbe raccontato tutto il giorno dopo … un giorno che, come sappiamo, per lei non c’è più stato.
Soffermarsi sulla storia di Maria, raccontarne la gioia per aver ripreso in mano la sua vita, come abbiamo letto, dopo problemi che seppur non conosciamo valutiamo come reali, e prendere atto della la sua speranza annientata da chi, sembrerebbe, neanche la conosceva e che l’ha cancellata dal mondo, pur in giorni di racconti altrettanto terribili, è importante e ricorda come dietro ogni morte ci siano vite che erano una speranza per l’umanità e che,  conoscendole, mancano a tante e tanti di noi. Come nel caso di Maria, che è importante far vivere comunque, almeno raccontandola per apprezzarne la positività che aveva dimostrato sia sempre possibile raggiungere.
Paola Ortensi

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