IO C’entro: i Centri antiviolenza fanno il punto a partire dalla forza del cammino compiuto
A Roma un'assemblea nazionale per rilanciare la radice femminista e il ruolo dei Centri oggi, mentre arrivano attacchi pesanti alla libertà e ai diritti delle donne: obiettivo è trovare terreni comuni e condivisi
Sono arrivate da tutta Italia per un incontro nazionale in rappresentanza di decine di Centri antiviolenza che si è tenuto nella bellissima Aula intitolata a Falcone e Borsellino della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma.
A promuovere l’incontro Una Nessuna Centomila, la Fondazione nata qualche anno fa e sostenuta fin dall’inizio dall’impegno di esponenti del mondo musicale e artistico per promuovere iniziative per la prevenzione e il contrasto della la violenza contro le donne e oggi una realtà solida che si caratterizza per tanti tipi di iniziative che vanno da campagne mediatiche e culturali per combattere ogni tipo di violenza di genere e stereotipi contro le donne, a eventi musicali e teatrali per raccogliere fondi da dedicare al sostegno e allo sviluppo delle realtà che operano in concreto a favore delle donne come Centri antiviolenza, Case rifugio e semiautonomia, Centri di ascolto. Fondi accompagnati da supporti formativi e informativi. Ma anche iniziative nelle scuole per promuovere un'educazione affettiva rispettosa delle diverse soggettività. Giulia Minoli, presidente di Una Nessuna Centomila, ha ricordato i risultati raggiunti: oltre 2 milioni di euro erogati a oltre 80 organizzazioni di donne, la grande partecipazione alla scuola permanente di formazione, gli oltre 23 progetti di educazione all’affettività svolti nelle scuole. Ma oggi, - ha detto - “attraverso iniziative di ascolto con le tante realtà bisogna andare oltre”. Come si sa, infatti, il percorso dei Centri antiviolenza nel nostro paese è stato lungo e faticoso, partito da iniziative esemplari figlie del movimento femminista che hanno trovato via via una diffusione in varie parti del paese malgrado le difficoltà economiche e le disomogeneità territoriali grazie soprattutto all’impegno quasi sempre volontario di tante, fino ad arrivare ai più recenti riconoscimenti normativi e alla creazione di strumenti di supporto (come il numero rosso dedicato) e a modalità di accesso a risorse pubbliche più facili anche se non ancora adeguate. Una realtà indispensabile per le donne, spesso unico approdo di aiuti e sicurezza in molti territori ma non adeguatamente percepita come un “mondo” nel suo insieme. Un mondo e quindi anche un soggetto e una forza collettiva e non solo un insieme di servizi.
L’iniziativa, svolta alla Sapienza di Roma, aveva tra gli altri scopi anche questo. Accrescere il senso dei legami unificanti tra queste realtà ma soprattutto riflettere sul loro ruolo in questa fase difficile e complessa caratterizzata da tanti attacchi einiziative che intendono rimettere indietro l’orologio della storia e delle lotte delle donne, rilanciando il senso anche politico oltre che sociale delle pratiche dei Centri. Del resto già un segnale di questa esigenza e voglia di giocare meglio la storia e la forza delle esperienze dei centri antiviolenza era arrivato con le manifestazioni molto partecipate contro il ddl Bongiorno che, tradendo un passaggio politico che finalmente aveva sancito che senza il consenso delle donne ogni atto è violenza, ha ridato posto a visioni patriarcali e maschiliste del rapporto sentimentale tra donne e uomini. Un’occasione di riflessione e di confronto comune, quella dell’assemblea dei Centri avvenuta a Roma che, oltre a restituire un quadro delle tantissime cose che si fanno sul territorio in questo ambito, ha fornito soprattutto importanti spunti per cammini futuri, con importanti apporti delle partecipanti.
La Rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, nel riconoscere il ruolo anche educante dei Centri antiviolenza ha confermato l’impegno dell’Università ad essere essa stessa una comunità educante su questi temi che interessano l’intera società. La Preside di Giurisprudenza ha messo in guardia sul ruolo negativo che può svolgere lo sviluppo acritico dell’intelligenza artificiale. Lella Palladino, vicepresidente della Fondazione, ha sottolineato come tutto il lavoro dei Centri, nato dal movimento femminista, non si può che collocare anche oggi dentro ad una cornice di scelte e valori femministi alla luce degli attacchi pesanti che stanno venendo contro i diritti e la autodeterminazione delle donne come il ddl Bongiorno e la legge Valditara sull’educazione affettiva. “I Centri non possono mai divenire semplici centri di servizio, sono nati e devono continuare ad essere nel nuovo contesto centri di empowerment delle donne”.
Nel panel dedicato al tema del femminismo Celeste Costantino, vicepresidente della Fondazione, ha toccato il problema del ruolo di cambiamento che i Centri devono avere affrontando temi politici e facendosi portatrici di visioni condivise nei confronti delle istituzioni. “Oggi una delle questioni su cui porre attenzione è la povertà crescente delle donne, problema concreto e materiale con cui i Centri si confrontano ogni giorno in mezzo a tante difficoltà, toccando con mano la mancanza di vere soluzioni al problema dell’autonomia economica delle donne, nodo di vera libertà contro patriarcato e violenza. Un problema che diventa ancora più drammatico per le fasce di donne migranti”. Barbara Ledy Kenni, nuova presidente della Casa Internazionale delle donne, ha ripreso il tema del legame tra femminismo e realtà dei Centri antiviolenza. “È stato il femminismo che ha dato parole e concretezza a tutte le dimensioni e gli aspetti della violenza, oggi terreno attivo delle pratiche dei Centri antiviolenza e di tante istituzioni e associazioni create dalle donne su questo terreno. Non si può combattere la violenza contro le donne se non si denuncia e combatte il patriarcato, strutturale sottostante che ancora regge la società. E oggi - ha aggiunto - si deve combattere anche contro i diversi tentativi di ‘neutralizzare’ il valore anche di libertà femminile dei Centri antiviolenza pensati e gestiti da realtà che hanno radici nel femminismo diffuso”. Azzurra Rinaldi, economista, ha ripreso i dati sconfortanti della posizione delle donne nel lavoro e nella società nelle statistiche internazionali, malgrado le narrazioni false che si fanno sugli avanzamenti delle donne. Alla domanda centrale su quale è il ruolo oggi dei Centri nella società e nel movimento delle donne hanno portato il loro contributo Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, Francesca De Masi della coop sociale BeFreee, Maria Pia Vigilante del Centro antiviolenza La Giraffa di Bari.
Elisa Ercoli, partendo dalla consapevolezza che la violenza contro le donne è un dato sistemico della società patriarcale, ha dato una lettura molto forte dei nuovi profili del patriarcato emergenti evidenziando i legami culturali e non solo che si stanno affermando “tra nuovi centri di potere economico e politico-planetario e volontà organizzata con strumenti sofisticati e digitali di schiacciare le nuove soggettività emergenti delle donne nella realtà e nel mondo facendo di fatto della violenza una sorta di veicolo di vendetta misogena per colmare frustrazioni e criticità maschili. La vicenda degli Epstein files è una delle evidenze di questo processo che si è fatta organizzazione e rete per fermare il potere e la libertà delle donne“. Su questo Differenza Donna ha annunciato di aver depositato alla Procura di Roma la richiesta di un’indagine sui nomi degli italiani presenti nei files. Francesca De Masi di BeFree si è soffermata sul tema della tratta, questione su cui non c’è stata un’adeguata attenzione di altri Centri e associazioni e che ha visto la sua cooperativa molto impegnata, definendola “punto apicale dell’oppressione patriarcale che si collega ad altri aspetti di ingiustizie globali”. In questo senso ha invitato tutte le realtà presenti a prendere iniziative comuni di fronte alle decisioni gravi che stanno dietro al nuovo patto dell’Unione Europea sull’immigrazione. Maria Pia Vigilante, del Centro La Giraffa di Bari, ha introdotto altri elementi di dibattito su elementi anche critici perché non sempre condivisi, come la strategia dei Centri nei confronti delle persone lgbt e trans. Su questi e altri temi l’assemblea ha continuato a discutere tutto il giorno con interventi liberi aprendo una fase importante di maggiori collegamenti, alleanze e reti tra i Centri antiviolenza anche in termini di elaborazioni di nuove strategie più complessive. Condizione questa per divenire un polo di riferimento con proprie peculiarità anche all’interno del complesso mondo dei movimenti femminili e femministi.
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