La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (dal TG1 ore 08,00 del 6 Luglio 2026) condanna l’Italia a pagare 60.000 euro alla vittima che si è rivolta alla corte, perché la giustizia civile e penale italiana ha impiegato troppo tempo per decidere su un caso di violenza domestica che ha coinvolto una donna di nazionalità francese: ha ritenuto che il procedimento non avesse soddisfatto i requisiti di un’indagine tempestiva, approfondita ed efficace, come previsto dalla Convenzione di Istambul, e ha disapprovato il comportamento del pubblico ministero, che nel novembre del 2021 aveva presentato una richiesta di archiviazione del procedimento con motivazioni «sessiste e stereotipate». Il Pm, infatti, aveva considerato l’episodio del coltello alla gola contro la signora come uno «scherzo di cattivo gusto»; inoltre in relazione ad un altro caso, aveva affermato che era difficile dimostrare la mancanza di consenso della signora al rapporto sessuale richiesto, con modi insistenti, dallo stesso compagno.
Il racconto di questa sentenza fa rimanere basiti, soprattutto per quante battaglie vengono impiegate per distruggere ogni tipo di stereotipo sessista. Tante sono le pubblicazioni che vertono su questo tema, tante facilmente scaricabili anche gratuitamente. Si trova facilmente scaricabile un opuscolo di Valore D, la prima associazione di imprese italiane che promuove l'equilibrio di genere e una cultura inclusiva. Il titolo è “Valore D, non solo parole per ragazzi e ragazze”, in pdf gratuito. Si analizzano molti aspetti del linguaggio dell’adolescenza e dei comportamenti che ne conseguono.
In adolescenza si passa da una fase inevitabile di rottura con le generazioni precedenti per cui si marca la propria distanza da genitori anche a livello linguistico. È esattamente lo scopo del linguaggio giovanile quello di farsi capire dal gruppo dei pari, ma non dai “grandi”. Con le parole facciamo di continuo una operazione squisitamente umana: quella di dare nomi. Alle cose, alle persone, alle esperienze che ci capitano, a fenomeni ai quali assistiamo e così via. Le parole servono per descrivere la propria esperienza esistenziale.
Per questo, non dobbiamo mai permettere a nessuno di privarci della parola: equivarrebbe a privarci di un pezzo della nostra umanità. Chi sei tu? Sembra una domanda facile, e invece ci vuole una vita per rispondere. Ogni persona ha un modo tutto suo di percepire il mondo; una maniera unica di pensare, imparare, sentire, scegliere ciò che apprezza e ciò che invece proprio non ama, tutto il contrario di etichette nate per incasellarci. La verità è che più sappiamo di noi, più possiamo abitare il mondo senza sentirci ospiti. Ho il diritto di stare qui, di vivere il mio paese, le sue strade, di amplificare la mia voce in queste strade. Io sono le strade che vivo. Nell’identità entrano tante dimensioni, per esempio: genere, corpo e aspetto, lingua origine e storia familiare, cultura e tradizioni, religione o non religione, orientamento sessuale, gruppi e ruoli sociali a cui apparteniamo, identità digitale, cioè come ci presentiamo online, come parliamo nella vita reale e sui social.
L’identità ha due facce: una interna, come ci percepiamo; una esterna, come veniamo visti e ci raccontano gli altri. Le parole degli altri influenzano il modo in cui veniamo ascoltati, accolti, giudicati e ci difendiamo se queste parole non ci corrispondono. Pensiamo a quanto peso abbiano le parole. La nostra persona si costruisce pezzo dopo pezzo, tassello dopo tassello col racconto e la parola; essa ci fa orientare nel mondo, dà la direzione ai nostri desideri e alle scelte che facciamo. Ci autodetermina; l’autodeterminazione è considerata uguale al diritto di esistenza e identità.
Una identità che non va calpestata mai, partendo dal linguaggio che deve smantellare ogni tipo di stereotipo che danneggia chi si trova in una situazione di vulnerabilità o peggio ancora li umilia, relegandoli in un ruolo subalterno. I Dissent!
Elena Manigrasso