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La forza di Medea in scena a Locri, ricordando Corrado Alvaro.

La forza di Medea in scena a Locri, ricordando Corrado Alvaro.

Nel centenario di Corrado Alvaro Locri,in Calabria, ha ricordato Medea e la forza delle donne, fra teatro e riflessione civile.

Giovedi, 02/07/2026

Mesci una calda notte di fine giugno, il magico teatro magno greco di Locri sulla costa jonica calabrese e la rappresentazione de "La lunga notte di Medea" di Corrado Alvaro ed il gioco è fatto. La serata culturale svoltasi nei giorni scorsi, è stata uno degli appuntamenti del cartellone culturale dedicato allo scrittore di San Luca, nel centenario della sua nascita, "Borghi in scena – Carovana teatrale". Il pregio dell'opera? Secondo la critica letteraria Daniela Matarazzo quello di "rimuovere la colpa da Medea per riversarla sui Corinzi, simbolo del pregiudizio e dell'intolleranza portati al limite estremo. Fra gli interpreti Maria Milasi nel ruolo di Medea, Americo Melchionda, che oltre a firmare la regia ha interpretato Giasone, e Kristina Mravcova nei panni della greca Nosside: la prima calabrese che conquistò con la forza dei suoi versi divenne famosa. In video, inoltre, sono comparsi anche Hal Yamanouchi nel ruolo di Creonte, Chiaraluce Fiorito e Maria Marino nei panni delle "Donne ammantellate". La vicenda portata in scena, già nel testo di Euripide, si svolge nell'arco di una sola notte, sotto lo sguardo della "luna vagabonda", una presenza metastorica che diventa essa stessa un personaggio. Quella di Medea descritta da Euripide nell' antichità e da Corrado Alvaro nella contenmpraneità è la storia di una donna che, come tante altre, ha trovato il coraggio di prendere la propria esistenza nelle mani. Dopo aver aiutato il marito Giasone e gli Argonauti a conquistare il vello d'oro, Medea si trasferì a Corinto insieme al consorte e ai loro due figli, abbandonando il padre per seguire l'amore. Dopo alcuni anni, però, Giasone decide di ripudiarla per sposare Glauce, figlia di Creonte re di Corinto, e assicurarsi così la successione al trono. Dinnanzi al tradimento e all'indifferenza del marito, Medea mise in atto la propria vendetta. Dapprima incontra Egeo, re di Atene, di passaggio a Corinto, e gli offre le sue arti magiche in cambio dell'ospitalità. Poi, fingendosi ormai rassegnata, invia alla futura sposa di Giasone una tiara e una veste avvelenate che la uccidono tra le fiamme e atroci sofferenze. Infine, per infliggere al marito il dolore più grande, sopprime nel sonno i propri figli. Medea è una donna abbandonata, immersa nella sua solitudine, esiliata e straniera, come tante profughe che ancora oggi approdano sulle coste calabresi a bordo di fragili imbarcazioni. Il cammino di Medea è anche il viaggio di ciascuno di noi: una dolorosa ricerca della propria identità, attraversata dalla straordinaria forza delle donne. "donna come l'acqua di mare – canta Mia Martini, un'altra grande calabrese – chi si bagna vuole anche il sole; chi la vuole per una notte, c'è chi invece la prende a botte. Donna come un mazzo di fiori, quando è sola ti fanno fuori. Chi si bagna vuole anche il sole, chi la vuole per una notte c'è chi invece la prende a botte. Donna come un mazzo di fiori quando è sola ti fanno fuori donna cosa succederà quando a casa non tornerà". Sono queste l forse rare ma sempre vere di cui il mondo, anche in questi farlocchi ed effimeri hanno ed avranno sempre bisogno.
Francesco Rizza

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