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La giustizia secondo Rawls: una teoria della giustizia del 1971ma ancora molto attuale

La giustizia secondo Rawls: una teoria della giustizia del 1971ma ancora molto attuale

La giustizia è la prima virtù, dice il filosofo nei suoi scritti, quella che rende possibile qualsiasi forma di vita associativa.

Venerdi, 03/07/2026

In un mondo che stenta a far decollare messaggi di pace ed equità, forse non sarebbe male rispolverare vecchie teorie che mettono al centro il concetto di libertà e giustizia sociale.
Proprio come ha cercato di fare il filosofo John Rawls: il suo pensiero ha fatto emergere quanto sia importante in una società fondare le sue basi su giustizia e libertà. E se poi vogliamo andare oltre, potremmo anche aggiungere un valore diventato quasi utopico come quello di bontà.
La giustizia è la prima virtù, dice il filosofo nei suoi scritti, quella che rende possibile qualsiasi forma di vita associativa. I diritti di ognuno non possono essere violati e a leggi ingiuste bisogna rispondere con fermezza; l’obbedienza non è più una virtù diceva don Milani opponendosi a leggi di nicchia, che escludevano le fasce deboli. La libertà non può essere tolta a beneficio di altri, mai. Una società ben ordinata tutela i diritti di tutti.
Il comune desiderio di giustizia collega e tiene unite persone diverse, con scopi ed interessi differenti ed assicura la civile convivenza; offre a ogni individuo un chiaro senso del proprio valore, superando la stessa idea di abilità o talento. Il talento non deve solo essere vantaggio, ma condivisione con gli altri di ciò che sappiamo o non sappiamo fare.
In una società civile viene riconosciuto il principio dell’opposizione leale e viene accettato lo scontro delle opinioni politiche, sempre nel rispetto dell’avversario. La comunità deve seguire scelte etiche, secondo Kant: la legge morale è in noi.
Concetto di solidarietà non va sottovalutato: il valore primario del principio non è misurato dall’aiuto che riceviamo effettivamente, ma dal senso di fiducia e di affidamento nelle buone intenzioni degli uomini e del fatto di sapere che essi sono là, in caso di bisogno. Ciascuno è tenuto a fare la sua parte all’ interno dello schema cooperativo, bisogna agire sempre in modo da non doversi mai biasimare, indipendentemente da come vanno a finire le cose, se abbiamo operato mirando al bene.
Poter definire il bene, essendo il punto di riferimento principale per formulare giudizi di valore intorno ad una persona, significa verificare che la nostra persona e le nostre azioni siano apprezzate e convalidate da noi stessi e dagli altri, che sono a loro volta stimati e di cui si ama la compagnia. Si può pensare che tutte queste considerazioni non possono essere generalmente soddisfatte, eppure, questa supposizione è errata. E’ sufficiente che per ciascuna persona ci sia qualche associazione a cui essa appartiene che ne apprezza l’operato.
Una società bene ordinata, permette all’ individuo di partecipare alla somma totale dei beni naturali, conquistati dagli altri. Ancora di più quando dalla somma dei beni si passa all’unione dei beni pubblici condivisi. Dichiara il filosofo che queste opportunità riducono nostre possibilità di insuccesso, consentendoci di realizzare i nostri piani di vita in comunione: io so fare questo e tu quello. Nessuno basta a se stesso. Solo agendo in modo giusto e condiviso potremo esprimere la nostra appartenenza in una comunità.
Elena Manigrasso

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