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La ragazza con la chitarra. Incontro con Grazia Di Michele

La ragazza con la chitarra. Incontro con Grazia Di Michele

Le cantautrici, rispetto agli uomini, sono davvero pochissime in Italia, e lo star system predilige promuovere sul mercato soprattutto e ancora gli uomini, malgrado la validità di molte donne, che a volte si autoproducono

Mercoledi, 14/10/2026

Quando si parla dei cantautori della scuola romana, è inevitabile che venga in mente il mitico Folkstudio, il locale che ha tenuto a battesimo alcuni tra i più grandi artisti, metà musicisti e metà poeti come: Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Antonello Venditti, Stefano Rosso, Ernesto Bassignano e tanti altri. La presenza maschile a quei tempi era preponderante, anzi praticamente assoluta. Tra le poche eccezioni allora, una giovanissima Grazia Di Michele che timidamente, imbracciando la sua chitarra acustica, si esibì in quel tempio per la prima volta nel 1977. Una presenza delicata, come la sua voce, ma i testi scritti da lei, non parlavano di storie d’amore più o meno felici, ma del desiderio di autodeterminazione delle donne. A lei il merito di aver introdotto in quell’ambiente, pur ricco di stimoli legati anche a tematiche sociali, l’originalità di uno sguardo diverso sulla realtà delle cose, e sui sentimenti e le aspettative, quello dell’universo femminile.

Hai iniziato giovanissima, esibendoti al mitico Folkstudio, che negli anni '70 a Roma era diventato il punto di riferimento della scuola cantautorale romana, e in un periodo che vedeva nascere la canzone d’impegno che si contrapponeva agli standard del melodico-pop. Cosa ricordi di quegli anni ?
Ero la prima, e forse l’unica cantautrice donna presente in quella realtà. Mi sentivo un po' come un’aliena. Avevo intenzione di raccontare con le mie canzoni le aspirazioni alla libertà delle donne. L’atmosfera creata dal femminismo di allora mi ispirava. Avevo formato un gruppo con cui ci esibivamo in giro: “Ape di vetro”. Eravamo in tre: io, Chiara Scotti, e Clelia Lamorgese.
Al Folkstudio mi ha subito notata Ernesto Bassignano, che oltre ad esibirsi, era a caccia di nuovi talenti. Lui mi ha portata all’RCA. Sono stata davvero fortunata per questo. E probabilmente è stato anche perché le cantautrici in Italia praticamente non esistevano ancora. Così nel 1978 ho pubblicato il mio primo album: Clichè, sempre con temi collegati alla condizione femminile.

Non c’era un clima di competizione all’interno del Folk Studio, dove cominciavano ad esibirsi: Francesco De Gregori, Antonello Venditti, persino Lucio Dalla?
No. Ero anzi orgogliosa di far parte di quell’esperienza, durata comunque poco rispetto agli altri.

In quel periodo molti testi delle canzoni italiane melodiche, avevano un’impronta maschilista, mi vengono in mente L’appuntamento di Ornella Vanoni (se tu non arrivi non esisto….), Sono come tu mi vuoi, o Grande grande di Mina,La partita di pallonedi Rita Pavone, Minuetto di Mia Martini, che esprimevano il senso di incompletezza di una donna in mancanza di un uomo….
Più che maschilista definirei quei testi “maschili”, nel senso che raccontavano una donna vista e descritta da un uomo, con tutti gli stereotipi del caso. Si trattava di proiezioni indotte culturalmente e socialmente.

Oggi i tempi sono cambiati, ci sono più donne autrici di testi, cantautrici oltre che interpreti. C’è qualcuna che apprezzi in modo particolare ?
I tempi sono cambiati per l’Italia. Ma le cantautrici, rispetto agli uomini, sono davvero pochissime, e lo star system predilige promuovere sul mercato soprattutto e ancora gli uomini, malgrado la validità di molte donne, che a volte si autoproducono. Da noi è un fatto culturale. Nella musica come nelle altre arti si è sempre associata l’idea della creatività attiva all’uomo, e alla donna il ruolo di musa passiva. E quanti talenti sono stati oscurati nei secoli. Talenti che si dovrebbe recuperare, non per creare un conflitto fra generi, ma per giustizia e completezza culturale di cui usufruirebbero tutti. Ma è un discorso lungo. In Italia trovo molto originale tra le varie, cantautrici emerse in questi ultimi anni Carmen Consoli. E’ una sperimentatrice, sia per la musica che per i contenuti. Trovo i suoi testi molto poetici oltre che coraggiosi.

Hai avuto miti di riferimento, italiani o stranieri ?
Senza nulla togliere al grande valore della nostra scuola cantautorale, mi riferisco ai vari De Andrè, Lauzi, De Gregori, da giovanissima prediligevo Bob Dylan, sia per lo stile che per i contenuti. E adoravo Joni Mitchell, la mitica interprete californiana con la chitarra, dalla voce inimitabile. Oltralpe c’erano già grandi esempi di cantautorato femminile riconosciuti e apprezzati, già dagli anni sessanta.

Ultimamente ti dedichi anche al teatro di prosa. Come concili le due espressioni artistiche?
Il teatro è uno splendido contenitore per tutte le arti. Musica, parola, pittura trovano spazio in questo scrigno meraviglioso. Ho sempre amato questo aspetto, e negli spettacoli che interpreto trovo la giusta dimensione per conciliare parte recitata e parte cantata.
Ultimamente ho interpretato con l’attrice e regista Alessandra Fallucchi: PhenomenalWoman, si tratta di un plot contenente poesie di autrici come: Alda Merini, Sibilla Aleramo, Wislawa Szynborska, Silvia Plath, e altre, testi che ho anche elaborato musicalmente. Dopo il debutto romano saremo in tournèe in varie città italiane, per tornare a grande richiesta a Roma prossimamente.

Tra le varie esperienze televisive, hai partecipato alla trasmissione “Amici” di Maria de Filippi, un format che si propone di lanciare giovani talenti nella musica, nella danza, nella recitazione. Sono esperienze utili o potrebbero risultare dannose, in termini di aspettative, per un giovane aspirante artista ?
Al giorno d’oggi possono rappresentare una valida alternativa per farsi notare. Purtroppo è quello che propone il mercato. Si tratta di occasioni in più per farsi conoscere, poi qualcuno ce la fa, altri no, l’importante è non farsi facili illusioni, né scoraggiarsi al primo fallimento. Anche perché un fallimento può indurre a riflettere, a maturare, non va vissuto solo nella negatività. I docenti che seguono i ragazzi che partecipano alle selezioni di Amici sono tutti professionisti di livello, e ho visto i ragazzi impegnarsi, esercitarsi seriamente. Qualcuno ha ottenuto scritture per partecipare a corpi di ballo anche all’estero. Non tutti i reality vanno demonizzati. Ai miei tempi c’erano i locali come il Folk Studio per farsi notare, oggi c’è soprattutto la tv, e i social.

Tra i tuoi progetti futuri ?
Riprese teatrali, con qualche novità. Un CD in uscita, e un nuovo brano musicale dedicato alle donne, che uscirà il prossimo 25 Novembre, giornata dedicata alla violenza di genere. Quello è un appuntamento che non manco mai.
 

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