La vicenda giudiziaria di Catherine e Nathan, la tutela dei minori e gli effetti di una narrazione semplificata che, adottando lo schema rigido delle vittime e dei persecutori, impoverisce lo spazio pubblico
Sabato, 21/03/2026 - Nel 2015, ad Acquaformosa al Festival delle Migrazioni incontrai Anna (la chiamerò cosi) che mi raccontò la sua storia di emancipazione e di riscatto. La famiglia aveva bisogno del suo lavoro e la scuola era rimasta fuori dalla sua infanzia, come qualcosa di distante, quasi estraneo. Molti anni dopo, ormai adulta, aveva deciso di tornare a studiare. Frequentava corsi serali, imparava a leggere, scrivere, a far di conto, la storia e la geografia. Lo raccontava con un orgoglio quieto, come se stesse recuperando qualcosa che le era stato sottratto troppo presto: “È quando impari a leggere, che il mondo diventa grande.” Per lei aver avuto l’opportunità di tornare a scuola era la giusta riparazione per aver dovuto soggiacere ad un ordine che l’aveva costretta, per le necessità della famiglia, a rimanere analfabeta per molti anni. Questa piccola storia mostra che le decisioni prese dentro la famiglia, rimangono invisibili e sottratte alla partecipazione pubblica. Per questo la famiglia non può essere considerata uno spazio neutro o intoccabile: è uno dei luoghi in cui il potere si riproduce e si trasmette tra le generazioni.
Lascia un Commento