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La settimana della moda, Salvator Dalì, Miuccia Prada e le gonne./il femminile di giornata

La settimana della moda, Salvator Dalì, Miuccia Prada e le gonne./il femminile di giornata

A Milano dal 22 al 28 settembre la settimana della moda dedicata alla stagione primavera estate del 2027, accompagnata da un'importante mostra di Salvator Dalì che a Palazzo reale durerà fino al 31 gennaio mostrando la sua interpretazione artistica de

Martedi, 29/09/2026

La settimana della moda, Salvator Dalì, Miuccia Prada e le gonne./il femminile di giornata
Milano, che sottobraccio a Parigi, Londra e New York è una delle quattro capitali della moda, dal 22 al 28 di settembre ha visto, una volta in più, la città, elegantemente, invasa, in tanti dei suoi luoghi significativi, dalle sfilate, rappresentazioni di stiliste/stilisti di tutto il mondo, con i loro lavori, le loro proposte d’abbigliamento con un’eccellenza italiana che da anni caratterizza il settore. Proposte di una moda, incredibilmente sempre nuova, eppure eterna nell’ utilizzo di fondo: coprire, ornare, onorare, colorare, abbellire, identificare, far sognare i corpi di donne nello specifico della, Fashion week milanese, ma che non dimentica l’uomo in altre occasioni di sfilate specifiche, sempre più diffuse. Giornate dedicate alla promozione e ai consigli di stile sul come vestirsi per la prossima primavera estate del 27, con quali colori, secondo quali forme, costantemente adeguate agli stili di vita, agli interessi senza pur mai dimenticare la bellezza, esercitare la fantasia, la sensibilità artistica, il valore, l’esercizio dell’artigianato e coinvolgendo anche accessori di vario tipo: dai gioielli, alle scarpe alle borse e ad altro. E così senza minimizzare in alcun modo il valore d’impresa economica, ogni brand di moda presente esalta la propria originale capacità di creatività, fantasia, inventiva, innovazione tecnologica e di anno in anno, esaltando le caratteristiche che prediligono nella promozione dell’abbigliamento, spesso offrendo reali produzioni artistiche. Arte che certamente non a caso nella settimana di cui stiamo scrivendo, vede parallelamente alle giornate della moda e poi prolungata fino al 31 gennaio la mostra di Salvator Dalì a Palazzo Reale.” Dalì e la moda” questo il titolo dell’evento dedicato ai suoi modelli surreali, che abbracciano il mondo della moda e che evocano atmosfere oniriche, aprendosi allo strano fino all’assurdo. Salvator Dalì che nel 1936 dipinse, tra l’altro, l’abito “Lobster dress”, considerato tra i più iconici nella storia della moda, disegnato da Elsa Schiapparelli, famosa stilista e costumista italiana che ha vissuto e lavorato in Francia divenendo una delle figure della moda più influenti nella collaborazione con gli artisti surrealisti e con un rapporto particolare di collaborazione proprio con Dalì che tra le altre cose firmò anche una o forse più copertine di VOGUE.
Artisti surrealisti fra cui, scopriamo ve ne siano ancora due, su cui in contemporanea alla settimana della moda milanese, sia stata inaugurata una seconda mostra. Si tratta della Victor§Rolf. Spetcrum; ovvero la messa in mostra del percorso di lavoro di due designer belgi Viktor Horsting e Ralf Snoeren che durerà fino al 22 novembre. Ma tornando a Salvator Dalì va sottolineato che la mostra a lui dedicata regala la conoscenza di ben duecento sue opere fra dipinti, abiti, gioielli, fotografie e filmati. Un’esposizione importante e profondamente significativa che evidentemente sviluppa la percezione, che Dalì rimanda attraverso le sue opere del legame significativo e profondo di come l’abito, per lui” surreale” ma per questo ancor più simbolico, possa mutare, modificare, riimmaginare la concezione di un corpo. Ed è proprio all’inaugurazione della mostra del maestro spagnolo, accompagnata da una cena di gala che ha partecipato il Presidente del consiglio Giorgia Meloni, secondo Presidente dopo Matteo Renzi nel 2016 presente ad un evento della moda italiana. Una Giorgia Meloni che dalle cronache impariamo fosse vestita in smoking nero firmato “Ermanno Scervino”, e seduta a fronte di una delle più famose direttrici di Vogue fino al 2025: Anna Wintour.
Inaugurazioni, preparazioni e poi le sfilate, ognuna nel luogo prescelto dalla singola casa di moda, in un vortice di stimoli di suggestioni in cui si celebrano gli stili, e le letture che attraverso l’abito e non solo, si omaggiano e si leggono ,si propongono l’interpretazione di caratteri, di stili di vita, che accompagnino la/le personalità della donna, delle donne. E questo in un tempo in continua evoluzione e in continua crescita femminile di responsabilità, protagonismo, autostima e consapevolezza di sé, seppur tra non poche contraddizioni. Milano una festa della moda, un evento che va oltre gli interessi, l’impegno di un settore economicamente, industrialmente importantissimo in cui ogni brand ha uno stile, e/o privilegia, talvolta, nella complessità dell’abbigliamento un particolare, o un indumento più d’un altro come da anni insegna Miuccia Prada. Lei che nel suo ricco ventaglio di proposte nella moda sceglie e privilegia, da tempo, la gonna, per altro a sua insaputa divenuta in questo autunno protagonista di chiacchere e valutazioni che con la moda poco hanno a che fare. Ma è a quelle di Miu Miu che vogliamo dedicarci partendo proprio dalla protagonista che ha sfilato in questo settembre. Miuccia Prada dice e ripete che la gonna è proprio come la T-shirt con una versatilità che non conosce limiti e aggiunge “ la si può rendere sofisticata, casual o più formale, alleggerirla: non ci sono limiti”. e E se quella del 2027 è leggera e lunga fino al ginocchio con fiori di cristallo applicati; dal 2004 quando la stilista alla gonna dedicò persino una mostra itinerante, infinite sono le forme, i tessuti, gli ornamenti che si possono immaginare e che da Miuccia le sono state dedicate. Gonne di raso, gabardine, seta, pizzo, cotone, patchwork, velluto, lana morbida o rigida, e poi lunghe, corte, mini, abbondanti, larghe, strette o a portafoglio o a pantalone, arricciate o a palloncino, con le tasche o senza, e ancora ancora a ripercorrerne le forme tante, senza scordare quelle a pieghe magari con lo spillone, a imitazione o in onore del “ kilt” nobile e tradizionale abbigliamento degli uomini scozzesi. Uomini che si sa non amino chiamare gonna il loro abbigliamento, fatto di un tessuto specifico e pesante, il tartan per precisione, con disegni a quadri geometrici che indicano uno specifico clan di provenienza. Ma se nel rispetto degli uomini scozzesi il kilt non lo chiameremo gonna per quelli che indosseremo con stoffe più morbide e spilloni di fantasia sarà la gonna scozzese, il nome storico con cui la definiremo sempre.
Paola Ortensi

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