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La storia di Mariapia raccontata da sua sorella Conny. Cosa costruiamo intorno alla persona fragile?

La storia di Mariapia raccontata da sua sorella Conny. Cosa costruiamo intorno alla persona fragile?

Una famiglia, una rete, un percorso di autonomia creato nel tempo

Lunedi, 28/09/2026

«Per il futuro ho solo domande. Però mi piace raccontarti il presente.»
Il presente di Concetta Leotta, nota come Conny, e di sua sorella Mariapia ha spesso una valigia pronta, un padre accanto, un meticcio di grossa taglia al guinzaglio e molti chilometri davanti: «Maciniamo chilometri e chilometri», racconta Conny.
Del resto, nella loro famiglia i muri di casa sono sempre stati un po’ stretti. Sono cresciute a libri e viaggi e Mariapia, come sua sorella, è diventata una cittadina del mondo: Stati Uniti, Europa, crociere. Anche dopo la morte della madre Pina, Conny ha cercato di non interrompere quell’abitudine e le due sorelle hanno continuato a partire: il Danubio, la Cappadocia, il Giappone.
Quella che raccontiamo oggi è una storia cresciuta dentro una famiglia nella quale l’istruzione, la responsabilità reciproca e i valori cattolici hanno avuto un peso importante. Pina, la madre, era una donna molto credente, ma qui i valori contano soprattutto per il modo in cui sono diventati vita concreta: ciascuno ha un proprio posto e fa la propria parte.
«Mariapia parla con tutti, indipendentemente dalla lingua. Se vuole farsi capire», racconta Conny, «un modo lo trova sempre».
Mariapia Leotta ha 29 anni e ha una patologia genetica. È un’accanita lettrice, frequenta assiduamente la biblioteca comunale ed è appassionata di manga. Di giorno passa molto tempo con Conny nell’agenzia di viaggi di famiglia di cui la sorella è titolare, la accompagna alle fiere e, a detta sua, è un’ottima PR. A casa ha i suoi compiti, si occupa della lavastoviglie, lava per terra, collabora come gli altri. Il padre Pippo si è riscoperto casalingo in terza età. Adriana, insegnante di matematica a Treviso, mantiene con Mariapia un rapporto quotidiano anche a distanza. Melinda lavora insieme a Conny ed è la persona alla quale, quando deve assentarsi, può passare, dice scherzando, «lo scettro del potere».
Conny parla di squadra ed è proprio questa parola a spiegare molto della loro storia. Nel caso di Mariapia significa essere cresciuta e non soltanto accudita, dentro una famiglia nella quale la madre aveva un ruolo centrale, naturalmente, ma non rappresentava l’intero mondo della figlia più fragile.Lo si comprende con particolare forza dal modo in cui Mariapia ha reagito alla morte improvvisa di Pina. Quando Conny le disse in ospedale che la mamma non ce l’aveva fatta, Mariapia rimase per un po’ in silenzio, poi ricompose il proprio mondo: mamma era in Paradiso e avrebbe continuato a proteggerli. Subito dopo si sincerò che tre giorni più tardi si sarebbe comunque tenuta l’attesa festa per il suo compleanno con i compagni e che Conny l’avrebbe accompagnata alle sue attività come previsto. E così è stato.
Quella reazione non racconta assenza di dolore per la perdita di una figura insostituibile, la propria madre, piuttosto mostra che Mariapia aveva già imparato che lei era lei e sua madre era sua madre. Il loro legame poteva essere profondissimo senza coincidere con l’intera struttura della sua vita. Fuori casa, Mariapia aveva luoghi, persone e attività e, dentro casa, un suo ruolo che esisteva indipendentemente da sua madre.Ed è proprio qui uno dei temi centrali del Durante e Dopo di Noi: ciò che si costruisce prima può fare la differenza quando una figura essenziale viene meno.
Conny è la maggiore di quattro sorelle, ha un anno di differenza da Adriana, sei da Melinda e diciotto da Mariapia. Durante la sua adolescenza Pina lavorava a Messina e viaggiava ogni giorno, mentre il padre Pippo, titolare di una storica agenzia di viaggi di Barcellona Pozzo di Gotto, gestiva insieme alla moglie la vita familiare.
Conny, come spesso accade nelle famiglie numerose, dava una mano con le più piccole e cominciava già allora a prendere confidenza con le responsabilità. Racconta Conny che i genitori lasciavano che tutte loro scegliessero con la propria testa, educandole all’autonomia. Conny è laureata in Giurisprudenza e, scherzando, si definisce «la più scarsa di casa», perché anche le sorelle hanno percorsi di studio importanti.
Quando nacque Mariapia, Conny non percepì l’arrivo di una sorella da collocare fuori dal funzionamento ordinario della famiglia. Durante la gravidanza erano già emerse alcune variazioni cromosomiche attraverso l’amniocentesi. Il quadro prenatale era rimasto poco chiaroe aveva persino fatto pensare a un feto maschile con sindrome di Klinefelter, ma nacqueMariapia. La bambina aveva una palatoschisi e a soli tre giorni di vita affrontò il suo primo volo verso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma. In seguito emersero ritardi dell’apprendimento e iniziò un percorso di logopedia, psicomotricità e altre terapie. All’epoca c’erano pochi casi studiati con una mappa cromosomica simile alla sua. Mariapia, invece, è cresciuta, nelle parole della sorella, «senza troppi intoppi».
A scuola una professoressa di sostegno, Iudicello, intuì che la sua passione per le figurine poteva diventare una strada per l’apprendimento. Attraverso il rinforzo positivo le insegnò a leggere. Poi arrivò un abbonamento a Topolino e quella passione non si fermò più.
Oggi Mariapia frequenta assiduamente la biblioteca comunale nella quale aveva lavorato anche sua madre ed è diventata una vera specialista di manga.
Mentre tutto questo accadeva, Pippo e Pina, quando il territorio offriva pochissimo, si avvicinarono ad altri genitori di ragazzi con disabilità e furono tra coloro che cercarono di creare qualcosa sul territorio.
Conny, allora ventenne, viveva Mariapia soprattutto come la sorellina da accudire e portare in giro. Le cambiava i pannolini, la nutriva con il latte che la madre tirava perché la palatoschisi rendeva impossibile la suzione al seno, ma oggi sottolinea: «Con Mariapia non ho fatto nulla di diverso. È stato naturale.»
Conny sapeva bene che un giorno avrebbe assunto un ruolo maggiore accanto a Mariapia e quel giorno è arrivato il 7 dicembre 2023, quando, a soli 73 anni, Giuseppina Aguanno è morta a causa di un infarto fulminante.
Conny rimase accanto al padre e a Mariapia, assumendosi una parte maggiore delle responsabilità quotidiane. Ma non è rimasta sola: Adriana è presente anche da lontano e Melinda condivide con lei il lavoro e molte responsabilità. Mariapia, a parte la mancanza della mamma, non ha perso nessuna delle sue figure di riferimento. Questo ha permesso a tutta la famiglia di riorganizzarsi.
Conny tiene molto a evitare un equivoco: «Mariapia per me non è un peso, non è un limite. Io non sono né santa né martire», ma non omette di far sentire la fatica nel suo racconto: l’agenzia di viaggi, due case, Mariapia e Igor, il cane. Alla sera arriva spesso stremata, ma quella fatica non coincide mai con Mariapia, piuttosto con la complessità della vita: «Mariapia non è un limite. Mariapia è un dono, la cosa più preziosa che mia madre ci abbia lasciato su questa terra.»
Ogni famiglia vive la disabilità in condizioni e con risorse diverse, ma la storia di Mariapia mostra quanto possa contare ciò che viene costruito giorno dopo giorno, a partire da casa. Negli anni Mariapia ha conquistato luoghi, relazioni, passioni, compiti e spazi di autonomia e, quando è morta sua madre, pur perdendo una figura insostituibile, non ha perso insieme a lei tutto il resto. La sua propria vita ha potuto continuare.Per questo, quando Conny dice di non avere certezze sul futuro, la sua risposta diventa in realtà una domanda: chi garantirà a Mariapia, fuori dalla sua famiglia, di non perdere domani ciò che nemmeno la morte della madre le ha tolto?
È qui che la storia dei Leotta incontra quella di molte altre famiglie. Il vero Dopo di Noi non può limitarsi a garantire che una persona abbia qualcuno che se ne occupi: dovrebbe riuscire, per quanto possibile, a preservare la qualità della vita costruita prima. E allora la domanda diventa più ampia: qual è il progetto di società inclusiva nel quale entreranno i progetti individuali di vita delle persone fragili?
Ma intanto, per i saggi Leotta, la vita è soprattutto adesso: ci sono viaggi da organizzare, manga da leggere, fiere alle quali partecipare, telefonate tra sorelle, pavimenti da lavare, una lavastoviglie da sistemare, gli amici da frequentare e tanto da fare e dare.

Marina Morelli


BIO: Concetta Leotta vive a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. È laureata in Giurisprudenza, è single e scherza sul fatto che l’unico maschio autorizzato a risiedere stabilmente in casa sia Igor, il suo cane.



 

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