Login Registrati
La storia di Mariapia raccontata da sua sorella Conny

La storia di Mariapia raccontata da sua sorella Conny

Cosa costruiamo intorno alla persona fragile prima che venga meno chi la sostiene? Una famiglia, una rete, un percorso di autonomia cresciuto nel tempo

Lunedi, 28/09/2026

«Per il futuro ho solo domande. Però mi piace raccontarti il presente.»
Il presente di Concetta Leotta e di sua sorella Mariapia ha spesso una valigia pronta, un padre al seguito, un cagnolone di grossa taglia e molti chilometri davanti: «Maciniamo chilometri e chilometri», racconta Conny. Del resto, nella loro famiglia i muri di casa sono sempre stati un po’ stretti. Sono cresciute a libri e viaggi e Mariapia, come sua sorella, è diventata una cittadina del mondo: Stati Uniti, Europa, crociere. Anche dopo la morte della madre Giuseppina, Concetta ha cercato di non interrompere quell’abitudine e le due sorelle hanno continuato a partire: il Danubio, la Cappadocia, il Giappone.
Questa è una storia cresciuta dentro una famiglia nella quale l’istruzione, la responsabilità reciproca e i valori cattolici hanno avuto un peso importante. Giuseppina, la madre, era una donna molto credente, ma qui i valori contano soprattutto per il modo in cui sono diventati vita concreta: ciascuno ha un suo posto e, quando serve, fa la propria parte.
«Mariapia parla con tutti, indipendentemente dalla lingua. Se vuole farsi capire», racconta Conny, «un modo lo trova sempre.»
Mariapia Leotta ha quasi trent’anni, è una lettrice accanita, frequenta assiduamente la biblioteca comunale ed è appassionata di manga. Di giorno passa molto tempo con Conny nell’agenzia di viaggi di cui la sorella è titolare, la accompagna alle fiere e, a detta sua, è un’ottima PR.
A casa ha i suoi compiti, si occupa della lavastoviglie, lava per terra, collabora come gli altri. Il padre Giuseppe gestisce il resto.
Adriana, che lavora a Treviso, mantiene con lei un rapporto quotidiano anche a distanza. Melinda lavora insieme a Concetta ed è la persona alla quale Conny, quando deve assentarsi, può passare, dice scherzando, «lo scettro del potere».
Concetta parla di squadra ed è proprio questa parola a permettere di leggere la loro storia al di là del racconto, certamente importante, di una famiglia affettuosa. Una squadra funziona quando ciascuno conosce il proprio posto e può assumersi la parte di responsabilità che gli compete senza che tutto venga caricato sulle spalle di una sola persona. Nel caso di Mariapia questo significa essere cresciuta e non soltanto accudita dentro una rete nella quale la madre aveva un ruolo centrale, naturalmente, ma non rappresentava l’intero mondo della figlia più fragile.
Lo si comprende con particolare forza dal modo in cui Mariapia ha reagito alla morte improvvisa di Giuseppina. Quando Concetta le disse in ospedale che la mamma non ce l’aveva fatta, Mariapia rimase per qualche secondo in silenzio, poi ricompose il proprio mondo: mamma era in Paradiso e avrebbe continuato a proteggerli, ma tre giorni dopo ci sarebbe stata l’attesa festa di compleanno con i compagni e Conny l’avrebbe accompagnata alle sue attività come previsto. E così è stato.
Quella reazione non racconta assenza di dolore per la perdita di una figura insostituibile, la propria madre, ma qualcosa di diverso e molto importante: Mariapia aveva già imparato che lei era lei e sua madre era sua madre. Il loro legame poteva essere profondissimo senza coincidere con l’intera struttura della sua vita. Mariapia aveva relazioni, consuetudini, luoghi, persone, attività e responsabilità che esistevano indipendentemente da sua madre e che il supporto familiare le permetteva di non interrompere nonostante la scomparsa di sua madre. E questo è uno dei temi centrali del Durante e Dopo di Noi: quando una persona con disabilità ha un’appartenenza nei fatti, familiare ma non soltanto, la perdita di una figura essenziale può essere dolorosissima senza necessariamente determinare il crollo dell’intera esistenza, perché qualcosa era già stato costruito prima.
Da questa storia comprendiamo, senza bisogno di idealizzarla, quanto, in un sistema come il nostro, possa fare la differenza per una persona fragile poter contare su una famiglia capace di sostenerla, accompagnarla e costruire intorno a lei una rete che non dipenda da una sola persona.
Nel racconto di Concetta si legge tra le righe come nella famiglia Leotta questa costruzione venga da lontano.
Concetta è la maggiore di quattro sorelle, ha un anno di differenza da Adriana, sei da Melinda e diciotto da Mariapia. Durante la sua adolescenza la madre Giuseppina lavorava a Messina e viaggiava ogni giorno, il padre Giuseppe si occupava delle figlie e Conny, come spesso accade nelle famiglie numerose, dava una mano con le più piccole.
I genitori lasciavano che le figlie scegliessero, sperimentassero e anche sbagliassero con la propria testa. Le hanno cresciute puntando sull’istruzione, sui libri, sui viaggi e sull’autonomia. Conny è laureata in Giurisprudenza e, scherzando, si definisce «la più scarsa» di casa, perché anche le sorelle hanno percorsi di studio importanti.
Quando nacque Mariapia, dunque, Concetta non percepì l’arrivo di una sorella da collocare fuori dal funzionamento ordinario della famiglia.Durante la gravidanza erano già emerse alcune variazioni cromosomiche attraverso l’amniocentesi. Il quadro prenatale era stato poco chiaro e aveva persino fatto pensare a un feto maschile con sindrome di Klinefelter. Mariapia nacque invece bambina, con una palatoschisi, e a soli tre giorni di vita affrontò il suo primo volo verso l’Ospedale Bambino Gesù di Roma. All’inizio venne seguita per il palato. In seguito emersero ritardi dell’apprendimento e iniziò un percorso fatto di logopedia, psicomotricità e altre terapie. All’epoca c’erano pochi casi studiati con una mappa cromosomica simile alla sua e alla famiglia furono prospettati scenari molto diversi. Mariapia, invece, è cresciuta, nelle parole della sorella, «senza troppi intoppi».
A scuola una professoressa di sostegno, Iudicello, intuì che la sua passione per le figurine poteva diventare una strada per l’apprendimento. Attraverso il rinforzo positivo le insegnò a leggere. Poi arrivò un abbonamento a Topolino e quella passione non si fermò più.
Oggi Mariapia frequenta assiduamente la biblioteca comunale nella quale aveva lavorato anche sua madre ed è diventata una vera specialista di manga.
Mentre tutto questo accadeva, anche la famiglia costruiva intorno a lei una continuità. Giuseppe e Giuseppina, quando il territorio offriva pochissimo, si avvicinarono ad altri genitori di ragazzi con disabilità e furono tra coloro che cercarono di creare qualcosa sul territorio.
Concetta, allora ventenne, viveva Mariapia soprattutto come la sorellina da accudire e portare in giro. Le cambiava i pannolini, la nutriva con il latte che la madre tirava perché la palatoschisi rendeva impossibile la suzione al seno, ma oggi sottolinea: «Con Mariapia non ho fatto nulla di diverso. È stato naturale.»
Concetta sapeva bene che un giorno una parte importante della responsabilità sarebbe passata a lei e quel giorno, purtroppo, è arrivato molto prima di quanto avrebbe voluto.
Giuseppina Aguanno è morta improvvisamente il 7 dicembre 2023, a 73 anni, per un infarto fulminante. La famiglia ha dovuto riorganizzarsi, ma non ricominciare da zero, e questo è il punto: Concetta si è assunta sì una responsabilità maggiore, ma non è rimasta sola.
Giuseppe continua a occuparsi delle figlie e della casa, Adriana c’è anche da lontano, Melinda condivide il lavoro e le responsabilità quotidiane, Mariapia stessa continua ad avere compiti, relazioni e spazi propri. La rete era già lì e includeva le attività esterne e gli amici. Così, la perdita di un pilastro, di una madre, ha cambiato la loro vita ma senza trascinare con sé tutto il resto. Concetta tiene molto a evitare un equivoco: «Mariapia per me non è un peso, non è un limite. Io non sono né santa né martire.»
Nel suo racconto però non omette di far sentire la fatica: gestisce un’agenzia di viaggi, non ha orari né giorni festivi, tiene insieme due case, il padre, la sorella, il cane e arriva spesso alla sera stremata, ma nel suo racconto quella fatica non coincide mai con Mariapia, piuttosto con la complessità della vita, infatti dice: «Mariapia non è un limite. Mariapia è un dono, la cosa più preziosa che mia madre ci abbia lasciato su questa terra.»
Ogni famiglia è a sé e vive la disabilità in condizioni diverse e con risorse diverse, proprio per questo la storia di Mariapia dice qualcosa che va oltre la singola esperienza, mostrando come l’autonomia possibile vada costruita giorno dopo giorno, includendo, a partire da casa.
E il lavoro fatto negli anni con Mariapia è visibile proprio nel presente: nei compiti che svolge, nei suoi luoghi, nelle relazioni, nei viaggi, nelle passioni e soprattutto nella richiesta di spazi di autonomia sempre maggiori, come si dice: buon appetito vien mangiando e una ciliegia tira l’altra.
Ma quando Concetta dice di non avere risposte per il futuro, in realtà pone una domanda: al di là della sua famiglia, potrà questa donna, che chiede di diventare sempre più autonoma, continuare ad avere una vita altrettanto piena di relazioni, esperienze, libertà e possibilità?
È qui che la storia dei Leotta incontra una questione che riguarda moltissime famiglie: quanto di ciò che è stato costruito nel tempo riuscirà a sopravvivere anche oltre la presenza di chi oggi lo rende possibile?
Perché il vero Dopo di Noi non può limitarsi a garantire che una persona abbia qualcuno che se ne occupi. Dovrebbe riuscire, per quanto possibile, a preservare la qualità della vita costruita prima. E subito un’altra domanda sorge spontanea: qual è “il progetto di società inclusiva” al quale tutti stiamo concorrendo e nel quale si caleranno i vari progetti individuali di vita delle persone fragili, faticosamente costruiti giorno dopo giorno?
Ma intanto, per i saggi Leotta, la vita è soprattutto adesso e quindi continua: ci sono viaggi da organizzare con papà e il cagnolone, manga da leggere, fiere alle quali partecipare, telefonate tra sorelle, pavimenti da lavare, una lavastoviglie da sistemare, gli amici da frequentare e tanto da fare e dare.
Marina Morelli
 

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®