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La storia di una partigiana da insegnare nelle scuole italiane

La storia di una partigiana da insegnare nelle scuole italiane

Un libro su Gabriella Degli Esposti, scritto dalla figlia, permette una narrazione storica in grado sia di educare le nuove generazioni alla cura della memoria della Resistenza che di rendere gli adulti consapevoli di non ripetere nel futuro misfatti come

Martedi, 26/05/2026

Lo scorso 20 aprile presso la sede dell’UDI nazionale, a Roma, si è tenuta la presentazione del libro di Savina Reverberi, “Gabriella Degli Esposti mia madre”. Dell’eroina, nonché simbolo della Resistenza al nazifascismo, una delle poche donne ad aver ricevuto alla memoria una Medaglia d'oro al Valore Militare, l’autrice narra il suo essere moglie e mamma. Rievocando i suoi ricordi più significativi, la figlia Savina, a cui la mamma fu strappata quando era ancora una bambina, fa rivivere Gabriella degli Esposti, che si rivela indubbiamente come grande figura di partigiana, ma contemporaneamente premurosa madre. Il suo nome di battaglia era “Balella” e l’avere scelto di partecipare alla Resistenza le comportò un prezzo molto alto.. Difatti, nonostante fosse incinta, fu barbaramente seviziata e uccisa dai nazifascisti, che le amputarono i seni, squartarono il ventre e cavarono gli occhi, prima di fucilarla. La spietata esecuzione di Gabriella indusse molte donne della zona ad unirsi alle formazioni partigiane, costituendo finanche un distaccamento femminile “Gabriella Degli Esposti”, uno dei pochi raggruppamenti formato da sole donne.

La presentazione del libro si è snodata attraverso il filo dei ricordi di Savina Reverberi, come quando, catturata dai nazifascisti Gabriella Degli Esposti, la figlia urlando si rivolse a lei chiedendole: “Mamma, cosa devo fare?". “Nulla!", rispose lei, “Non ti preoccupare. Penso a tutto io. E con un sorriso dolce mi mandò un bacio mentre i suoi aguzzini me la portavano via per sempre”. Era il 17 dicembre 1944, a San Cesario sul Panaro,in provincia di Modena e sul greto del fiume Panaro si concluse la giovane vita della trentaduenne Gabriella Degli Esposti e di altri nove compagni, catturati e barbaramente torturati per cinque giorni dalle SS dell'ufficiale Schiffmann. Ma anche da altre memorie personali l’autrice riesce a fare comprendere ai lettori chi fosse la madre, allorché, ad esempio, racconta la reazione di Gabriella Degli Esposti alla notizia dell’entrata in guerra dell’Italia.”La mamma diceva ‘Poveri miei uomini, perché noi invece pagheremo cara questa guerra’, a riprova che lei avesse ben chiara la portata dell’evento bellico anche per gli oppositori al regime fascista”.

Proficuo il confronto tra le intervenute alla presentazione del libro, la moderatrice Vittoria Tola del Coordinamento nazionale dell’UDI, Fiorenza Taricone, ordinaria di Storia delle dottrine politiche e di pensiero politico e questione femminile all’Università di Cassino e Lazio meridionale, Tamara Ferretti, segreteria nazionale ANPI e responsabile Coordinamento nazionale Donne ANPI, e Marina Pierlorenzi presidente del Comitato provinciale ANPI di Roma. La discussione, mossa proprio dai ricordi di Savina Reverberi, si è poi andata a sviluppare sul tema della mancata punizione dei fascisti nel secondo dopoguerra in Italia. Certamente un tema storiografico complesso, spesso descritto come una "giustizia mancata", a riprova dell’ imperfetto passaggio dal fascismo alla democrazia. Nonostante la sconfitta militare, difatti gran parte dell'apparato burocratico, giudiziario e amministrativo fascista rimase in piedi, portando ad una sostanziale impunità per la maggior parte dei responsabili dei reati più gravi.

La mancata defascistizzazione dello Stato con l’avvento della Repubblica italiana, a causa dell’amnistia Togliatti, comportò il recupero degli ex funzionari e militari che avevano appoggiato il fascismo e la grazia per tutte le peggiori figure mussoliniane. Dai quadrumviri ai torturatori di Salò, ai poliziotti, funzionari e magistrati che fecero carriera sotto il regime, tutti poterono riciclarsi nell’Italia repubblicana, nata dopo il referendum del 2 giugno. Uno di essi si trovò di fronte Savina Reverberi, allorché andò ad inoltrare la richiesta di pensione per i familiari di Gabriella Degli Esposti, nonostante il padre non volesse “perché gli sembra di lucrare sulla morte della mamma”. L’autrice del libro, all’incontro di presentazione, ha raccontato che rimase impietrita, perché “in ufficio chi doveva decidere, se dare la pensione alla mamma o no, era il direttore Reggiani, che aveva denunciato mia madre ai nazisti, era il fascista direttore Reggiani”.

Un altro motivo di grande rammarico per Savina Reverberi era dovere convivere con la presenza del delatore della madre, come ha raccontato lo scorso 20 aprile “ Ho dovuto sempre sopportare di vederlo lì, e poi l'ho scritto anche nel libro, di vederlo lì che camminava. Mentre mio padre dopo la guerra è stato arrestato, perché era un partigiano e perché era marito di mia madre. Ha fatto un anno e sette di galera, da innocente visto che non aveva fatto niente di male. È proprio stata una vergogna, una vergogna. Il mondo è così, c'è poco da dire”. L’amarezza espressa dall’autrice del libro “Gabriella Degli Esposti mia madre” è stata condivisa anche dalle altre relatrici presenti all’iniziativa organizzata dall’UDI nazionale.

Difatti Marina Pierlorenzi ha parlato di “Un buco nero nella conoscenza storica di questo Paese. Il buco della riabilitazione di tutti quelli che avevano avuto responsabilità durante il fascismo, maggiori e minori”. La prof.ssa Fiorenza Taricone, invece, prendendo proprio spunto dai ricordi personali, presenti nel libro di Savina Reverberi, ha rimarcato il “paradosso dei fascisti delatori, picchiatori, torturatori che si sono finti partigiani per poter fare le vendette a loro volta, il trasversale del trasversale. ….. La pace sociale sì certo, ma il prezzo pagato alla fine è ricaduto solo su una parte. Hanno pagato solo i comunisti, i socialisti, la base operaia , perché i fascisti sono rimasti lì”.

Secondo lo storico Mimmo Franzinelli, tra i più autorevoli studiosi del fascismo e della Resistenza, “In quel periodo ( ndr nell’Italia repubblicana, nata dopo il referendum del 2 giugno 1946) il Paese si trova in una fase di passaggio decisiva tra il conflitto mondiale, che si era concluso da poco ma che aveva lasciato ferite profonde, e l’inizio della Guerra fredda. Quel contesto ha agevolato il reinserimento degli ex fascisti nelle istituzioni: con il blocco anti-comunista, i governi di centro-destra trovarono utile ricorrere ai servizi dei funzionari, che avevano costituito l’ossatura del regime. La magistratura è passata totalmente indenne all’epurazione e ha avuto un ruolo chiave nell’evitare le condanne agli esponenti del fascismo più compromessi, applicando in maniera estensiva l’amnistia voluta dal ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti”.

Sempre a dire dello storico su citato ”Togliatti non la voleva, gliel’hanno imposta la Democrazia Cristiana, l’Uomo Qualunque, la Chiesa e una parte dell’opinione pubblica. Non la voleva, ma ha capito che, mettendosi di traverso, saltava il governo. Durante il mio lavoro di ricerca sono rimasto basito nel vedere una certa impreparazione da parte della classe dirigente antifascista, la sua incapacità di comprendere come fosse necessario cambiare pagina, anche sul piano legislativo: i codici penali del fascismo, a partire dal Codice Rocco, rimasero in vigore per decenni. È mancata la capacità di condurre una riforma democratica dello Stato in profondità”. A noi uomini e donne di oggi spetta invece non cancellare la memoria dei misfatti del regime fascista “Perché la memoria ci serve per aiutarci a capire e per costruire un futuro che non sia assolutamente mai ripetitivo di tutto l'orrore che è stato e che viene solo in parte raccontato”( Fiorenza Taricone).

Come allora preservare e divulgare la memoria di tali misfatti, se non partendo proprio dalle istituzioni scolastiche italiane? “Nelle scuole bisogna andare, perché gli strumenti, diciamo quelli che una volta consentivano la relazione tra le persone, sono cambiati, molti ne sono venuti meno visto che, per esempio, l'organizzazione sociale e politica non è più quella di una volta” ha puntualizzato Savina Reverberi, che alla veneranda età di 94 anni promuove il suo libro proprio nelle scuole. “ A causa della perdita di memoria storica, tutti sono uguali. E poi, la storia della Resistenza nei libri c'è? Nei libri di storia degli studenti italiani non c'è, visto che un numero incredibile di giovani non la conosce”. La scrittrice ha così dato modo a Vittoria Tola di concludere la presentazione del suo libro con le seguenti parole “Per questo io credo che nelle scuole vadano convinti i dirigenti scolastici a permettere una narrazione storica che sia la più adeguata possibile, usando tutti gli strumenti a cominciare proprio dal libro di Savina, dalle memorie di tante altre donne che hanno fatta la Resistenza , periodo storico che spesso non viene assolutamente preso in considerazione anzi, per così dire, viene cancellato. Occorre avere cura della memoria. Bisogna che gli studenti vadano al di là dei testi scolastici e che prendano contezza della Storia, conoscendo anche gli esempi di vita quotidiana”.

Come quello di una bambina, Savina, che appena dodicenne vide la madre picchiata, sbattuta a terra e presa a calci dai nazifascisti, che volevano costringerla a rivelare i nomi dei suoi compagni partigiani. Savina allora urlò “Mamma cosa devo fare?” E Gabriella le mandò un bacio dalla camionetta, prima di scomparire dietro al cancello e successivamente essere drammaticamente trucidata. Probabilmente le difficoltà delle due figlie piccole di Gabriella Degli Esposti nel percorrere la vita senza la madre, così come raccontate nel libro da Savina Reverberi, potranno contribuire a rendere consapevoli le nuove generazioni della eccezionalità di questa martire della Resistenza. Difatti la motivazione della Medaglia d'oro conferitale in memoria dice: "Due tenere figliolette, l'attesa di una terza, non le impedirono di dedicarsi con tutto lo slancio della sua bella anima alla guerra di liberazione….Dopo una dura prigionia, con le carni straziate, ma non piegata nello spirito fiero, dopo aver assistito all'esecuzione di dieci suoi compagni, affrontava il plotone di esecuzione con il sorriso sulle labbra e cadeva invocando un'ultima volta l'Italia adorata. Leggendaria figura di eroina e di martire.".

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