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La Tina: Ovvero Tina Anselmi tra memoria e nostalgia./ il femminile di giornata

La Tina: Ovvero Tina Anselmi tra memoria e nostalgia./ il femminile di giornata

Le "imprese "politiche della prima Ministra della repubblica Tina Anselmi prima al Ministero del Lavoro con la legge sulla parità e poi AL Ministero della Sanità con la Riforma Sanitaria. E il suo rapporto con Nilde Iotti simbolo di un alleanza nell'Int

Martedi, 28/07/2026

La Tina: Ovvero Tina Anselmi tra memoria e nostalgia./ il femminile di giornata
Era il 29 luglio del 1976 ovvero esattamente 50 anni fa quando l’On Tina Anselmi, nel corso del III governo Andreotti divenne la prima donna Ministro, (oggi diremmo Ministra) della Repubblica Italiana. Arrivata al prestigioso incarico di Ministro/a del Lavoro, con un curricolo politico incredibilmente ricco politicamente ed umanamente, lo fece “fruttare” concretamente nelle sue scelte e decisioni politiche. Staffetta partigiana da giovanissima, col nome di Gabriella, che come lei stessa amava precisare, aveva scelto in onore dell’Arcangelo Gabriele, iscrittasi già nel 1944 alla DC, lavorò come sindacalista prima nella CGL per poi passare alla CISL. E fu proprio quell’esperienza sindacale a fianco delle incredibili difficoltà delle donne operaie delle filande, o lavoratrici della terra e tanto d’altro, come racconta l’emozionante intervista fatta dalla Repubblica alla sorella Gianna Anselmi, a motivarla fortemente, e a promuovere solo dopo un anno d’esperienza al Ministero la legge 903 del 9/12/ 1977 sulla parità uomo donna sul lavoro. Una parità che vietava “finalmente” ogni tipo di discriminazione di genere per l’accesso all’impiego, la retribuzione, la carriera e la pensione, aggiungendo scelte a sostegno delle donne rispetto alla maternità ed altro, divenute nel tempo dati acquisiti e base di ogni ulteriore scelta legislativa. Un traguardo che se oggi appare ovvio, significò un formidabile salto di qualità per le donne rispetto al lavoro e che forse sarebbe “saggio” dati i tempi che viviamo non dare per scontato e considerarlo piuttosto l’inizio di un percorso decisivo per i diritti delle donne che è cresciuto e si è arricchito, ma che è saggio non dare mai per scontato. Passò solo un anno da quel successo che La Tina, come la chiamavano affettuosamente famigliari, amici e chi con lei collaborava, proprio per “la normalità e semplicità” con cui s’impegnava, ebbe la responsabilità di un diverso Ministero ancora d’enorme importanza, ovvero, quello della Sanità. E li nuovamente lasciò un segno indelebile di cui le saremo sempre grate e grati. Non a caso da quel momento è stata riconosciuta come l’ispiratrice dell’eccezionale Servizio Sanitario Nazionale, stabilito con la legge 833 del 1978 , di cui tanto oggi si parla, auspicando che superi, quasi 50 anni dopo, le difficoltà economiche e non solo in cui si trova. I successi di questa donna di grande valore umano e di capacità politica, ebbero alla base la fondamentale filosofia di ritenere l’interesse del paese obiettivo fondamentale nelle scelte politiche, distinguendole da quelle di ideali e impostazioni personali. Il senso di tale atteggiamento appare chiaro se si ricorda come Tina Anselmi cattolica praticante, ritenne quale rappresentante del Parlamento di votare la legge sull’Interruzione di gravidanza, non a caso distinguendo le sue caratteristiche culturali dalle scelte politiche e nonostante le critiche che non mancarono di colpirla. Un atteggiamento quello di mettere sempre l’interesse e la responsabilità per il Paese Italia in prima linea sulle proprie decisioni che comportò costantemente un rapporto e confronto d’eccellenza con le altre forze politiche, anche d’opposizione. Un modo d’intendere l’impegno politico di cui è impossibile non sentire nostalgia nel tempo in cui viviamo. Come in fatti non considerare un comportamento importante e per nulla scontato, quanto mai oggi, la scelta convinta della comunista Nilde Iotti, divenuta la Prima Presidente della Camera ( 1979-!992) di proporre e nominare la democristiana Tina Anselmi per presiedere la Commissione Parlamentare d’inchiesta della loggia massonica P2. Proposta che per l’Anselmi significò un impegno duro e difficile durato tra il 1981 e il 1987 che per lei portò a molte dolorose scoperte come e non solo “l’inquinamento” che la politica poteva registrare in personaggi di primo piano, anche del partito che rappresentava.
Ed è comunque, proprio prendendo spunto dal metodo di lavoro costruttivo e alla ricerca d’alleanze, nell’interesse del paese Italia, che è interessante risottolineare quello che simbolicamente, ma non unico, fu, come descritto, il rapporta tra Nilde Iotti e Tina Anselmi. Diverse nelle scelte politiche dei partiti di provenienza, ma furono alleate nella costante ricerca di quel minimo comun denominatore, fondamentale da identificare, nella crescita del paese ed anche nel particolare interesse delle donne, su cui impegnarsi insieme, per la loro affermazione nell’ambito del lavoro, della rappresentanza sociale, culturale politica. Tornando specificatamente a Tina Anselmi al suo impegno sempre unitario, alla sua capacità di apparire sempre una di noi, anche quando il suo ruolo e le sue responsabilità erano enormi, lei rimane un ricordo incancellabile. E questo anche quando confrontandosi con le scelte politiche e le diversità di indirizzo si offrivano spiegazioni percepibili come comprensibili e motivate, dove non prevaleva la propria personale ed originale idea o impostazione, quale metodo da proporre, ma una visione comunque, seppur diversa, della società. A cinquanta anni dal ricordo della prima donna Ministra della nostra Repubblica, che tanto ci ha lasciato come “conquiste” politiche di cui ancora ci gioviamo, sarebbe importante tornare a “parlare” di Tina Anselmi per tornare a “imitare” un metodo, un modo una filosofia politica, la sua, che molto ha giovato al paese Italia e alla sua crescita. Si è trattato di una donna forte, capace, che dalle emozioni traeva l’energia per spendersi a vantaggio della società italiana, europea e non solo, per cui ha lavorato per anni e s’è impegnata con successi davvero notevoli. Era lei stessa ad avere raccontato, come ha evocato sua sorella Gianna, d’essere divenuta staffetta partigiana, senza che la famiglia ne fosse a conoscenza, quando costretta dai nazisti ad assistere all’impiccagione di tanti partigiani agli alberi del paese, non pote non reagire impegnandosi per dare il suo contributo a combattere. D’altronde una delle sue frasi divenute famose e che sintetizza bene il perché e il come del lavoro di Tina Anselmi è “Per cambiare il mondo bisogna esserci”.
E come non essere d’accordo e consapevoli con tutte le difficoltà che può significare la coerenza a quest’idea? E conseguentemente come attuarla ancora, in un mondo tanto cambiato, in cui per decidere d’esserci nel modo civile, costruttivo, dialogante, coraggioso che “ La Tina” ha insegnato non è ne semplice ne scontato. Eppure è un’idea comunque da condividere e rilanciare ricercandone le modalità e le alleanze da costruire iniziando proprio dalle donne, aggiornando ai nostri giorni quel che seppero fare Tina Anselmi e Nilde Iotti simboli di tante altre protagoniste femminili della nostra storia che percorsero analoghi sentieri nel misurarsi in politica. Da ricordare e imitare, dunque, sempre, pur adeguandosi all’enorme cambiamento della società.
Paola Ortensi

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