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La voce comune del mondo. monografia antologica su Fausta Genziana Le Piane.

La voce comune del mondo. monografia antologica su Fausta Genziana Le Piane.

Nota su Plinio Perilli, La voce comune del mondo. monografia antologica su Fausta Genziana Le Piane. Macabor, Francavilla Marittima (CS), 2025.

Venerdi, 22/05/2026

Paolo Carlucci
Nota su Plinio Perilli, La voce comune del mondo. monografia antologica su Fausta Genziana Le Piane. Macabor, Francavilla Marittima (CS), 2025.

Da autore aperto alla sinestesia e al visivo poetico e critico, Plinio Perilli coglie, con efficace incisività in questa lunga e articolata monografia i tratti distintivi di un’autrice vera, sempre rigorosa e appassionata: Fausta Genziana Le Piane. Tutta l’opera di Faustina, come spesso amichevolmente la nomina, esprime attenzione alla forma e ansia amorosa di osservazione del mondo, di cui è protagonista come donna del nostro tempo. La sua poesia fatta di immagini, di scenografie di vita spesso radicata nel sociale e nella realtà, decolla con Incontri con Medusa (2000); e già questo titolo evidenzia la forza, la problematicità di un guardare spesso drammatico, ma forte di un potente ardore amoroso, fatto di intrecci di parole e immagini, in linea con una sensiblerie dinamica e profonda, espressione di quella cultura tutta francese, di cui lei è esperta, ed a lungo è stata anche docente nelle scuole.
Autrice di vasto respiro, attenta sempre ai fermenti della civilizzazione nei suoi vari ed originali intrecci di arte e vita, così si dispiega nel tempo l’opera complessa e sfrangiata di storia, lirismo e vivo senso dell’arte, anche come manufatto, come brio di colori e di sogni. Di questi interessi e abilità si anima quella …voce comune del mondo, che bene esprime la natura poetica e narrativa della Le Piane.
Poesia-caleidoscopio, la definisce spesso Perilli, già in quest’opera di esordio che contiene, nel fervore degli inizi, molte gemme della poetica e della prosa di Fausta Genziana Le Piane.
In un’illusione di specchi e riflessi, /di bugie e ambiguità, /non salverò di me che il cuore:/ resterò così scolpita/ sullo scudo del tuo.
Ecco c’è molto del sapere dell’ombra e del gioco drammatico di specchi e riflessi di stati d’animo e di dolorose, ma vitali autocoscienze del nulla proteiforme della riflessione del vivere, che si fa bugia di parola e scialuppa di salvataggio: resta dunque solo il cuore, messo a nudo, lavagna di vita. E questi temi dell’ambiguità tornano in altre sillogi come La Notte per Maschera (2003), prefato da Paolo Ruffilli, in cui il Mito è centrale, e tornano i viaggi di un io nel cosmo vitale delle emozioni. Spesso la Medusa e altre entità mitologiche risolte con partecipata liricità, avvertono il lettore della forza primigenia dell’ombra da cui albeggia poeticamente ogni luce.
Ecco che nel corso del primo decennio del nuovo secolo si susseguono opere e testi compositi, allarmati d’una umanità spesso travagliata, fatta e resa in “parole”, collages di viaggio, direi per usare un suo altro titolo efficace, “scartate”. E qui entriamo in quel ramo di provocazione sana e ribelle che fa dell’opera di Faustina un’impegnata osservatrice e fotografa in versi e prose, dei drammi civili ed umani del nostro tempo. Così rievoca eroi e eroine comuni, vittime di violenze e sopraffazioni, come Asia Ramazan Antar, morta nella lotta contro l’Isis. Ecco un forte documento di antropologia della libertà e del corpo femminile umiliato, in cui evoca temi e riti ancestrali. O anche il ricordo di un bambino di Hiroshima: Il triciclo di Shinichi (2023).
Ah l’ancestrale come tema fulcro… ci porta al suo omaggio critico a Goliarda Sapienza, L’artista della Gioia (2008)
Ma l’opera della Le Piane è un vasto dedicarsi alla avita cultura del Sud e non solo, attraverso prose, versi, racconti, collages d’arte e impegno critico; ne è prova anche la recente esperienza della rivista Kenavò, non solo un ponte tra Roma e la Sabina, ma una vera, eclettica finestra d’arte e cultura al di fuori delle correnti accademiche, come gli incontri a “Casa Duir”, altro momento di incontro magico tra arti e natura, su cui insiste con efficacia la consonante postfazione di Nina Maroccolo. Insomma leggendo e conoscendo la pluridecennale attività letteraria e umana di Faustina resta davvero il rigore e l’emozione di una voce comune del mondo, che il padre diede al suo estro, e ne dà ancora piena la cifra e la riservata perizia di fare ed essere sempre sensibile alle arti, mettendo in gioco se stessi. Con un coraggio vero, non teorico, che caratterizza sempre l’ars scribendi di Fausta Genziana Le Piane.

Paolo Carlucci

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