'L’Economia della Speranza': se ne discute al Festival di Bioetica 2026. Intervista a Franco Manti
La tavola rotonda trae spunto dal libro di Domenico Cravero e propone riflessioni sul tema della sussidiarietà e di forme di governo mondiale nel guidare decisioni
Lunedi, 17/08/2026
In vista del Festival di Bioetica 2026, organizzato dall'Istituto Italiano di Bioetica e giunto alla decima edizione, (Rapallo 4 e 5 settembre) abbiamo intervistato il prof. Franco Manti
L'intreccio tra la parola 'Speranza', che è il focus del Festival di Bioetica 2026, con la parola 'Economia' un poco sorprende e il collegamento tra i contenuti non sembra impresa semplice. Ma l'impostazione del titolo - 'L'economia della Speranza' - è forse preludio di contributi inaspettati che i vari relatori (Davide Chiaromonte, Domenico Cravero e Beba Molinari) proporranno? Il tema della tavola rotonda trae spunto dall’omonimo libro di Domenico Cravero secondo il quale L’Economia della Speranza orienta al futuro percorrendo due traiettorie apparentemente opposte: crede che sarà sempre più la sussidiarietà a governare e guidare decisioni, ma anche che le questioni transnazionali richiederanno forme di governo mondiale sempre più efficaci. A partire da questa visione la responsabilità sociale delle imprese va interpretata in modo strategico come orientata al bene comune sia a livello locale che planetario. L’economia della speranza, secondo Cravero, si fonda su un principio: la sobrietà e su un metodo scandito circolarmente dai quattro verbi: Immaginare, Inventare, Conoscere, Agire.
È questa la base di discussione e confronto fra i relatori che, a partire dalle loro competenze, si confronteranno su come la finanza etica e sostenibile, possa, attraverso investimenti fiduciari, sostenere la progettualità imprenditoriale che pone al centro della sua visione strategica il bene comune e su quali siano, e possano essere in futuro, gli impatti dell’economia della speranza individuando le metodologie di valutazione adeguate.
Dal suo punto di vista di accademico che studia l'economia con un approccio etico e filosofico, come si coniuga la Speranza rispetto ai processi di sviluppo?
La speranza non è soltanto una semplice disposizione verso il futuro, ma una modalità attraverso la quale costruire una nuova visione dell’economia nella quale il profitto sia un mezzo per la generazione di ben-essere a livello locale e globale e non un fine perseguito per l’arricchimento di pochi.
Pensare a un’economia della speranza significa porre l’accento su progettualità e attività che originano dalla quotidianità, che valorizzano il locale in prospettiva globale. Si tratta di sviluppare imprese profit, non profit, cooperative e, al contempo, modalità innovative di collaborazione tali da integrare la produzione di profitto con l’economia sociale. Ciò richiede, anche, una nuova visione della finanza non speculativa, ma capace di investire nel sostegno a progetti di sviluppo che valorizzino la dimensione etica e sociale dell’impresa, di ogni tipo e in qualsiasi realtà all’interno di una visione sistemica e integrata delle relazioni di mercato.
L’economia della speranza richiede, pertanto, capacità previsionali relative al futuro che si desidera; visione strategica che coniughi identità e innovazione mettendo in relazione le imprese, ossia la produzione di beni e servizi, con le istituzioni a livello locale e globale e costruendo, insieme, organismi di governance e partnership sociale.
La speranza non si configura, perciò, come un’attesa passiva di cambiamento, ma come impegno realistico, qui e ora, a migliorare il nostro mondo, ossia, a ricondurre l’economia alla sua funzione originaria: individuare e generare azioni finalizzate al ben-essere e al miglioramento delle condizioni di vita nostre e delle generazioni future.