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L'ANPI e le ragioni del NO. Le riflessioni della costituzionalista Carmela Capolupo

L'ANPI e le ragioni del NO. Le riflessioni della costituzionalista Carmela Capolupo

"...se questa riforma dovesse superare il vaglio della consultazione popolare, l’ultima preoccupazione dal 23 marzo in poi è per la separazione delle carriere..."

Domenica, 15/03/2026 - Il 22 e 23 marzo si voterà per il referendum costituzionale sulla magistratura. L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani) è fortemente contraria alla riforma, che non affronta atavici problemi come ritardi dei processi, carenza di personale e telematizzazione. Queste, in sintesi, le ragioni che l'ANPI porta all'attenzione dell'elettorato.
La giustizia, invece di diventare più efficiente, diventa meno indipendente, aprendo varchi alle interferenze del governo. La separazione delle carriere tra magistrato inquirente (PM) e magistrato giudicante (Giudice) di fatto esiste già (dal 2022 con la riforma Cartabia) e soltanto lo 0,8% dei PM diventa giudice e viceversa, tra lo 0,2 e lo 0,4% dei Giudici, diventa PM. Chi ha svolto entrambi i ruoli, ne conosce meglio i meccanismi, le necessità e i limiti, e ha una visione unitaria del processo, che rende la sua funzione più equilibrata. Il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autocontrollo della magistratura) garantisce che i giudici rispondano solo alla legge, non ai governi, e con la riforma viene diviso e svuotato dei suoi poteri. I membri laici del CSM saranno sorteggiati in una lista decisa dalla maggioranza parlamentare, il che significa che aumenterà il controllo del governo sulla magistratura, che diverrà più debole e inadeguata; la conseguenza sarà che i cittadini saranno meno protetti nei loro diritti essenziali come casa, lavoro, salute, libertà. Si prevedono due CSM e un’Alta Corte disciplinare, che vuol dire più spesa (e poltronifici), più burocrazia e nessun beneficio. L’Alta Corte disciplinare sarà un tribunale politico per colpire i Giudici: sarà un organo esterno e permeabile alle influenze dei partiti. I magistrati perdono il diritto di avvalersi del controllo della Corte di Cassazione sulla legalità della sentenza, una garanzia che oggi spetta a ogni cittadino. I giudici potranno ricorrere solo all’Alta Corte: senza la tutela del ricorso in Cassazione, chi indaga sui potenti diventa ricattabile dalla politica. Una controriforma, che limita il potere giudiziario e lo sottopone al potere dei partiti della maggioranza. Qualora passasse, questa riforma, vedrebbe anche la modifica di ben 7 articoli (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) della Costituzione, frutto delle lotte partigiane e del sangue versato per liberarci dal nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale…In questo referendum c’è in gioco la democrazia, l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Intorno a questi temi L’ANPI provinciale e la locale sezione, hanno promosso un convegno ad Ariano Irpino, al quale sono intervenuti: Giovanni Capobianco (presidente ANPI Avellino) Fabrizio Ciccone (giudice), Ermanno Simeone (avvocato), Guerino Gazzella (Noi di Centro), Giovambattista Capozzi (M5S), Maura Sarno (M5S), Aleandro Longhi (SI-AVS).
Nelle conclusioni la costituzionalista Carmela Capolupo, docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Napoli Federico II, ha condiviso alcune sue riflessioni. “Il sistema delle garanzie si trova nell’ultima parte della Costituzione poiché è quello che la blinda – ha precisato – la rende impermeabile alle possibili degenerazioni del potere. È un sistema che si fonda sul principio che non esistono poteri illimitati. È un’idea che ci sembra scontata ed è un bene, perché significa che la limitazione dei poteri fa parte del nostro Dna, il che è un indicatore attendibile dello stato di buona salute del nostro sistema democratico.Voterò No, lo sostengo in giro per il Sud e non prefiguro scenari apocalittici. Ricordo però, che qualche anno fa captai dalla tv un’affermazione della giudice Apostolico di Catania che, sull’individuazione dei porti sicuri, affermava il principio del primato del Diritto dell’Unione Europea sul Diritto interno e fui colpita dalla dichiarazione di qualcuno del governo, che disse che i magistrati non potevano sovrapporsi alle decisioni del governo perché era un organo sorretto dalla legittimazione popolare. Un brivido percorse la mia schiena e un tarlo mi si insinuò nella mente: mi ricordai di ciò che mi diceva Elisa Springer sopravvissuta ad Auschwitz, ovvero di non dare mai per scontate le libertà. Le libertà non sono mai acquisite una volta per tutte, ma bisogna sorvegliarle con un occhio aperto e uno chiuso. L’esito di questa riforma è imponderabile, poiché la sua attuazione è demandata al legislatore ordinario senza alcuna indicazione che possa orientarne le scelte, cosa che ci consentirebbe di ipotizzare gli scenari configurabili. La Costituzione fissa i principi e poi demanda al legislatore la successiva attuazione, ma non può farlo in assenza totale di regole o di indicazioni, deve sempre contenere un indirizzo al legislatore. Nella Costituzione c’è un progetto politico, le linee di sviluppo di una società sulle quali il legislatore si deve orientare per dare attuazione agli istituti costituzionali. Se una disposizione costituzionale, come è questa della riforma, consente al legislatore di fare tutto e il suo contrario, siamo di fronte a una regola costituzionale che non sta facendo bene il suo mestiere. E rispetto ai numerosi rinvii in Costituzione, va precisato che un conto era la vaghezza delle norme costituzionali nel 1948 tutte da costruire, altro è la vaghezza delle norme costituzionali quando c’è molto da demolire e poi da ricostruire. Inoltre, un conto è il ceto politico che deve attuare questa riforma, un altro era quello del 1948! Fare del referendum uno strumento del tutto distorto rispetto alla sua originaria funzione, è la conseguenza dello scontro politico: chi propone la riforma persegue lo scopo dell’approvazione plebiscitaria su tutta la linea politica del governo. È la prima volta che una legge di revisione costituzionale arriva nelle aule parlamentari così com’è stata formulata dal governo: non sono state prese in considerazione neanche le proposte emendative dei consiglieri del CSM eletti in quota ai partiti di maggioranza, come ad es., Felice Giuffré. Si è giustificato con la necessità di doverla approvare in tempi brevi, per poter poi approvare anche il premierato. Quanta intolleranza per i tempi della democrazia grondano queste parole! Siamo in una stagione fortemente contrassegnata da una tensione dei rapporti tra i poteri: del resto, da una democrazia avanzata come quella americana, ci viene un monito, considerando che l’unico limite che si è dato il presidente americano è la sua morale. Da costituzionalista, collocandola in un’ottica di sistema, mi chiedo se la riforma così com’è, sia congruente e realizzi gli obiettivi che si propone e come si possa pensare, se non con ilarità, che i magistrati che fino a ieri interagivano tra loro, improvvisamente non lo facciano più. La stessa creazione di due CSM potrebbe creare un’eterogenesi dei fini, per non parlare del sorteggio, un’offesa per i magistrati. I membri laici scelti dal Parlamento con quale maggioranza saranno scelti? Questa riforma supera forse il problema delle correnti? E perché dovrebbe? Il sorteggiato non vivrà certo in una bolla arelazionale, ma farà accordi, convergenze. L’Alta Corte disciplinare inoltre a che serve? Mi preoccupa molto questo intento riformatore. Negli anni Ottanta un gruppo di giuristi socialisti mise a punto un progetto di riforma tra cui l’obbligatorietà dell’azione penale e la responsabilità civile dei giudici, che però non creò preoccupazioni all’assetto democratico, in cui facevano da contrappeso presidi come i grandi partiti e le grandi organizzazioni dei lavoratori. Oggi la democrazia è molto indebolita: da oltre un decennio il baricentro della decisione politica si è progressivamente dislocato dalle aule parlamentari al governo, sia a seguito di alcune leggi elettorali, che della scellerata riforma che ha ridotto i parlamentari, a scapito del meridione. Lo stato della nostra democrazia è indebolito: se questa riforma dovesse superare il vaglio della consultazione popolare, l’ultima preoccupazione dal 23 marzo in poi è per la separazione delle carriere. È in corso la discussione di una nuova della legge elettorale e inoltre, se passasse il premierato, ci troveremmo in una situazione senza precedenti, in cui a bilanciare il potere dell’esecutivo non ci sarebbe alcun contrappeso. È opportuno spiegare alle persone che il 22 e il 23 marzo andremo a votare per scegliere tra questa Costituzione e un’altra Costituzione, tra una certa idea della democrazia e un’altra. Oltre un secolo fa un senatore americano, John Porter Stockton,disse che le Costituzioni sono come Ulisse, che si fece legare al palo della nave per non cedere alle sirene: le Costituzioni sono come catene alle quali gli uomini si dovrebbero legare nei momenti di lucidità, per non morire di mano suicida nei giorni della follia. La posta in gioco è molto alta, ricordiamocene al momento di votare e difendiamo la Costituzione, la nostra Carta dei diritti fondamentali, votiamo No”.

Floriana Mastandrea


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