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Lavoro, discriminazioni, welfare. Anna Maria Gandolfi: scenari possibili

Lavoro, discriminazioni, welfare. Anna Maria Gandolfi: scenari possibili

Con il lavoro delle donne e dando valore alla differenza c'è la crescita. Per tutti e tutte. Il punto di vista di Anna Maria Gandolfi, dopo l'esperienza come Consigliera provinciale di parità a Brescia

Venerdi, 01/11/2019 - Nella veste di Consigliera di parità nella provincia di Brescia per due mandati, Anna Maria Gandolfi dal 2010 si è occupata di discriminazioni di genere nel mondo del lavoro, avendo alle spalle solide esperienze professionali. A luglio ha concluso questo percorso e oggi possiamo raccogliere le sue considerazioni.

Per quasi 10 anni ha incontrato il mondo del lavoro, ascoltato i problemi e cercato le possibili soluzioni. Il tutto è avvenuto nel mezzo di una grave crisi economica che ha lasciato segni pesanti. In che modo la crisi, insieme ai profondi cambiamenti di questi anni, hanno modificato il mondo del lavoro?
Quando ho ricevuto dal Ministero del Lavoro l’incarico di Consigliera di parità, devo ammettere che la fogura era poco conosciuta non solo a livello territoriale ma anche a livello nazionale, pur esistendo già da oltre 10 anni. Il mio impegno quindi è stato di far conoscere questa figura ed il suo ruolo principale, cioè quello del contrasto alle discriminazioni di genere. Ho curato il rapporto con tutte le istituzioni del territorio, le parti sociali, le associazioni di categoria, gli enti pubblici e privati, ma soprattutto facendo conoscere il ruolo alle lavoratrici ed anche ai lavoratori, perché le discriminazioni sono subite non solo dalle donne che rappresentano comunque il 97% dei casi ma anche dai lavoratori maschi. All’inizio del mio mandato c’erano circa 10/15 casi all’anno in carico all’ufficio, sono passati poi a 70, a 100 fino ad arrivare a circa 230 casi all’anno; questi risultati  sono dovuti sicuramente al lavoro di comunicazione circa l’esistenza e il ruolo dell’ufficio della Consigliera di parità, ma sicuramente l'aumento ha evidenziato una presenza di comportamenti discriminatori. Io credo comunque che i casi presi in carico siano solo una parte di un fenomeno più ampio, accentuato dalla crisi economica che ha toccato anche il nostro Paese. Le aziende si sono ritrovate un calo di lavoro molto rilevante, soprattutto le micro imprese, e la conseguente necessità di avere meno personale. Ho incontrato casi di discriminazione eclatanti e a farne le spese sono state in particolare le donne, perché un conto è il calo di lavoro e la necessità di licenziare, un conto è la discriminazione, il demansionamento, il mobbing e le molestie sul luogo di lavoro.

Quale è stato l'impatto specifico per le donne?
Per le donne è stato devastante, sono state le prime a farne le spese perché lo stereotipo che tanto la donna ha da fare a casa per la famiglia, è sicuramente stato la causa di queste operazioni. Le molestie sui luoghi di lavoro, il demansionamento e soprattutto la maternità hanno portato molte donne a dare le dimissioni, a rinunciare a presentare denuncia per paura di aggravare la loro posizione, ad accettare il demansionamento pur di lavorare. La maternità comunque resta ancora nel nostro Paese motivo principale di dimissioni e questo la dice lunga sulla mentalità dell’imprenditore/imprenditrice ma anche sulla regolamentazione legislativa.

Ha potuto osservare differenze a livello territoriale, sia nell'impatto delle trasformazioni sia nella capacità di reagire? Che ruolo hanno svolto le donne in questa vera e propria tempesta?
Alcune donne si sono rassegnate e quindi son ritornate ad accudire figli e persone anziane, altre invece, grazie anche ai percorsi attivati dal mio ufficio come Consigliera in collaborazione con alcuni Centri per l’impiego, la Camera di Commercio di Brescia, i sindacati e le associazioni di categoria, si sono reinventate per ricollocarsi sul mercato del lavoro, o attivando start up o accettando altri tipi di impieghi.

Cosa vede nel futuro di questo Paese, e in particolare per le donne?

Le donne hanno rafforzato la propria identità, hanno aumentato la consapevolezza del loro potenziale e credo che abbiano anche una grande voglia di essere parte attiva nella società. Se da un lato ci sono uomini che hanno compreso il valore delle donne e le sostengono nel loro percorso, dall’altro ci sono ancora uomini che non la pensano cosi, ecco perché si deve fare squadra e la squadra vincente è la squadra mista affinchè ognuno porti il proprio punto di vista, le proprie competenze che per fortuna sono diverse. Solo nelle differenze c’è crescita.

Come nasce l'idea del premio Standout Woman Award International e che scopo ha?
L’idea nasce da un uomo, un americano Beau Toskich che io e Loretta Tabarini conoscevamo da tempo per alcuni workshop che abbiamo frequentato con lui relatore. Lui è un vero estimatore delle donne, la sua teoria è quella del valorizzare i talenti femminili perché la società ne ha bisogno, considera uno spreco non utilizzare le capacità e le competenze delle donne. E allora parlando con lui con Loretta Tabarini, che è presidente dell’Associazione non a scopo di lucro PromAzioni360 di Darfo Boario Terme-Brescia, si è pensato di lanciarlo in EXPO presso il padiglione del Parlamento europeo alla presenza di numerose associazioni femminili e delle consigliere di parità tra cui la Consigliera Nazionale Franca Cipriani, poiché allora ero Consigliera di parità. Come Consigliera ho sostenuto il progetto Standout Woman Award da subito, come del resto ho sostenuto numerose iniziative che mettevano al centro le donne nel mercato del lavoro, contro la violenza di genere, le donne di talento. Lo scopo principale è quello di intercettare donne che nella loro quotidianità fanno le loro attività, sviluppano le loro capacità, le loro competenze senza chiedere mai nulla in cambio, donne umili che non vanno cercando visibilità perché sono impegnate nei loro progetti con passione e dedizione, donne che si impegnano nel sociale e talvolta per la loro professione rischiano la vita; penso alle giornaliste, alle donne in divisa, alle donne di sport, alle migranti, alle donne d’arte e di spettacolo, donne segnate da tragedie ma che hanno saputo rialzarsi, donne che “non hanno voce” e che gli organizzatori auspicano diventino delle role models per le giovani generazioni, donne che non mollano mai e che ogni giorno trovano la forza di affrontare i problemi della vita. Le storie delle prime premiate sono raccolte in un libro 'Standout Woman Award' (Amazon).



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