'D(i)ritto al cuore. Di musica, diritti e partecipazione': appuntamento a maggio all'Auditorium Parco della Musica di Roma
Mercoledi, 11/03/2026 - Cosa unisce artisti affermati e persone con disabilità?
Forse il linguaggio comune dell’arte. O forse qualcosa di ancora più profondo: la necessità di esprimere ciò che non sempre trova spazio nelle parole.
La musica e l’arte visiva diventano territori condivisi, spazi dove la fragilità non è un limite ma una qualità. Gli artisti coinvolti hanno scelto di mettersi in gioco in un contesto diverso, dove l'abilità, la competenza lascia spazio all’ascolto e la tecnica si intreccia con l’autenticità.
Nei laboratori non ci sono gerarchie, queste si dissolvono. Il maestro è guida, tutor ma anche compagno di viaggio. L’illustratore non impone un tratto, ma accompagna un gesto, propone una visione. Il musicista non dirige soltanto: respira con il gruppo. La condivisione dell’emotività.
Questo accade e altro ancora nel laboratorio d'arte di Via Toscani a Roma nelle attività di gruppo S.A.I.S.H. con Lorenzo Terranera, illustratore e scenografo, e nelle sale del teatro di Villa Pamphili con la Scuola di Musica di Donna Olimpia diretta da Checco Galtieri.
E' nata così 'L'orchestra ravvicinata del terzo tipo'. Un'orchestra affollatissima, ogni volta almeno un centinaio di persone sul palco dell'Auditorium Parco della musica preferibilmente a maggio. Il coro, i musicisti professionisti e non, gli operatori della cooperativa Agorà coordinati da Cettina Amato, gli studenti del Liceo Scientifico Kennedy di Roma sullo sfondo delle scenografie costruite dai ragazzi.
E ogni volta si ripete la magia di uno spettacolo che è molto più di un concerto.
È il risultato di un percorso condiviso, intenso e motivante, nato dall’incontro tra musicisti, illustratore, studenti, un coro di adulti e un gruppo di persone con disabilità.
Un’orchestra che suona e canta insieme, emozioni che si riconoscono.
Un linguaggio comune oltre le parole.
Il percorso è sempre impegnativo, a tratti faticoso. Coordinare un’orchestra inclusiva, integrare il lavoro degli studenti di una scuola, armonizzare un coro rispettando i tempi e le sensibilità di ciascuno: tutto richiede dedizione, pazienza e una profonda disponibilità umana. Lo sanno bene i protagonisti, gli operatori e i maestri.
Eppure, proprio in questa complessità si rivela la forza del progetto che si ripete ogni anno.
Ciascuno ha trovato uno spazio autentico di espressione attraverso differenti motivazioni e gradi di soddisfazione: la sfida professionale, la scelta emotiva, il protagonismo riconosciuto, l'impegno condiviso nella consapevolezza di aver costruito qualcosa che non esisteva prima.
Sono la madre di Rosanna che partecipa e si esibisce nell'orchestra, e ogni volta quando l'orchestra attacca le sue prime note sono sempre più consapevole che la collaborazione tra professionalità affermate e fragilità riconosciute può generare eccellenza e bellezza e perché no? Anche felicità.
Le affinità emotive non sono un concetto astratto. Sono la prova che l’arte, quando si fa incontro, diventa uno spazio di pari dignità.
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