Il ritratto spietato della maternità che a tratti lambisce un disperato bisogno di cedere alla follia
Giovedi, 21/07/2022
L’unica figura che sembra indurre nel lettore il sospetto che la perdita di Elia non sia altro che un’illusione, e tutta la ricerca non sia che un modo per nascondere qualcosa di terrificante che può essere accaduto, è Viola. La sua storia è chiara, evidente, quasi palpabile, il suo dolore è qualcosa di trasparente. Di subdolo e di rapace. Ci si aspetterebbe di trovarsi in un romanzo come quello di Elvira Seminara de L’indecenza, o di Antonella Lattanzi di Quel che incombe. Invece no: il lettore rimane in quella inquietudine disperazione che sorge tra un palazzo e l’altro. Mentre i protagonisti chiedono, cercano, si fanno truffare, alla fine sembrano quasi cedere all’evidenza.
Lascia un Commento