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'Le ribelli', il libro di Esther Basile. Recensione di Manuela Sanna

'Le ribelli', il libro di Esther Basile. Recensione di Manuela Sanna

Voci femminili raccolte sotto forma di intervista in 'un libro evocatore e magico'

Lunedi, 28/09/2026

Dobbiamo gratitudine a Esther Basile e alla sua amica e sodale fedele, che da sempre cura dei suoi lavori la parte fotografica e videografica, Maria Rosaria Robulotta, per questo poliedrico e variegato volume, dove si fanno scendere in campo voci che di nuovo tornano a parlare, macchie che si espandono con più nitidezza, facendo venire alla luce un libro evocatore e magico.
Le voci sono raccolte sotto forma di interviste – e in questo caso occorre dire con semplicità che la forma dell’intervista è la formula che meglio si addice a una scrittrice come la Basile, forse per quella sua singolare maniera di avvicinare l’altro con discrezione e insieme con una curiosità autentica, mai invadente quanto piuttosto empatica e curiosa in senso positivo – o anche sotto forma di medaglioni illustrativi e ricchi di contenuto.
Un’attenzione al femminile, alla rivendicazione di una ricomparsa di una forma scritturale sottovalutata o dimenticata di intellettuali di formazioni diverse e di collocazioni a volte distanti. Una girandola di parole e di immagini di grande suggestione.
Sono giornaliste, politiche, scrittrici, tutte sul crinale dell’incontro fecondo tra letteratura e filosofia, e insieme di una dimensione politica che trova una radicata collocazione nella polis originaria e onnicomprensiva, che Basile legge con intelligenza e lucida passione, e nel riscoprire queste voci vissute porta alla luce quella che chiama una “convivenza umana pacifica”. Nell’intero volume si respira e si persegue un atteggiamento etico di grande serietà.
Con Giuliana Sgrena, ospitata da Esther Basile presso l’Istituto Italiano per gli studi filosofici di Napoli per la presentazione del suo ultimo libro "Me la sono andata a cercare", l’affondo biografico diventa intimità calorosa, dove il tema sofferto della guerra si intreccia con le difficoltà di un femminile che entra in zone di guerra e di un femminile condannato a vivere in terre talebane. Femminili che si incontrano, storie di donne che si abbracciano, come nel caso del rapporto di Giuliana Sgrena con Ilaria Alpi. E così nell’intervista ad Anna Foa, che chiude il volume, centrata sui concetti di libertà, tolleranza e cittadinanza, che nelle risposte trova chiarificazione ed apertura sul tema del rapporto tra memoria storica e memoria sofferta della vita individuale.
Ricordare Giglia Tedesco Tatò e il suo “pensiero forte”, come lo chiama Basile, diventa ancora riflessione sull’etica e sui valori dell’individualità e della differenza, alla luce di un’amicizia concreta. Perchè ci sono vite esemplari come quella di Giglia Tedesco che “dalle crisi epocali sviluppano una coscienza temporale della modernità e che provocano una sorta di armonia lacerata dell’esistenza come sfida pratica e come inderogabilità di un pensiero sempre aperto”.
L’esperienza drammatica di Etty Hillesum condensata nei suoi Diari e nelle sue Lettere, testimonianze crude e dense e non così tanto conosciute di un’esperienza spirituale e materiale esemplare che viene ben descritta dalle sapienti parole di Esther Basile: “Il Diario di Etty è la prova di una storia culturale e di sintonia che fa maturare il pensiero.
È una crescente spiritualizzazione che a noi fa pensare al Simposio platonico ma la differenza è la trasversalità dell’amore, un amore che ricorda i mistici”.
Tutti temi corroborati dalla lettura delle pagine di Agnes Heller, che affronta un altro tipo di pericolo, quello dell’uso delle parole e del processo di democratizzazione, che conserva l’obiettivo della ricerca di una vita buona, di una vita che valga la pensa di essere vissuta, temi sui quali la Basile si sofferma con uno suo proprio assai originale stile.
Ancora legami tra donne, legami forti e indissolubili, che vengono descritti nelle toccanti pagine dedicate al ricordo del rapporto tra Margherita Pieracci Harwell e Cristina Campo, i cui scritti sono stati “consumati” dalla Pieracci e che nasce, come annota Esther Basile, “sotto il segno della Weil”, icona intellettuale di molte stagioni.
Passando a Dacia Maraini, legata alla Basile da profonda e lunga amicizia, che la spinge a ad affermare che “il linguaggio che ne deriva tenda al logos originario che racchiude in sé la ricchezza dell’unità di materia e spirito, realtà carnale e vivente, pensiero e terra, pensiero e poesia”, mettendo in evidenza una sua radicata convinzione, vale a dire il legame inscindibile tra immaginazione creatrice e potenza femminile creativa. Convinzione che appare centrale sia nell’analisi della sua produzione letteraria che di quella teatrale, e che pervade anche la messa in campo dell’opera poetica di Margherita Guidacci.
Un volume da leggere, da sfogliare, da rivisitare per entrare in rapporto con voci intense, che alla fine diventano famigliari, e nelle quali ci si può riconoscere.
Manuela Sanna

Esther Basile
Le ribelli
Donne dal pensiero forte tra filosofia, letteratura e impegno civile
ed Homo Scrivens, 2026

 

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