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Marthe Gautier, il nome che torna alla luce: dalla scoperta della trisomia 21 alla Torre Eiffel

Marthe Gautier, il nome che torna alla luce: dalla scoperta della trisomia 21 alla Torre Eiffel

La ricercatrice francese, protagonista della scoperta del cromosoma soprannumerario della trisomia 21, sarà tra le 72 scienziate i cui nomi verranno incisi sulla Torre Eiffel. Un riconoscimento che arriva dopo decenni di controversie sul credito attribui

Sabato, 05/09/2026

Per quasi un secolo, sulla Torre Eiffel hanno brillato 72 nomi. Tutti uomini.
Scelti da Gustave Eiffel in occasione dell'Esposizione universale del 1889, i nomi degli scienziati incisi in lettere dorate intorno al primo piano del monumento hanno trasformato la torre in una sorta di pantheon della scienza francese. A partire dal 2027, però, quel racconto cambierà.
Un secondo elenco di 72 donne della scienza sarà infatti associato al monumento. La lista è stata presentata ufficialmente nel gennaio 2026 alla sindaca di Parigi Anne Hidalgo, al termine del lavoro di una commissione di esperti sostenuta dalla Città di Parigi, dalla Société d'Exploitation de la Tour Eiffel e dall'associazione Femmes & Sciences. L'obiettivo è completare l'intervento entro il 2027.
Tra quei nomi c'è quello di Marthe Gautier.
E non è una scelta casuale. La sua storia rappresenta forse meglio di molte altre il significato dell'iniziativa: una scienziata che contribuì a una scoperta fondamentale della medicina moderna e che per decenni dovette combattere per vedere riconosciuto il proprio ruolo.

Quarantasette cromosomi
Nel maggio del 1958, all'Ospedale Trousseau di Parigi, Marthe Gautier lavorava alla coltura di cellule umane. Medico e ricercatrice, aveva acquisito negli Stati Uniti una competenza allora poco diffusa in Francia: la capacità di coltivare cellule al di fuori dell'organismo e di prepararle per lo studio cromosomico.
Il suo lavoro si inseriva nelle ricerche del professor Raymond Turpin sulla sindrome di Down. L'ipotesi era che la condizione potesse avere una base cromosomica, ma mancava ancora una prova concreta.
Gautier riuscì a ottenerla.
Esaminando le cellule di un bambino con sindrome di Down, individuò un'anomalia nel numero dei cromosomi: non 46, come normalmente accade nelle cellule umane, ma 47. Il cromosoma soprannumerario apparteneva alla coppia 21. Era la scoperta di quella che oggi viene definita trisomia 21.
Il laboratorio di Gautier, tuttavia, non disponeva di apparecchiature sufficientemente avanzate per realizzare immagini nitide dei cromosomi. Per questo i preparati furono messi a disposizione di Jérôme Lejeune, che disponeva di strumenti migliori per l'analisi e la fotografia.
Da quel momento, la storia della scoperta sarebbe diventata anche una storia di attribuzione del merito.

Una scoperta e una disputa
La pubblicazione scientifica arrivò nel 1959. Lejeune figurava come primo autore, mentre Turpin era indicato per ultimo e il nome di Gautier compariva, peraltro, con un errore di ortografia: "Gauthier". Il CNRS ricostruisce oggi la vicenda sottolineando che entrambi i ricercatori ebbero un ruolo nella scoperta: Gautier attraverso la preparazione cromosomica, Lejeune attraverso l'imaging.
Lejeune avrebbe poi costruito una carriera internazionale legata alla scoperta del cromosoma soprannumerario della trisomia 21, mentre Gautier continuò a rivendicare il proprio ruolo nella ricerca.
Alla fine, abbandonò la ricerca sulla trisomia 21 e tornò alla cardiologia pediatrica.
La sua vicenda sarebbe rimasta per decenni ai margini della narrazione più conosciuta sulla scoperta.
Nel 2014, quando Gautier avrebbe dovuto raccontare pubblicamente il proprio contributo durante un congresso di genetica a Bordeaux e ricevere un riconoscimento, ma la sua relazione fu cancellata all'ultimo momento. Secondo la ricostruzione riportata nelle fonti sulla vicenda, la Fondazione Jérôme Lejeune aveva ottenuto un'autorizzazione giudiziaria relativa alla registrazione dell'intervento; gli organizzatori, preoccupati dalle possibili conseguenze legali, decisero di annullare la presentazione. Gautier ricevette comunque il premio privatamente.
Pochi mesi dopo, il comitato etico dell'Inserm intervenne sulla questione, sottolineando il ruolo decisivo di Gautier e Turpin e ricordando l'importanza delle corrette regole di attribuzione della paternità scientifica.
La controversia, dunque, non è soltanto una disputa personale. È diventata un caso emblematico del modo in cui la storia della scienza viene costruita, raccontata e tramandata.
L'Effetto Matilda
È qui che entra in gioco l'Effetto Matilda.
L'espressione fu coniata nel 1993 dalla storica della scienza americana Margaret W. Rossiter, nel saggio The Matthew/Matilda Effect in Science. Rossiter descriveva un fenomeno ricorrente: il lavoro delle donne scienziate viene ignorato, minimizzato o attribuito ai colleghi uomini.
Il nome è un omaggio a Matilda Joslyn Gage, attivista e femminista statunitense dell'Ottocento che aveva già denunciato il mancato riconoscimento delle invenzioni e delle capacità intellettuali delle donne.
Rossiter costruì il concetto in contrapposizione al più noto Effetto Matteo, elaborato dal sociologo Robert K. Merton nel 1968: nella comunità scientifica, secondo Merton, chi possiede già fama e prestigio tende a ricevere una quota sproporzionata di riconoscimento per i risultati ottenuti anche insieme a ricercatori meno noti.
Nel caso dell'Effetto Matilda, però, entra in gioco un'altra dinamica: la marginalizzazione legata al genere.
La vicenda di Marthe Gautier viene oggi frequentemente citata proprio in questo contesto.

Dalla cancellazione alla memoria
Il progetto Hypatia nasce con un obiettivo che va oltre la semplice aggiunta di 72 nomi a un monumento.
L'idea iniziale era quella di rendere visibili le donne della scienza nello stesso luogo simbolico occupato dagli uomini dal 1889. La commissione istituita dalla Città di Parigi ha poi portato il progetto a 72 nomi, esattamente quanti sono quelli già presenti sulla torre. La scelta non è soltanto numerica: le nuove iscrizioni saranno collocate sullo stesso livello del fregio esistente, trasformando la simmetria in un messaggio di uguaglianza.
L'elenco comprende figure come Marie Curie e Rosalind Franklin, insieme a scienziate meno conosciute al grande pubblico ma fondamentali in discipline che spaziano dalla fisica alla chimica, dalla matematica alla biologia, dall'ingegneria all'informatica. La selezione comprende donne francesi o strettamente legate alla scienza francese.
E tra loro c'è Marthe Gautier.
Il suo nome sulla Torre Eiffel avrà quindi un significato che va oltre la celebrazione postuma di una singola ricercatrice.
Sarà il riconoscimento pubblico di una storia rimasta per troppo tempo ai margini: quella di una donna che, in un laboratorio con risorse limitate, contribuì a identificare un'anomalia cromosomica destinata a cambiare la genetica e la medicina.

Un nome inciso nella storia
Marthe Gautier è morta nel 2022, a 96 anni.
Non potrà vedere il proprio nome sulla Torre Eiffel.
Ma dal 2027, quando le nuove iscrizioni saranno completate, chi guarderà il fregio dedicato alla scienza troverà, accanto ai nomi degli uomini scelti da Gustave Eiffel, anche quello di una ricercatrice che per gran parte della propria vita ha dovuto chiedere che la propria storia fosse raccontata.
La Torre Eiffel continuerà così a celebrare il progresso scientifico. Ma il suo racconto sarà diventato più completo.
Perché la storia della scienza non è fatta soltanto delle scoperte che ricordiamo. È fatta anche delle persone che le hanno rese possibili e che, per molto tempo, non abbiamo saputo o voluto vedere.
Il nome di Marthe Gautier, questa volta, sarà difficile da cancellare.

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